di Mariangela Ferrara
Il mistero dell’origine della coscienza è il così detto hard problem della scienza contemporanea. Si può considerare la coscienza, la mente come oggetto della ricerca scientifica? Recentemente il rapporto tra mente e mondo si è illuminato di nuova luce grazie allo studio delle transizioni di fase ( es. passaggio da solido a liquido), dei processi collettivi ( es. coerenza fotoni nel laser), del concetto di emergenza ( l’insieme è maggiore della somma delle parti) che ha fornito potenti strumenti concettuali e matematici per collegare fisica teorica, biologia e processi cognitivi.
La complessità che si estrinseca in tali fenomeni richiede all’osservatore una pluralità di prospettive e mostra livelli organizzativi integrati tra loro. In questo modo le strategie cognitive diventano parte integrante della teoria che si costruisce, stabilendo un accoppiamento profondo tra mente e mondo. La coscienza viene ad assumere così un ruolo fondamentale per la scienza e per l’epistemologia. La sua irriducibile soggettività riflette la nostra immersione nel mondo e si modifica continuamente esplicandosi in una pluralità di livelli descrittivi che mettono in discussione la completezza di ogni rappresentazione del mondo (un fenomeno può essere descritto in tanti modi diversi ). Ma forse proprio questa incompletezza si può trasformare nella principale risorsa delle strategie cognitive.
Il teorema di Godel
Il matematico Godel demolisce, con il suo teorema di incompletezza, la fede nell’assolutismo razionalistico e ci fa comprendere coma la scienza sia astrazione di un modello della realtà. Si potrebbe affermare che la matematica è un’opinione; e ciò potrebbe valere anche per le altre discipline scientifiche. La pretesa della mente di avere una certezza assoluta non è un atteggiamento scientifico. Gli scienziati sanno benissimo che stanno investigando sulle proprietà di modelli di realtà piuttosto che sulla realtà stessa. La rappresentazione di un fenomeno reale è un problema percettivo legato al modello che si osserva e del quale si dà una codificazione. Naturalmente la scienza deve creare modelli per risolvere il problema del mondo reale.
Noi possiamo costruire un modello di ciascuna cosa ma questo modello è solo una prospettiva della nostra percezione.
Ogni descrizione del mondo è connessa alla scelta dell’osservatore in relazione ai propri stati d’animo o agli obbiettivi della sua ricerca (ad es. l’ascolto di un brano musicale avviene sempre in maniera soggettiva). Perciò una teoria scientifica è sempre frutto di una strategia cognitiva ; il rapporto tra mente e mondo si inquadra così in un unico schema logico in cui mente e materia si collocano come elementi dinamici di uno scenario unitario. La mente si correla al mondo ma le leggi fisiche che conosciamo non sono sufficienti per poterla studiare in modo scientifico. Qui si colloca il concetto di informazione la cui teoria ci può aprire spiragli per uno studio della mente come oggetto della ricerca scientifica.
Gli scienziati N. Wiener e J. von Neuman che hanno svolto un ruolo decisivo alla nascita della moderna teoria della mente, sostennero che l’informazione doveva essere posta accanto all’energia nella costruzione del pensiero scientifico come una grandezza che è capace di descrivere qualsiasi sistema e costituire così un linguaggio interdisciplinare per l’integrazione e l’unificazione delle scienze. L’informazione potrebbe intendersi come energia strutturata. Ogni sistema naturale si appropria dell’informazione in modo unico in relazione alla sua storia ed al suo contesto e, sulla base del senso dell’informazione stessa (semantica ovvero studio del significato), acquisisce dati sul mondo in base a processi di decodifica con opportuni recettori e agisce di conseguenza. Si rende quindi indispensabile che la ricerca tenga conto di come un sistema naturale codifica l’informazione e di come ne comprenda il significato.
Il cervello e tutti gli organismi potrebbero essere visti come elaboratori naturali di informazione e la coscienza come un processo che coinvolge sia la struttura cerebrale sia l’ambiente con il quale interagisce profondamente modificandosi e dando colore, attraverso le emozioni, ai nostri stati d’animo. La mente perciò è diffusa tra corpo e mondo e, come in una sinfonia o in un gioco interattivo, noi siamo contemporaneamente esecutori, interpreti ed ascoltatori in un continuo feedback informazionale che costruisce una realtà peculiare ad ogni organismo. La coscienza diviene così una condizione fondamentale del nostro essere e del nostro vivere nel mondo. Come già intuito da Gregory Bateson e da Maturana e Varela, vita e cognizione sono aspetti di un unico processo.
E’ possibile che l’esoterismo e le religioni siano il residuo difficilmente comprensibile di una conoscenza molto antica, andata perduta, di natura tecnica che si applica contemporaneamente alla materia e alla mente, oppure è possibile che rappresentino il tentativo per il collegamento della mente al mondo archetipico a-spaziale e a-temporale dell’ordine implicito, il campo akashico ipotizzato da E. Laszlo in cui risiederebbero tutte le conoscenze. Potremmo concludere dicendo che la coscienza fa parte sia della scienza ( teoria dell’informazione, processi collettivi, oscillatori armonici neuronali etc), sia della metafisica in quanto territorio ancora inesplorato dalla scienza tradizionale ( vuoto quantistico, campo del punto zero, ordine implicito, inconscio collettivo). La nostra ricerca tende a riscoprire l’antica tecnologia perduta partendo proprio dalla ritrovata conoscenza di un postulato fondamentale per l’ottenimento di risultati pratici: mente e materia costituiscono una unità indivisa ed il riuscire ad entrare in risonanza con il mondo è, oggi come ieri, il primo passo da compiere per il mago del nuovo millennio.