La nuova religiosità: il caso di New Age
Lo sfondo storico.
La storia dei nuovi movimenti religiosi in questione ha conosciuto in sostanza due fasi. Essi sono sorti negli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta sullo sfondo della cosiddetta «rivoluzione dei fiori» e della collegata controcultura giovanile. Inizialmente mossa da interessi politici, ben presto al suo interno sono emersi movimenti di ispirazione cristiana e orientale, dai «Jesus People» alla Meditazione Trascendentale. Essi esemplificavano due aspetti o momenti fondamentali del mutamento religioso in atto: per un verso, l'emergere di movimenti cristiani di tipo fondamentalista, che avrebbero dominato la scena nei decenni successivi; per un altro, il crescere dell'importanza dell'elemento orientale in un paese come gli Stati Uniti che, in seguito a vari fattori geopolitici, guardava ormai sempre più a Oriente, anche come effetto del crescere dell'immigrazione proveniente da quella parte del mondo.
Su questo sfondo, nel corso degli anni Settanta, negli Stati Uniti sorsero o si affermarono diversi nuovi movimenti religiosi, dagli Hare Krishna alla Chiesa dell'Unificazione del Rev. Moon. Questi movimenti, nonostante le notevoli differenze di origine, natura, scopi, avevano comunque alcune caratteristiche comuni che meritano di essere sottolineate. Si trattava di movimenti laici, che rifiutavano cioè in genere in modo esplicito la concezione tradizionale di delegare a una casta sacerdotale il monopolio del sacro. Al centro del loro interesse vi era la ricerca di esperienze autentiche, che si opponeva più o meno consapevolmente alla marginalità dell'esperienza tipica in genere delle chiese cristiane. Dominante era poi uno sfondo apocalittico, la concezione cioè dell'imminenza della fine dell'ordine presente, che sarebbe ben presto crollato, secondo un tipico scenario catastrofico, per dar luogo al trionfo del nuovo ordine annunciato. Anche se di origine locale, come la Chiesa dell'Unificazione nata in Corea o alcune nuove religioni giapponesi esportate in Occidente come la Soka Gakkai, ciò che li caratterizzava era una tendenza missionaria e universale, unitamente alla centralità assegnata alla scelta individuale: valori estranei al contesto d'origine, esito dell'incontro con la modernità. Questi ed altri tratti comuni spiegano il relativo successo che questi movimenti ebbero, nonostante le loro differenze di dottrina, di pratiche, di scopi, anche quando ben presto furono dagli Stati Uniti esportati in Europa.
La seconda metà degli anni Settanta ha visto la progressiva, inarrestabile messa in crisi di questi movimenti, molti dei quali sono oggi scomparsi o in via di estinzione. Infatti, mentre la maggior parte di questi nuovi movimenti religiosi aveva trovato il suo terreno di coltura in una base sociale incline a formazioni di tipo settario, bisognosa cioè di ritrovare, nella nuova formazione religiosa, quel tipo di relazioni «calde» proprie delle comunità emozionali che le chiese parevano non essere in grado di offrire; i cambiamenti strutturali nel frattempo intercorsi avevano creato un terreno sociologico (il cosiddetto cultic milieu) più favorevole a un tipo di religiosità più fluido e magmatico. Questo tipo di nuova religiosità, che è venuto emergendo nel corso dei primi anni Ottanta e che ha dominato la scena del decennio successivo, si identifica in sostanza con la religiosità del New Age, alla quale conviene ora volgere la nostra attenzione, come esempio tangibile dell'ultima nouvelle vague indotta dal mutamento tipico della modernità.
La nuova religiosità del New Age.
Da un certo punto di vista, New Age è soltanto un'etichetta, in buona parte inventata per motivi massmediatici, che copre contenuti a prima vista eterogenei: il channeling o comunicazione con spiriti e maestri superiori, una rilettura, al passo coi tempi, dello spiritismo ottocentesco; le varie arti della guarigione, unite dall'idea tradizionale che la malattia ha un'origine spirituale, anzi, psicologica, nella mente del singolo, è la conseguenza del suo ignorare i veri poteri che la sua mente possiede; una sorta di Naturphilosophie che, in polemica col meccanicismo della scienza tradizionale e appoggiandosi sia a certe visioni dell'astrofisica sia a saperi tradizionali, tende a riproporre una concezione vivente e organica del cosmo in una prospettiva olistica; infine, un neopaganesimo variamente articolato, alla ricerca del mistero, intriso di succhi magici. Ciò che unisce questo mondo religioso variegato è, in realtà, una visione del mondo tipicamente gnostica.
I caratteri strutturali di questa visione, che si ritrovano in genere nei testi rappresentativi delle varie correnti sopra ricordate, possono essere ricondotti a quattro elementi fondamentali: uno sfondo panteistico; una concezione olistica; una prospettiva evoluzionistica; infine, una psicologizzazione della religione che coincide con una sacralizzazione della psicologia. Questi quattro elementi sono inseriti, come ricorda il nome stesso del movimento, in una prospettiva latamente millenaristica e apocalittica: l'attesa di una nuova età, quella dell'Acquario, che succederà all'età dei Pesci, nella quale siamo vissuti finora, contraddistinta dal predominio di una fede cristiana di tipo monoteistico. New Age preannuncia l'avvento di una nuova epoca postcristiana, contraddistinta da una fede non più ruotante intorno al Dio personale ed esclusivo della tradizione giudaico-cristiana. Mentre in una prima fase sembra dominare il cosiddetto premillenarismo passivo e cioè l'attesa passiva dell'evento catastrofico che preannuncia l'avvento del millennio, nella seconda fase, che si spinge fino ai giorni nostri, si passa al cosiddetto postmillenarismo, nel senso che ora diventa decisivo l'impegno di ogni singolo new ager a trasformare la propria coscienza come preparazione alla trasformazione della coscienza generale.
Il primo degli elementi costitutivi di New Age è dato da un certo panteismo di fondo che si traduce nel rigetto, più o meno esplicito, della fede in un Dio creatore, personale, trascendente il cosmo, a favore di una Realtà ultima, variamente denominata, che si configura comunque come Mente, Energia, Vita, una Realtà impersonale che può anche assumere i tratti personali della fede in Dio, ma solo temporaneamente e strumentalmente. Ne consegue un atteggiamento non dualistico, tendenzialmente ottimistico e positivo verso questo mondo, il migliore dei mondi possibili, con la conseguenza che non vi è posto, come in ogni panteismo che si rispetti, per l'esistenza del Male. Esso coincide, in sostanza, con l'ignoranza che avvolge la nostra mente riguardo alla nostra vera natura, di origine divina, una mente, di conseguenza, che è in grado, riunendosi con l'Energia e la Vita da cui promana, di superare gli ostacoli che l'avvolgono.
L’antropologia di New Age è, dunque, tendenzialmente dicotomica, nel senso che, da un lato, troviamo Vego o la persona come risultato della formazione e dei condizionamenti socioculturali, dall'altro, il Sé come fondamento divino. Anche se, nei differenti autori, è possibile trovare posizioni variamente articolate, legate per esempio alla dottrina della reincarnazione e alla teoria dei vari corpi celesti, resta comunque che ciò che definisce l'uomo non è la sua dimensione «personale», intesa come involucro con cui la società - una società verso cui New Age è critica - imprigiona la vera realtà del singolo, ma appunto il Sé, la mente, la Coscienza, intesi come il fondamento ultimo e irriducibile, di natura divina, del singolo.
Il secondo elemento fondamentale, che pervade tutto il movimento del New Age, è l'olismo: esso si oppone al dualismo e al riduzionismo, ritenuti i tratti distintivi del paradigma culturale dominante e pervade i vari rami del movimento, dalle differenti forme di arti della guarigione tenute insieme appunto da una concezione olistica della salute e della guarigione, alla ricerca di una coscienza globale, unitiva, complessiva della realtà; dalla consapevolezza ecologica alla stessa idea che New Age è una rete, un network globale. Questo olismo ha alcune implicazioni, che possono essere variamente declinate: dalla possibilità, implicita nella prospettiva panteistica sopra ricordata, di ridurre la complessità del reale e delle sue manifestazioni a una «fonte ultima», all'idea che esiste una «simpatia», una rete di relazione tra tutti gli elementi che compongono il cosmo, animati e inanimati. Sullo sfondo, vi è la credenza, antitetica alla concezione meccanicistica del cosmo come universo delle quantità, che esso è un organismo vivente.
Il terzo elemento è quello dell'evoluzione. Essa potrebbe essere definita creatrice, nel senso che la realtà del cosmo, che coincide con lo stesso fondamento ultimo, non è cieca e irrazionale, ma teleologicarnente orientata: e il compito del singolo consiste, appunto, nell'entrare in sintonia con questo Infinito, elevandosi attraverso una presa progressiva di coscienza. I miti cosmogonici, che compaiono qua e là, sono basati su di un'idea di fondo, variamente articolata. Essi descrivono come, all'intorno di una originaria unità, il fondamento del cosmo, emerga, come conseguenza di una sorta di big bang iniziale, la dualità, una rottura che mette in moto, come una reazione a catena, la molteplicità dell'esistente. Questo tipico processo di emanazione e diversificazione dall'Uno ai molti lascia, d'altro canto, intatta l'essenziale integrità dell'universo: vi sono, cioè, polarità, ma mai un vero e proprio dualismo, come negli antichi miti gnostici, dualismo che è considerato un'illusione della mente umana; in altri termini, la «caduta» è di natura psicologica, non cosmologica.
Siamo così ricondotti al quarto e ultimo elemento, riassumibile nel tema della trasformazione della coscienza, ma anche nella formula di una psicologizzazione della religione e di una sacralizzazione della psicologia. Per un verso, infatti, il mondo religioso si interiorizza in modo radicale: da questo punto di vista, New Age esprime al meglio la religiosità dell'era dell'individualismo. Il singolo è invitato a realizzare, nel tempio particolare del proprio io, il processo decisivo di trasformazione della propria coscienza, che coincide con un tipico processo di gnosi: scoprire il proprio Sé, corrispondente con la possibilità di «creare la propria realtà». Soggiacente vi è l'idea che ogni cosa è significativa, che ciò che conta è ciò che facciamo, che occorre reagire a un tipo di vita priva di senso e frantumata, diventando completamente responsabili della propria vita, dal momento che non esistono poteri misteriosi al di fuori di noi, imparando, di conseguenza, a superare tutti quei blocchi, legati fondamentalmente all'ignoranza, che impediscono di realizzarci autonomamente. Per questo, il processo salvifico è necessariamente un processo psicologico, un viaggio interiore nei meandri della propria psiche. Per un altro verso, però, quella a cui si assiste è una sacralizzazione della psicologia. Si tratta, infatti, di un processo che aspira a una gnosi perfetta e redentrice, in grado di liberarci definitivamente dal velo dell'illusione e dall'oblio dell'ignoranza. Ognuno è dunque invitato a divenire terapista di se stesso, liberandosi da ogni forma di dipendenza, dapprima riconoscendo e decostruendo le false credenze e i blocchi da cui è ostruita la mente, per poter poi, grazie a queste nuove esperienze, in una sorta di autodeterminazione totale, giungere all'illuminazione salvatrice. Soltanto in questo modo, d'altro canto, sarà possibile contribuire al più generale processo evolutivo: diventare dio, in altri termini, creare la propria realtà, risvegliare la propria coscienza coincidono con il più generale processo di crescita della Coscienza cosmica, contribuiscono al più generale processo di riunificazione della Realtà divisa.
Si tratta, in conclusione, di un tipo di religiosità in profonda sintonia con le trasformazioni in atto nella nostra società. Essa mira, infatti, a fornire al singolo individuo un sistema di credenze, fondato sulla consapevolezza della sua originaria natura divina coincidente con il suo Sé, che gli permetta di «navigare» nel mondo virtuale in cui sempre più viviamo. Chi entra nella «cospirazione» del New Age entra in una «rete», in un «network» cioè in grado di collegarlo immediatamente, in tempo reale, con gli altri utenti di questa particolare «rete» spirituale. Si tratta di un fenomeno che è, nel contempo, popolare nel senso che è accessibile a tutti, ed elitario, perché soltanto all'élite decisa ad approfondire il collegamento, ad esempio a comprendere che cosa si celi veramente dietro la bella musica che ascolta, sarà possibile avere accesso ai siti che contano, ovviamente dal punto di vista del proprio viaggio spirituale. Si può, dunque, fare del bricolage, nel senso di mettere insieme pratiche e credenze a prima vista incompatibili (la cosiddetta religione «à la carte»). Ma questa è solo la superficie. Ciò che conta è che, attraverso questo «gioco dell'io», a prima vista solipsistico e con evidenti ricadute narcisistiche (e che può naturalmente, chissà in quanti casi, fermarsi a questo primo stadio), è possibile accedere a un livello più profondo di «realtà». Quest'ultimo coincide con la scoperta del Sé come fondamento divino e incrollabile dell'ego personale socialmente determinato, e dei collegamenti possibili, nel tempo senza tempo della Coscienza cosmica, sia con gli altri sé dispersi nella «rete» del cosmo e della società, sia soprattutto col fondamento ultimo, una Realtà immanente che può anche essere definita «dio», ma che si configura come la negazione del Dio cristiano: Mente e Coscienza cosmica, Energia, Vita in continua creazione. Merita, in conclusione, sottolineare le conseguenze pratiche e la particolare etica che ne consegue. Chi è in grado di navigare veramente in New Age diventa capace di creare da sé la propria realtà, senza bisogno dì alcuna mediazione istituzionale, tutt'al più ispirato da qualche voce interiore. Questa sorta di neoidealismo a sfondo panteistico sorprende per la sua radicalità, che semplifica complessi problemi filosofici riprendendo antiche ricette religiose tradizionali come viaggi interiori e visualizzazione creatrice, riadattate ai bisogni di una nuova religiosità modulare e flessibile, non legata a tempi e luoghi particolari, portatile al pari del computer, disancorata dal peso di memorie ingombranti, galleggiante, come la pubblicità e le soap operas, in un ottimismo di maniera pericolosamente privo di confini. Il Male non esiste, tanto meno, di conseguenza, i mali, effetto dell'ignoranza che avvolge la mente dell'ego socialmente condizionato: grazie alla gnosi particolare che fornisce la scoperta del Sé, sarà possibile rientrare in possesso della propria vera natura, ignara del tradizionale dualismo tra male e bene, sintonizzandosi con i propri simili, vivendo finalmente in armonia col cosmo. Una religione senza Dio e senza Chiesa è, infine, una religione senza Aldilà, dunque, senza giudizio. Inutilmente si cercherebbero, nei testi del New Age, termini e vissuti un tempo familiari come peccato, senso di colpa, espiazione, redenzione, grazia. Nessuno può essere ritenuto responsable per il male fatto ad altri, dal momento che il male, in realtà, non esiste.
Da Manuale di storia delle religioni di G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi