"Lo stato di natura, pervaso da un'inarrivabile purezza mentale, lo stato evolutivo del selvaggio che asseconda le sole leggi di natura rappresenta la migliore condizione di vita possibile".
Jean-Jacques Rosseau
A favorire lo sviluppo del Primitivismo contribuirono alcuni fattori.
Primo elemento fu l'espansione coloniale europea che rese possibile l'importazione nel vecchio continente di manufatti provenienti dai nuovi domini territoriali in Africa, Asia e America, raffiguranti in particolare la figura umana e maschere dai tratti antropomorfi, inizialmente definiti come "arte negra" per indicare la provenienza dal continente africano e poi sostituito con "arte primitiva".
Successivamente per accogliere questi oggetti furono allestiti dei musei etnografici, il primo fu quello del Trocadero inaugurato nel 1890 a Parigi (seguirono Parigi, Londra, Amburgo, Dresda e Stoccolma).
Importanti esposizioni pubbliche furono organizzate per ospitare questi oggetti e mostrarli al pubblico (Bruxelles 1897 e Parigi 1907).
Prende forma già a partire dall'Illuminismo il mito del "buon selvaggio" che si basa sulla convinzione che le popolazioni considerate "primitive" vivano secondo forme di vita più semplici e primigenie, lontano dalle costrizioni e dai costrutti della società occidentale e quindi più vicine alla natura umana, alla sua essenza. Il buon selvaggio vivrebbe secondo il proprio istinto in armonia con la realtà.
Il Primitivismo come corrente culturale si sviluppa tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e proclama la necessità di liberare l'uomo dalla civiltà, colpevole di limitare la libertà individuale e uno ristabilimento dello stato di natura, individuato invece nelle culture dei paesi colonizzati. Spesso l'esaltazione delle culture "primitive" si lega a una critica nei confronti della società moderna, il cui progresso non ha condotto al benessere auspicato fin dalla nascita dell'Illuminismo.
Le culture dei paesi colonizzati vengono così etichettate come "primitive" senza un loro studio in un'ottica di storicismo.
Gli artisti di fine Ottocento e inizio Novecento alla ricerca di nuove modalità espressive rivolgono il loro sguardo all'arte dei popoli "primitivi", nei quali individuano una forza primordiale. Non indagano i manufatti con uno sguardo di tipo antropologico volto a comprenderne la reale natura,, ma si tratta sempre di uno valutazione "occidentale" che riconosce nelle maschere e nelle sculture oggetti incontaminati e non influenzati né dal tecnicismo né dalle costrizioni e dall'eredità della cultura artistica europea.
Il rifugio nell'arte africana, soddisfa quel desiderio degli artisti di trovare altri linguaggi per esprimersi svincolati dalla tradizione.
Nell'arte si ricercano forme semplificate e dotate di sintesi ed immediatezza. Quello che si ammira nell'arte "primitiva" è l'immediatezza del linguaggio, capace di comunicare in modo diretto, quasi ancestrale con l'osservatore nonostante i suoi tratti di antinaturalismo, semplificazione e geometrizzazione e deformazione delle forme. A questo si affianca l'uso di materiali e tecniche semplici che gli artisti riscopriranno.
Gli artisti individuano in queste opere il prodotto di un atto istintivo senza considerare queste come il prodotto di un pensiero e di una possibile evoluzione stilistica.
Paul Gauguin fu il primo a lasciarsi affascinare dall'arte oceanica. Quando si trasferisce a Tahiti l'artista ricerca e rappresenta nelle sue opere quella vita primordiale che gli sembra contraddistinguere gli abitanti della colonia francese. Il suo sguardo non è di tipo antropologico, ma è una proiezione del pensiero occidentale sulla cultura locale.
Alla morte di Gauguin nel 1903 si terranno delle retrospettive della sua produzione artistica a Parigi che influenzeranno profondamene gli artisti francesi.
Saranno numerosi gli artisti che attingeranno all'arte primitiva come fonte di ispirazione e strumento per la rielaborazione del nuovo linguaggio, Picasso, Matisse, Dubuffet, i Fauves, Nolde e Kirchner.
I Fauves in particolare guardano all'arte "negra" per la sua espressività cromatica contraddistinta da forti contrasti di toni accesi che genera un forte impatto emotivo.
Espressionisti come Nolde e Kirchner privilegeranno altri aspetti come la semplificazione dei piani e l'antinaturalismo delle proporzioni.