Chi-Ro
Detto anche "Monogramma di Cristo", il più famoso tra i vari cristogrammi. L’intreccio di lettere serve ad indicare il nome di Gesù Cristo.
La Chi e la Ro, associate, erano infatti le iniziali del termine “Cristo”, e fu anche per questo che l’imperatore Costantino decise di forgiare questo simbolo sugli scudi dei suoi soldati.
Nel mondo americano, abbreviare la parola “Christmas” (Natale) nella forma “X-Mas“. L’origine di quella “X” è la stessa del monogramma, cioè la Chi greca.
Il pesce
La parola greca per “pesce” è IXTHYS, da cui deriva anche il termine “ittico”. E' considerato per l’acronimo della sigla "Iēsous Christos Theou Hyios Sōtēr" ossia: Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore.
Gesù moltiplicò pani e pesci a Tabgha, realizzò una pesca miracolosa sorprendendo Pietro che era incredulo e chiamò gli apostoli ad essere “pescatori di uomini“.
L’ancora
In un passo della Lettera agli ebrei (6,17-20), si legge:
"afferriamoci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita.
L'ancora tiene salda la nave perchè non sia trascinata via dalle onde, così il credente che trova rifugio in Cristo può resistere alle tentazioni e alle persecuzioni.
Il pellicano
Di solito uccello è rappresentato nell'atto di colpirsi il petto da solo col proprio becco.
In questo caso, l’origine del simbolo è medievale. In quel periodo infatti circolava una leggenda, nella quale la madre pellicano sopperiva alla fame dei figli nutrendoli direttamente col proprio sangue.
Questo – nella leggenda – portava alla morte della madre, ma ridava vita ai piccoli, che prima erano stati vicini alla morte.
Gesù Cristo, infatti, ha sacrificato se stesso, versando, come si ricorda durante la messa, il proprio sangue.
Il D.O.M.
Sulle facciate di molte chiese italiane campeggia, a caratteri cubitali, l’abbreviazione “D.O.M.”.
Rappresenta la locuzione latina “Deo Optimo Maximo”. Che significa “A Dio, il più buono, il più grande” (ma può essere tradotta anche come “Per mezzo di Dio, il più buono, il più grande”). Si tratta quindi sia di una dedica, sia di un ringraziamento verso la divinità per l’edificazione della chiesa.
Alfa e Omega
Α/Ω oppure α/ω
in caratteri maiuscoli o minuscoli sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco.
Sono diventate un simbolo di Cristo in riferimento al versetto dell'Apocalisse, in cui Gesù dice: «Io sono l’alfa e l’omega».
Significa che Gesù è «il principio e la fine», sia in senso cronologico che ontologico. Il Verbo infatti è l'eterno principio da cui tutto ha avuto origine e verso cui tutto tende (vedi Teilhard de Chardin).
Cristogramma IHS
I cristogrammi sono sigle particolari che, utilizzando alcune lettere greche, si riferiscono direttamente a Gesù.
IHS o JHS: deriva dal nome greco di Gesù, ΙΗΣΟΥΣ, da cui prende le prime due lettere e l’ultima (quindi iota, eta e sigma). La iota può essere traslitterata sia con una I che una J, e da qui derivano le due diverse grafie.
San Bernardino lo leggeva come un acronimo (Jesus Hominum Salvator, cioè “Gesù salvatore degli uomini”), mentre altri vi vedevano un riferimento al motto latino In Hoc Signo (vinces), cioè “Sotto questo segno vincerai”.
INRI
Il "Titulus crucis" si trova scritto al di sopra dei crocifissi.
Come viene riportato in tutti i Vangeli, Gesù fu crocifisso e in alto, sulla croce, venne attaccata la motivazione della condanna, così come prevedeva il diritto romano. Tale motivazione, secondo il Vangelo di Giovanni, venne scritta in tre lingue: ebraico, greco e latino.
I tre vangeli ci danno versioni lievemente diverse di tale testo. Proprio Giovanni, comunque, scrisse quella che è diventata più nota: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, ovvero “Gesù il Nazareno, Re dei Giudei”. Le iniziali di quelle quattro parole latine formano l’acronimo INRI.
Il buon pastore
Molto spesso, nelle vetrate o nei bassorilievi delle chiese si scorge il simbolo del buon pastore. In genere si tratta di un uomo vestito con abiti umili che porta sulle spalle una pecorella, riprendendo un motivo che era già presente nell’arte precristiana (si pensi al Moscoforo di Atene, ad esempio).
Il riferimento primario è il Vangelo di Giovanni, quando proprio il Salvatore si paragona, all’inizio del capitolo 10, a un buon pastore che è disposto a dare la vita per le sue pecore.
Il riferimento a questa figura non era, per la verità, nuovo. Anche nell’Antico Testamento Dio era stato paragonato, in alcuni casi, a un pastore. Gesù, quindi, riprendeva una figura ben nota al popolo d’Israele, aggiungendovi il contenuto salvifico.
L’agnello
Prima della comunione viene proclamato: «Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo».
L' Agnus Dei, nell’originale liturgico in latino, è riferito a Gesù Cristo che si è consegnato come agnello sacrificale per redimere il mondo dai suoi peccati.
All’interno delle Chiese, sia cattoliche che protestanti, l'agnello è accompagnato anche da alcuni altri elementi: un bastone a croce con bandiera e un calice che raccoglie il sangue dell'agnello.
La colomba
In generale è associata allo Spirito Santo, ma si abbina ad una grande varietà di significati, che derivano in parte anche dall’Antico Testamento e in parte anche dalle culture pagane: messaggeri, amore, mitezza e alla purezza.
L’annuncio della fine del diluvio viene dato a Noè da Dio tramite appunto una colomba, che vola con in bocca un rametto d’ulivo, simbolo di pace.
In tutti e quattro i Vangeli la colomba viene vista scendere dal cielo durante il Battesimo di Cristo, a simboleggiare appunto lo Spirito Santo e l’amore di Dio Padre che scende su suo figlio.
Il pavone
Nell’antichità si pensava che le sue carni non si deteriorassero col tempo, il che lo rendeva in un certo senso un simbolo di immortalità, ben adatto a rappresentare la figura di Gesù.
Una credenza voleva che il pavone perdessa tutte le penne in autunno e le vedessa ricomparire a primavera, facendone il simbolo della rinascita e più in generale della resurrezione.
Infine, quando il pavone maschio apre la coda si ha l’impressione di trovarsi davanti a numerosi occhi, considerati anche un simbolo dell’onniscienza di Dio, che tutto vede e tutto sa.
Il trifoglio
Il trifoglio è diventato, nei secoli, il simbolo dell’intera Irlanda e di tutti gli irlandesi sparsi nel mondo.
Il trifoglio – shamrock, in inglese – è infatti associato a San Patrizio, patrono dell’isola e, di conseguenza, di Boston e dell’area del nord-est degli Stati Uniti (popolata da moltissimi irlandesi).
Narra la leggenda che San Patrizio, nel V secolo, abbia evangelizzato l’Irlanda proprio utilizzando il trifoglio per spiegare ai pagani del luogo il concetto della Trinità, così centrale nella fede cristiana.
La palma
E' una pianta che sembra morire quando dà il suo frutto: questo l’ha resa fin da subito un perfetto simbolo del martirio. Nella fede cristiana, il martire muore proprio per lasciare un segno, per dare una testimonianza.
Un passo del Salmo 91, recita: «Il giusto fiorirà come palma».
La Domenica delle Palme ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme che apre la Settimana Santa. In quella circostanza la folla cantò l’Osanna e, ci raccontano i Vangeli, sventolò rami di palma, albero ritenuto regale ma già presagio di sacrificio.
Nell'iconografia i santi martiri sono sempre accompagnati da un ramo di palma.
La nave
Nel cristianesimo sin dalle origini, la nave appare nelle catacombe e negli scritti dei Padri dei primi tre secoli.
Nella letteratura ebraica, la tempesta è data dalle prove, sia personali sia collettive, la cui liberazione può venire solo dalla potenza di Dio e dalla preghiera. La nave è vista nell'ottica della salvezza dal naufragio; l'arca in cui Noè trovò rifugio lui e i suoi, indica anche il viaggio felice dell'anima in questa vita verso l'eternità.
I cristiani, nei monumenti funerari, hanno ripreso il simbolismo della nave come segno di speranza e di eternità, utilizzandolo subito per esprimere due temi precisi: la Chiesa e la Croce.
Il Tau
il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Esso venne adoperato con valore simbolico sin dall’Antico Testamento; se ne parla già nel libro di Ezechiele (Ez 9,4): esso è il segno che posto sulla fronte dei poveri di Israele, li salva dallo sterminio.
Il Tau è perciò segno di redenzione. È segno esteriore di quella novità di vita cristiana, più interiormente segnata dal Sigillo dello Spirito Santo.
Il Tau fu adottato prestissimo dai cristiani e le prime comunità collegarono subito la forma del Tau alla Croce di Cristo.
Ai tempi di Gesù la croce era la condanna per i malfattori, perciò simbolo di vergogna e scandalo.
Con la Pasqua di Cristo il Tau diventa il simbolo della dignità dei figli di Dio, perché è la Croce che ha sorretto Cristo.
Ma il simbolo del Tau è legato indissolubilmente anche alla vicenda di san Francesco d’Assisi. Nel 1215, all’apertura del Concilio Lateranense IV, il vecchio Papa Innocenzo III parlò del simbolo del Tau, commentando il testo del libro del profeta Ezechiele di cui abbiamo parlato sopra.
Il Papa avrebbe voluto passare attraverso tutta la Chiesa a segnare un Tau sulla fronte di tutti per così aprire il cuore di ciascuno ad un autentico cammino di conversione.
Da quel giorno Francesco cominciò a predicare, ancora più intensamente di prima, la penitenza e la conversione, contrassegnando con un Tau la fronte di coloro che lo avvicinavano. Il Tau divenne così il suo segno distintivo. Da allora con esso Francesco firmava le sue lettere, lo disegnava sulle pareti delle celle dei suoi frati (come si vede nel convento di Fontecolombo, nella valle Reatina). Diventò velocemente il simbolo che egli amava più di ogni altro.