SOGNANDO LA SICILIA Il viaggio d'istruzione tanto atteso ....
Docente: Giuliana Monforte
20 febbraio 2020
Dopo aver visto lo spettacolo teatrale “Storia di una staffetta partigiana”, nei giorni successivi in classe abbiamo approfondito la figura di Tina Anselmi; in seguito abbiamo provato a immedesimarci nel suo personaggio, nelle situazioni che lei ha vissuto e abbiamo inventato un diario. Ciascuno di noi in classe ha scritto delle pagine, poi abbiamo scelto insieme quelle che ci sono sembrate più “vere”.
Martedì 26 settembre 1944
Caro diario,
sono ancora terrorizzata e piango al solo pensiero di ciò che è accaduto oggi. Durante l’ora di filosofia un soldato tedesco entrò in classe e ci fece uscire per strada. Ci dirigemmo verso il Corso principale e arrivati nella piazza rimanemmo senza parole: ad ogni albero della piazza vedemmo appeso un partigiano, impiccato! Ne abbiamo contati 31! Nella piazza c’era un silenzio irreale, ma alle mie spalle sentii qualcuno piangere: era una ragazza della mia scuola che aveva riconosciuto il fratello. Non faceva altro che piangere, non riusciva a trattenere le lacrime e i singhiozzi. In quel momento io avrei voluto gridare, urlare tutta la mia rabbia e il mio dolore per quelle giovani vite spezzate, ma una parte di me si tratteneva dal farlo … Nessuna soddisfazione, meritavano quei soldati, dei quali non dimenticherò mai lo sguardo freddo, indifferente e senza pietà. Ho pensato che troppo spesso la guerra trasforma gli esseri umani in un modo così totale da non lasciare in loro tracce di umanità! Il professore, una volta rientrati in aula, non ha più continuato a spiegare e in classe era calato un silenzio tombale. Io volevo ritornare a casa, dalla mia mamma, sfogarmi con lei, sentirmi di nuovo protetta tra le sue braccia accoglienti…ma neanche le sue carezze mi sono bastate. Così ho deciso proprio oggi di iniziare a scrivere un diario perché non posso più trattenere tutto questo dolore!
Lunedì 16 ottobre 1944
Caro diario,
è passato circa un mese da quel terribile giorno in cui vidi insieme ai miei compagni, i partigiani impiccati. Quel giorno ha fatto scattare qualcosa in me, ho maturato la decisione che non potevo più rimanere a guardare, che anch’io dovevo fare qualcosa. Così nelle scorse settimane ho preso la mia decisione. Attraverso il mio amico Gino ho preso contatti e ho dato la mia disponibilità a collaborare con i partigiani della brigata C. Battisti, facendo la staffetta. Forse non sono abbastanza consapevole dei rischi che corro, se vengo presa farò la fine di quei partigiani…… ma allo tempo so che la mia scelta è quella giusta. La mia coscienza me lo dice. All’inizio molti del gruppo mi hanno accolta con diffidenza, data la mia giovane età, ma forse adesso cominciano a capire la mia determinazione… Mi è stato dato un nuovo nome, un nome di battaglia; mi chiamerò Gabriella. Mi piace questo nome, lo trovo solare, allegro, come lo ero io prima che iniziasse questa terribile guerra.
Ho cominciato a portare messaggi, cibo, documenti falsi da una decina di giorni. Faccio dai 100 ai 120km al giorno con la bici. Non so quando finirà questa guerra e se un giorno potremo ricominciare a fidarci gli uni degli altri. Per il momento devo stare attenta, parlare poco e diffidare di tutti. Tengo per me le mie paure e mentre pedalo, per farmele passare, penso a mia madre, a mio padre, a mia nonna. A volte, quando la strada è deserta, canto sottovoce qualche canzone… ma mi manca vivere con quella spensieratezza della mia età, quella spensieratezza che questa guerra ha strappato a ciascuno di noi!
Lunedì 29 gennaio 1945
Caro diario,
oggi è stata una giornata davvero pericolosa e ancora al pensiero di quanto mi è accaduto, mi tremano le gambe. Avevo un appuntamento con un signore per portargli una radio trasmittente che avevo messo in una valigetta, avvolgendola con dei panni. Poiché avevo fatto tardi, decisi di chiedere un passaggio; ad un certo punto si è fermata una camionetta di tedeschi, io ero pietrificata. Poi loro mi hanno chiesto se volessi un passaggio, ed io ho accettato per non destare sospetti. Mentre eravamo sulla camionetta, un tedesco mi indicò la valigetta ed io gli feci capire che dentro c'erano i libri per la scuola, e lui (miracolo!) ci credette. Quando la camionetta si fermò davanti alla scuola, il signore che mi stava aspettando si era dileguato, pensando che fossi stata catturata! E rimasi da sola non sapendo che fare, ma quando la camionetta ripartì, lo vidi tornare indietro cautamente e io gli consegnai la valigia. Che liberazione! Oggi ho capito che devo stare molto attenta a tutto ciò che faccio, ai miei spostamenti…ma non posso fermarmi, indietreggiare; anche dal mio piccolo impegno dipende la vita di tante altre persone, per cui niente indugio, confido in Dio e vado avanti.
Mercoledì 25 aprile 1945
Caro diario,
gli altri miei compagni sono arrivati alcuni a tarda notte e altri all’alba. Sono scesi dai loro nascondigli in montagna, a passo spedito, ma sempre con prudenza. La mattina presto le strade del paese erano deserte, giravamo solo noi, stando attenti ad ogni minimo rumore, non capivamo perché ancora i nostri alleati non arrivassero e nei volti di tutti c'era preoccupazione... fissavamo la strada principale nervosi e ansiosi, quando da una stradina vediamo due carri armati non molto grandi, ma avevamo capito che erano i nostri alleati!
Il cuore mi batteva a mille. Non credo di aver mai provato nulla di simile a quanto ho provato oggi. Poi d’improvviso Gino si è messo ad urlare “Stanno arrivando !!”. La gente ha cominciato a spalancare le finestre, a scendere per strada; alcune mie compaesane avevano raccolto il giorno prima fiori di campo e li portavano a mazzi e lanciavano i fiori mentre le camionette dei soldati passavano. Molti giovani e persino dei vecchietti sventolavano le bandiere italiane. Sulle camionette ho scorto anche dei soldati di colore, giuro, non li avevo mai visti prima. Ho sentito in cuore una felicità totale pensando a quanta gente venuta da lontano, era stata pronta ad aiutarci! La sensazione di felicità provata oggi è stata unica e indescrivibile. Finalmente tutto è finito… finalmente tutto può avere un nuovo inizio!