Grazie alle conquiste di Filippo II di Macedonia e del figlio Alessandro Magno, le poleis greche erano entrate a far parte di un vasto e potente impero che perdurò fino alla morte di quest'ultimo nel 323 a.C. Il territorio venne in seguito suddiviso in piccoli regni governati da diadochi.
L'esportazione della cultura e della lingua greca nei territori conquistati da parte di Alessandro prende il nome di Ellenismo.
Il nuovo linguaggio artistico e il gusto che si diffondono in questi territori, è il frutto della fusione tra le diverse culture: quella del vincitore e quella del vinto e prende il nome di koiné ellenistica.
Al tempo di massimo splendore delle poleis greche, l'arte aveva una funzione prevalentemente pubblica, il suo scopo era quello di celebrare la polis e i suoi cittadini, e di comunicare valori comuni.
In epoca ellenistica questo fine è sostituito dalla celebrazione del singolo, poiché le committenze sono per lo più di tipo privato, re o persone benestanti che ne richiedono la creazione per desiderio personale.
Per questa ragione sebbene l'arte classica sarà presa a modello, verrà svuotata di quei valori civili che la contraddistinguevano, per divenire una fonte di ispirazione da cui attingere soprattutto per l'aspetto monumentale e teatrale che ben si sposa con il desiderio celebrativo delle corti ellenistiche.
In un territorio vasto come quello dell'età ellenistica, gli artisti viaggiano spesso per lavorare a opere in diverse province dell'impero, tale fenomeno prende il nome di cosmopolitismo. Non mancheranno gli effetti sulla produzione artistica e sulla formazione di respiro internazionale degli artisti greci.
Gli artisti non più legati all'esaltazione dei valori universali e quindi liberi da schemi e convenzioni, si dedicheranno alla realizzazione di opere dal carattere profondamente individualistico, rivolgendosi all'indagine della natura anche negli aspetti che l'arte classica aveva trascurato perché non corrispondenti al bello ideale. Si amplia enormemente la varietà di attitudini e atteggiamenti anche intimi e quotidiani, in cui è rappresentata la figura umana.
I CARATTERI IN COMUNE
Gli artisti ellenistici sapranno rielaborare sia le esperienze degli scultori dell'età dell'Oro, sia le premesse poste dagli artisti del classico tardo, Lisippo, Prassitele e Skopas, arrivando a dare forma a un nuovo modello estetico.
La scultura di quest'epoca persegue il canone della verità, attraverso la fedeltà fisionomica del viso e del corpo, abbandonando atteggiamenti e forme della statuaria precedente, per ricercare naturalismo della figura e resa del pathos.
Gli artisti tentano di rappresentare non solo il corpo, ma anche l'anima, bloccando nel marmo passioni e sentimenti delle figure rappresentate.
Prosegue anche la conquista dello spazio da parte degli scultori greci e la riproduzione del movimento (che rompe con il rispetto di chiasmo e ponderatio e con il singolo punto di vista delle opere classiche).
La volontà è quella di suscitare la meraviglia dell'osservatore arrivando a coinvolgerlo e a illuderne i sensi.
LE DIVERSE TENDENZE
Nei nuovi regni sono le élite dell'oligarchia cittadina a commissionare opere a carattere pubblico e privato e a dettare lo sviluppo del gusto, caratterizzato da eclettismo, grazia e raffinatezza.
Prenderanno vita scuole di pensiero e tendenze artistiche differenti che, pur partendo dai modelli dell'arte classica, svilupperanno in modo autonomo. Due dei principali centri di sviluppo saranno Pergamo e Rodi, nella prima si privilegia il gusto scenografico e teatrale, dando vita a creazioni di grande enfasi, a Rodi invece prevale la ricerca del virtuosismo patetico, per l'espressione dei sentimenti e la minuta attenzione ai dettagli.
fine del II sec. a.C., marmo pario, h.202 cm. Parigi, Louvre
Esposta al Louvre dal 1821 quando fu donata a Luigi XVIII.
Seppur priva degli arti superiori ben trasmette quel senso di movimento che le è conferito sia dalla postura sinuosa, che guarda alle opere di Prassitele, sia movimento di torsione che contraddistingue l'opera. Busto e testa sono ruotati nella medesima direzione, mentre la parte inferiore del corpo, anticipata dal movimento del ginocchio, sottolineato dalle pieghe della veste, volge nella direzione opposta. L'effetto di grazia è dovuto al ritmico contrapposto che ne consegue.