Post date: 2-dic-2014 17.30.01
Inizio questo testo che invita a tenere in somma considerazione la giustizia (facoltà che è data ad ogni uomo), perché in tal modo, conoscendola, si impara a valutare con i propri occhi.
Ai miei occhi la più diletta di tutte le cose è la Giustizia; non allontanartene se desideri Me e non trascurarla acciocché Io possa avere fiducia in te. Con l’aiuto di essa ti sarà possibile discernere con i tuoi occhi e non con gli occhi degli altri e apprendere per cognizione tua e non del tuo vicino. Pondera ciò nel tuo cuore, come t’incombe d’essere. In verità la Giustizia è il Mio dono per te e l’emblema del Mio tenero amore. Tienila adunque innanzi agli occhi».
Un testo su alcuni principi economici della Fede Bahai ( Bahà’u’llàh e la Nuova Era - pagg 204-211 )
Abolizione della schiavitù industriale
Gli insegnamenti Bahá'í insistono con fermezza sulla necessità di riformare le relazioni economiche fra ricchi e poveri.
‘Abdu’l-Bahá dice:
«La sistemazione delle condizioni dei popoli dev’essere tale che la povertà dovrà scomparire, che ognuno in accordo col suo rango e la sua posizione, dovrà, quanto più è possibile, condividere il suo agio ed il suo benessere con gli altri.
da un canto noi vediamo uomini sovraccarichi di ricchezze, e dall’altro sfortunati che soffrono la fame con quasi nulla; coloro che posseggono imponenti palazzi, e quelli che non hanno un luogo dove posare il capo... Questo stato di cose assicurare un’amministrazione ordinata. Un esercito non può essere costituito soltanto di generali, di capitani o di semplici soldati senza l’autorità di qualcuno...
Certamente, essendovi alcuni esseri enormemente ricchi ed altri lamentevolmente poveri, sarebbe necessaria un’organizzazione per controllare e migliorare questo stato d’affari. È molto importante limitare le ricchezze, ma è anche importante limitare la povertà. Entrambi gli estremi non sono buoni...
Quando vediamo che si permette alla povertà di raggiungere condizioni di estrema inedia, possiamo esser certi che esiste la tirannia. L’umanità deve darsi da fare nei riguardi di questo problema e non indugiare oltre a cambiare le condizioni che impongono le sofferenze di una miseria logorante a una grande parte della popolazione. I ricchi devono dare parte della loro opulenza, devono intenerirsi il cuore coltivando una sensibilità alla compassione, preoccupandosi degli afflitti che soffrono per mancanza delle necessità essenziali alla vita. Dovranno essere create delle leggi speciali intese a regolare questi estremi di ricchezza e di bisogno.
...i governi dei vari paesi debbono conformarsi alle Leggi Divine che garantiscono la giustizia uguale per tutti... Fintanto che ciò non verrà fatto, la Legge di Dio non sarà obbedita».
‘Abdu’l-Bahá suggerisce che a ciascun villaggio, città o distretto, sia affidata, per quanto possibile, l’amministrazione fiscale del proprio territorio e ciascuno debba poi contribuire proporzionalmente alle spese del governo generale. Una delle principali fonti di proventi dovrà essere una tassa progressiva sul reddito; e se il reddito dell’individuo non eccede le spese necessarie costui non deve essere obbligato a pagare le tasse; invece, in tutti i casi nei quali i proventi eccedano le spese necessarie, la tassa deve essere applicata con una percentuale che aumenti in rapporto all’eccedenza del reddito sulle spese necessarie.
D’altro canto, se una persona - a causa di malattie o di magro raccolto o di altri fattori di cui non sia responsabile — non riesce a guadagnare quanto occorre per bilanciare le spese dell’anno, ciò che le manca per mantenere se stessa e la sua famiglia deve essere sopperito con i fondi pubblici.
Altre fonti di reddito saranno eredità ab-intestate, miniere, tesori rinvenuti e contribuzioni volontarie. Le spese pubbliche comprenderanno stanziamenti per il mantenimento degli infermi, degli orfani, delle scuole, dei sordi e dei ciechi e per la salute pubblica. Così il necessario e il benessere saranno assicurati a tutti.
In una lettera indirizzata all’Organizzazione Centrale per la Pace Duratura, scritta nel 1919, ‘Abdu’l-Bahá dice:
«E fra gli insegnamenti di Bahá'u'lláh v’è la divisione volontaria delle proprietà con gli altri fra le genti. Questa divisione volontaria è più grande dell’eguaglianza e consiste in questo: che l’uomo non preferisca se stesso agli altri, ma per gli altri sacrifichi la vita e i beni. Ma essa non deve essere introdotta per coercizione così che diventi una legge e che ci sia l’obbligo di seguirla. No, l’uomo deve sacrificare volontariamente e di propria scelta i beni e la vita per gli altri e spendere di buon grado per i poveri, come accade in Persia fra i Bahá'í'».
Una delle disposizioni più importanti di Bahá'u'lláh nei riguardi della questione economica è quella che si riferisce all’assoluta necessità che ogni essere umano si occupi di un lavoro utile. Non vi debbono essere fuchi nell’alveare sociale, né parassiti abili al lavoro nella società. Egli dice:
«S’ingiunge a ciascuno di voi di dedicarsi a una forma di occupazione, come mestieri, commerci e simili. Ci siamo degnati di innalzare il vostro impiego nel lavoro al rango dell’adorazione a Dio, l’Unico Vero. Riflettete in cuor vostro sulla grazia e sui doni di Dio e ringraziateLo all’alba e all’imbrunire. Non sciupate il tempo nell’ozio e nell’indolenza, ma occupatevi di ciò che possa recare profitto a voi e agli altri. Così è stato decretato in questa Tavola dal cui orizzonte l’astro della saggezza e della parola risplende luminoso.
Agli occhi di Dio, il più spregevole fra gli uomini è colui che sta pigramente seduto e mendica. Aggrappatevi alla corda dei mezzi materiali, con piena fiducia in Dio, di tutti i mezzi Provvidente».
Quante energie impiegate nel mondo degli affari sono oggi sprecate per distruggere e neutralizzare gli sforzi degli altri, in competizioni e in lotte senza scopo! E quante altre energie sono sprecate in maniere più nocive!
Se tutti lavorassero e se tutto il lavoro, sia esso della mente o del braccio, fosse, come comanda Bahá'u'lláh, vantaggioso all’umanità, i mezzi necessari per sopperire a una vita sana, comoda e nobile sarebbero ampiamente sufficienti per tutti. Nel mondo non devono esistere catapecchie, fame, miseria, schiavitù industriale e sofferenze che distruggono la salute!
Tuttavia è cosa da praticare con moderazione ed equità. In segno di saggezza e per la convenienza delle genti, la Nostra Gloriosa Penna si è astenuta dal fissarne i termini. Tuttavia esortiamo gli amati di Dio a essere giusti ed equi e a fare ciò che spingerà gli amici di Dio a manifestare tenera misericordia e compassione gli uni verso gli altri...
Il controllo di questi affari è stato, tuttavia, affidato agli uomini della Casa di Giustizia, che li amministrino secondo le esigenze del tempo e i dettami della saggezza».
Nel Libro dell' Aqdas, Bahá'u'lláh proibisce la schiavitù ed ‘Abdu’l-Bahá spiega che questa proibizione non si riferisce soltanto alla schiavitù comunemente intesa, ma anche alla schiavitù industriale, che è contraria alla legge di Dio. Quando nel 1912 fu negli Stati Uniti, Egli disse al popolo americano:
«Fra il 1860 e il 1865 voi faceste una cosa meravigliosa, abolendo la schiavitù della persona, ma oggi dovete fare qualcosa di ancor più splendido: dovete abolire la schiavitù industriale...
La soluzione del problema economico non può essere ottenuta dallo schieramento del capitale contro il lavoro e del lavoro contro il capitale, in lotte e conflitti, ma dalla buona fede di entrambe le parti. Soltanto così potrà essere assicurato uno stato di giustizia duratura.
Fra i Bahá'í non esistono pratiche di estorsione ingiuste e mercenarie, né sommosse rivoluzionarie contro i governi esistenti.
Nel futuro non sarà più possibile che gli uomini ammassino grandi fortune col lavoro degli altri. Il ricco sarà disposto a condividere, e naturalmente lo farà a poco a poco e per volontà propria; ciò non potrà mai essere compiuto con guerre e spargimento di sangue».
Gli interessi del capitale e del lavoro possono essere meglio serviti da amichevoli consultazioni, dalla cooperazione e da eque compartecipazioni nella proprietà e nei profitti. L’arma violenta degli scioperi e delle serrate è nociva non soltanto all’industria interessata ma all’intera comunità. È dunque compito dei governi escogitare il modo di prevenire il ricorso a questi metodi barbarici per sistemare le dispute.
‘Abdu’l-Bahá disse a Dublino, nel Nuovo Hampshire, nel 1912:
«Adesso voglio parlarvi della Legge di Dio. Secondo la legge divina, gli impiegati non soltanto debbono ricevere in pagamento il salario, ma debbono partecipare agli utili dell’impresa. La questione della socializzazione è molto difficile e non può essere risolta con gli scioperi per l’aumento dei salari. Tutti i governi del mondo debbono unirsi e oganizzare un’assemblea, i cui membri dovranno essere scelti nei parlamenti e fra i notabili di ciascuna nazione; questi dovranno preparare la riforma con saggezza ed autorità, di modo che né i capitalisti soffrano enormi perdite né i lavoratori siano lasciati in miseria. La legge va predisposta con i criteri della più grande moderazione e deve essere annunciato al pubblico che i diritti dei lavoratori debbono essere effettivamente tutelati e che nello stesso tempo anche i diritti dei capitalisti devono essere rispettati. Quando una legge simile sarà adottata per volere d’entrambe le parti, se dovesse aver luogo uno sciopero, tutti i governi del mondo dovrebbero resistere collettivamente, poiché esso apporterebbe grandi danni, specialmente in Europa, e cose terribili avverrebbero. Questa sarà una delle possibili cause di una guerra fra tutti i paesi d’Europa. I proprietari di beni, di miniere, di fabbriche, dovranno dividere i loro utili con gli impiegati, dando loro una buona percentuale dei profitti di modo che tutti i lavoratori ricevano, in aggiunta al salario, una parte dei proventi generali della fabbrica e possano conseguentemente dedicarsi al lavoro con maggiore lena».
Bahá'u'lláh asserisce che ogni persona deve essere libera di disporre durante la vita dei propri beni nella maniera che più le aggrada, ed è obbligatorio per ognuno di far testamento
determinando la destinazione da dare ai beni stessi dopo la sua morte. Quando una persona muore ab-intestata, il patrimonio deve essere stimato e diviso in determinate proporzioni fra sette classi di eredi, e cioè: figli, coniuge superstite, padre, madre, fratelli, sorelle e maestri, in modo che la porzione di ciascuno vada diminuendo dal primo all’ultimo nell’ordine suindicato. In mancanza di una o più di queste classi, la rispettiva porzione va al tesoro pubblico per il sostentamento dei poveri, degli orfani e delle vedove, ovvero per lavori di pubblica utilità. Se il defunto non lascia eredi, tutti i beni vanno al tesoro pubblico.
Nella legge di Bahá'u'lláh non esiste alcuna restrizione che proibisca di lasciare tutti i beni ad una persona sola, ma un Bahá'í, nel fare testamento, deve essere guidato dai dettami di Bahá'u'lláh di cui si è fatto cenno, ed in base ai quali va assicurata la distribuzione dell’eredità ad un considerevole numero di eredi.