COME SIAMO RIUSCITI A SFATARE IL DETTO DELLA CANDELORA
Com’è noto ogni anno, quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra la festa della Candelora, è la Presentazione del Signore al tempio che ricorre il due febbraio.
Essa ha preso il nome di Candelora perché all’inizio della celebrazione religiosa vengono benedette delle candele ad immagine di Gesù Cristo che i fedeli accendono l’un l’altro e tengono in mano in atto di presentazione creando uno sfavillare di piccole luci.
Anche se l’inizio ufficiale della primavera cade il ventun marzo, i nostri antenati lungo i secoli hanno avuto e ci hanno trasmesso un interesse speciale verso la data della Candelora dandole un senso particolare con la loro saggezza derivante dall’osservazione del cielo.
In questo giorno in effetti la natura accenna a risvegliarsi e sembra voler ringraziare il Creatore per la vita che si rinnova.
Già a Nicosia, paese natale di san Felice, si sentiva ripetere dai genitori che “per la candelora l’invernata è fora!”
Per chi non lo sapesse Nicosia è una bella città nel cuore della Sicilia, sede vescovile, situata in una zona collinare della provincia di Enna, in cui le attività prevalenti sono l’agricoltura e la pastorizia; purtroppo molti dei suoi abitanti sono stati costretti ad andare via per cercare un lavoro altrove ed alcuni di essi si sono insediati a Monsummano Terme.
Se si va a ricercare si trovano tanti detti sulla Candelora ed ogni paese sembra averne uno suo per indicare la situazione meteorologica del periodo che precede l’ingresso ufficiale della primavera.
Ad esempio qui a Monsummano Terme, patria del poeta Giuseppe Giusti, bella città della Val di Nievole in cui prevalgono l’industria calzaturiera (ora meno fiorente) e l’attività termale, è stato tramandato di padre in figlio un altro detto:
“se piove o se gragnola dell’inverno semo fora, col sole o solicello nell’inverno semo drento”
Fra le due città c’è indubbiamente una differenza climatica a causa della diversa posizione geografia essendo situate una al sud e l’altra al centro dell’Italia e probabilmente questa può essere la causa della diversa formulazione del detto sulla Candelora.
Tuttavia, se ne sente parlare ovunque, il clima ha subito grandi cambiamenti e assistiamo all’assenza di stagioni intermedie come l’autunno e la primavera, interi mesi invernali sono senza piogge, mentre vediamo dei mesi estivi con piogge ed alluvioni.
Qualche anno fa, quando eravamo più giovani, con alcuni miei amici abbiamo deciso di compiere una verifica sulla veridicità del detto monsummanese sulla Candelora.
Siamo partiti così con la data del due febbraio, in cui si era avuta una bellissima giornata di sole, annotando su un’agendina tutte le giornate successive fino a quella del ventun marzo ed abbiamo riscontrato che esse sono state una più bella dell’altra registrando un vero e proprio anticipo di primavera.
Se qualcuno fosse interessato ai dati conclusivi della nostra statistica, fatta come per scommessa, al fine di vedere chi aveva ragione tra noi, eccoli riportati di seguito:
giornate di sole n. 28; giornate di solicello n. 5; giornate di pioggia n. 4; giornate di pioggerella n. 3; giornate con cielo coperto n. 4; giornate marzoline (miste di pioggia e sole) n. 3.
Concludendo ci siamo accorti che il vecchio detto monsummanese sulla Candelora non corrispondeva più al vero, perché con un due febbraio di sole avrebbero dovuto seguire solamente delle giornate invernali, invece così non è stato.
Per la verifica da noi compiuta risultava più consono invece il vecchio detto nicosiano “per la candelora l’invernata è fora!”
Enzo Vincenzo Bellina
Pubblicato
11/11/2013