SOGNANDO LA SICILIA Il viaggio d'istruzione tanto atteso ....
Docente: Patrizia De Leonardis
9 aprile 2020
Quando mia madre e mio padre si conobbero, non avrebbero mai immaginato che il destino avrebbe regalato loro quattro figli. Entrambi prestavano servizio in una clinica per anziani.
Mio padre si era appena specializzato in geriatria, amava aiutare gli altri e il suo lavoro era davvero importante per lui. Mia madre, assistente sociale, era stata assunta per una strana coincidenza della quale era felice, ma avrebbe desiderato, nel contempo, partire verso i luoghi degli ultimi. Avrebbe voluto sentirsi utile dove c’era più bisogno, avrebbe voluto poter fare qualcosa di bello, dove di bello c’era poco.
Il suo progetto, la sua idea era di partire con una delle tante associazioni umanitarie che sostengono lo sviluppo del terzo mondo e si occupano di costruire un futuro migliore a chi ha avuto la sfortuna di nascere nelle zone più povere del nostro pianeta.
La volontà e il desiderio di aiutare gli altri accomunava e divideva nello stesso tempo mamma e papà. Papà si trovava bene in clinica a curare i suoi pazienti, mamma voleva vivere un’esperienza di volontariato all’estero. Uno dei due, se non volevano dividersi, avrebbe dovuto modificare i propri programmi. Mio padre, dopo averci riflettuto bene, pensò che sarebbe stata un’occasione anche per lui. D’altronde qui, in Italia, la sua professione avrebbe potuto praticarla anche dopo aver realizzato il desiderio di mia madre.
E cosi’ partirono. Andarono in Tanzania, dove furono coinvolti in un progetto che prevedeva lavoretti manuali con i bambini, riqualificazione del territorio con gli abitanti del luogo, sviluppo sostenibile attraverso le piantagioni di alberi. Era un altro mondo. Era un mondo di povertà assoluta, fatto di niente, fatto di dolore, a volte di malattia, di fame. E in questo modo strappare un sorriso ad un bambino valeva molto di più.
Andarono anche in Kenya, dove sensibilizzarono la comunità sulle misure di prevenzione sanitaria e sugli argomenti scolastici per i ragazzi. Anche in Kenya piantarono molti alberi e aiutarono le donne a coltivare le terre. Infine terminarono la loro incredibile esperienza andando nello Zimbabwe, dove sensibilizzarono gli abitanti sui pericoli dell’immigrazione irregolare e sulla pericolosità dell’HIV.
E poi, tornarono a casa, diversi da come erano partiti. Vedevano il mondo con occhi nuovi. Il loro sguardo era lo sguardo di chi sapeva apprezzare la vita per quello che è: un dono.
Questi gli insegnamenti dei miei grandi genitori.
E oggi, in questo momento cosi particolare della nostra esistenza, so, grazie a loro, che siamo chiamati a vedere la vita con occhi diversi, ad apprezzare di più quello che abbiamo, a riconoscerci nella nostra condizione di essere umani , uguali e bisognosi gli uni degli altri.
E’ paradossale che, pur chiusi nelle nostre case, ci sentiamo così vicini e così uniti. Forse trarremo qualcosa di buono da questi momenti difficili, in cui tutto il mondo soffre a causa di questo terribile virus, forse saremo capaci di non dimenticare che la vita è un dono, ma non è eterno e non è il caso di sprecare il tempo per le cose inutili o cattive. Bisogna rimarcare quello che possiamo dare o fare per gli altri.
Mi auguro che sapremo tenere a mente questi momenti bui, perché a volte ... come accade con le stelle … per vedere meglio quello che (e chi) abbiamo, dobbiamo proprio trovarci nella piena oscurita’.