Il genere del ritratto subisce la profonda influenza della tradizione nell'arte romana. La sua origine risale infatti all'uso delle maschere mortuarie che si modellavano direttamente sul volto dei defunti. Grazie a calchi realizzati con la cera era infatti possibile ritrarre con grande fedeltà i tratti fisionomici del defunto. Tali maschere, in uso presso le famiglie patrizie, venivano conservate nelle abitazioni allo scopo di celebrare il culto degli antenati tramandando la memoria degli stessi.
Proprio la funzione di trasmissione della memoria della stirpe famigliare determina le caratteristiche di questi ritratti. La necessita di creare dei volti quanto più simili al soggetto ritratto rispecchierà dunque l'influsso del naturalismo ellenistico piuttosto che la perfezione dell'arte classica con la sua idealizzazione delle forme e la bellezza perfetta dei volti.
L'aspetto "veristico" è il carattere più saliente della ritrattistica romana sia in ambito pubblico, sia privato.
Nell'età repubblicana, nel ritratto destinato a fruizione privata, il volto rifletteva le esatte caratteristiche dell'effiggiato non trascurando difetti fisici o rughe che ne segnavano il volto. Si tratta della fase "veristica" della ritrattistica romana. Ad accomunare questi ritratti sono gli occhi aperti e lo sguardo fermo, a simboleggiare il perseguimento di uno stile di vita onesto e austero che riflette le virtù romane. Il ritratto non si limita a rappresentare le caratteristiche fisiche, ma tenta di rendere anche la profondità psicologica del soggetto.
Questo gruppo scultoreo, risalente alla fine del I secolo a.C., è uno splendido esempio di ritratto privato. Una figura maschile vestita con la toga tipica romana, indossata sopra la tunica, sorregge i busti di due antenati. I tratti del viso, con gli zigomi sporgenti, le rughe, l'attaccatura alta dei capelli rivelano la fedeltà fisiognomica che contraddistingue i tre volti e ne rivelano la somiglianza. L'opera trasmette un senso di austerità, dignità e fierezza, valori fondamentali della società romana. La testa della figura è di origine più antica, riadattata per il nuovo gruppo scultoreo.
Nell'età repubblicana si sviluppa anche un altro genere di ritratto, quello destinato a una fruizione di tipo pubblico. Questo genere di ritratto pur mantenendo l'attitudine veristica, si apre agli influssi ellenizzanti. Questo genere oltre a dover rappresentare il soggetto in modo riconoscibile ha l'esigenza di esaltarne valori e virtù morali e politiche, pertanto alla fedeltà fisiognomica si uniscono i caratteri di una ricerca estetica che mira a celebrare l'effigiato, aspetto che si concretizzerà in particolar modo nella ritrattistica imperiale.
Fin dal principio l'arte romana si orienta a una funzione di tipo utilitarisco votata al bene collettivo. Nell'età imperiale (a partire da Augusto) l'arte romana si contraddistingue per un ulteriore aspetto, assumento un significato di tipo propagandistico. Essa diviene infatti manifestazione tangibile dell'autorità e del potere imperiale. Sculture, infrastrutture e rilievi divengono messaggi di elevato valore simbolico e assumono una funzione anche di tipo pedagogico mostrando a chi li osserva un determinato modello di vita, promuovendo valori e ideali ben definiti. Le sculture che ritraggono l'imperatore devono dare un'idea di forza e valore, divengono veicolo di messaggio politico e ideologico. Tale messaggio viene ulteriormente sottolineato dalla presenza di attributi mitologici e allegorici che sottolineano ulteriormente le virtù dell'imperatore, assenti nell'età repubblicana.
Un esempio di ritratto onorario pubblico è l'Augusto di Prima Porta, di cui ne furono prodotto numerose copie e il cui originale bronzeo probabilmente risaliva al 27 a.C. In quest'opera, originariamente vivacemente colorata, il volto dell'imperatore pur mantenendo la sua riconoscibilità viene ritratto più giovane, in un tentativo di idealizzazione, il corpo invece risulta idealizzato. La fisicità è infatti quella di un eroe di epoca classica, contraddistinta da equilibrio, misura e compostezza, ma anche dalla perfezione formale, qui espressa attraverso la muscolatura ben definita intuibile attraverso la corazza. Tale tendenza idealizzante viene definita neoatticismo. In quest'opera si fondono il verismo di ascendenza etrusca e romana con l'estetica della statuaria ellenistica. Rappresentato come un generale valoroso Augusto è colto nell'attimo in cui con un gesto chiede il silenzio per parlare alle truppe. La corazza rappresenta un esempio di rilievo storico-celebrativo in cui le scene mitologiche contribuiscono alla celebrazione del valore di Augusto e della nuova età dell'Oro inaugurata sotto la sua guida.