di Claudia Cinquemani Dragoni
Il Tino di Moscona è una struttura circolare posta sul rilievo omonimo posto a nord della città di Grosseto. La costruzione che ha un perimetro di m.29,60 presenta una cinta muraria profonda 2 metri circa per un' altezza massima di m. 8,60.In origine il circolo presentava due porte ad ad arco poste a sud - est e a nord – ovest. Resti di una più grande cinta circolare esterna sono delimitati da una cortina difensiva di forma trapezoidale che racchiude un perimetro di m. 375. All'interno di quest'area si riconoscono le vestigia di edifici abitativi in pietra, alcuni interessanti frammenti attribuiti a macine per cereali e due cisterne con volta a botte. Una terza cisterna si trova all'interno della prima cinta muraria. Il circolo litico di Monteleoni si trova sulla sommità del rilievo omonimo ad ovest di Montorsaio in direzione di Sticciano
La struttura muraria di m.200 di diametro ormai crollata su se stessa è formata da blocchi di pietre per lo più silicee non riquadrate. A memoria degli storici Santi e Mazzolai pare che in origine lungo il circolo murario si riconoscessero due porte poste anch'esse come per il Tino, a nord – est e a sud – ovest. La struttura del Tino di Moscona è stata recentemente oggetto di restauro e di accurati studi storico-architettonici da parte dell'Architetto Fabio Mangiavacchi che hanno fruttato un interessante saggio pubblicato a cura dell'Associazione Archeologica Maremmana.
Il circolo litico di Monteleoni invece,non ha purtroppo ancora ricevuto le dovute attenzioni dagli Enti preposti e le uniche informazioni su di esso risalgono all'indagine esplorativa di Giorgio Santi (1806) e al pregevole lavoro del Prof. Aldo Mazzolai che nella sua opera “Roselle e il suo territorio” ci fornisce anche una particolarissima foto aerea di tale insediamento. Moscona è stata popolata per tutto il medioevo:periodo al quale risalgono la cortina difensiva, le abitazioni e le cisterne. Si differenziano almeno sei tipologie murarie “ a sacco” di quello che in passato era stato probabilmente il Castello di Montecurliano. Per quanto la questione circa tale paternità sia oltremodo appassionante rimando la diatriba alle numerose ricerche sorte in materia. Desidero invece sottoporre a chi legge alcune peculiarità di questi due luoghi che hanno acceso in me il desiderio di individuarne le radici occultate dal tempo.
Il cedimento della struttura muraria del Tino ha determinato l' accumulo di notevoli masse di pietra calcarea che di fatto ha impedito l' eventuale osservazione di matrici più antiche. L' assenza di sondaggi archeologici in tale area ha contribuito a parzializzare la storia dell'insediamento, permettendo soltanto la valutazione della parte visibile. Le indagini avviate con il restauro delle murature provano che per prima fu edificata la cinta interna circolare , in seguito ad essa si aggiunsero le abitazioni, il circuito murario esterno e la cortina trapezoidale. Aldo Mazzolai riporta l' ipotesi proposta da Pasqui circa la funzione del Tino e del circolo di Monteleoni riferendole a Stazioni Italiche di avvistamento costiero. “ Il Pasqui suppose che vi dovevano essere due altre difese analoghe:una sui monti sovrastanti Vetulonia, l'altra sui monti dell'Alberese, in modo che i castellieri dovevano essere quattro........Nei mesi scorsi ne ho potuti osservare altri nella parte meridionale della Provincia di Grosseto, precisamente a Scarceta – Poggio Sciadatte, sulla riva destra del Fiume Fiora, presso Poggio Buco, con ceramica anche del bronzo e sulle cime di Poggio Petricci presso la Campigliola -Manciano”.
Tutti i tentativi di accostare il Tino a torrioni cilindrici d' oltralpe tipo i “Donjons” francesi non sono molto convincenti. Questi erano vere e proprie torri sviluppate in altezza che prevedevano fossati, ponti levatoi e una naturale inserzione nella cinta muraria. Se ci spingiamo oltre la Manica potremmo ritrovare qualche similitudine con gli shell- keep inglesi del XIII sec. Pur essendo architettonicamente simili al “nostro” Tino, possedevano però una sequenza costruttiva e una ragione difensiva del tutto diversa poiché contenevano al loro interno tutte le abitazioni civili mantenendo esternamente gli alloggi per le guarnigioni. Possibile che il circolo interno sul poggio di Moscona sia stato “ri – costruito” nel medioevo sulle vestigia di un circolo litico arcaico come i castellari della tarda età del bronzo. Certamente nel vicino Monteleoni ne riconosciamo la struttura e Mazzolai ci ha aiutato in questo avendone individuati altri nella maremma.
I 29,60 metri del diametro della cinta di Moscona pari a 100 piedi romani corrispondono a circa 36 yarde megalitiche e questo ci conduce a interessanti ipotesi sull'origine, la funzione e la popolazione che per prima ha “conquistato” l' altura. Non possiamo dimenticare che da sempre l' uomo si è preoccupato di mettere in relazione il tempo e il moto degli astri : dai primi segni legati alle fasi lunari incise su ossa dell'età della pietra o su pareti di caverne (antro della Sibilla a Cuma), alla compilazione dei primi calendari. Ad Ebla, città semitica databile al 3500 a.C. sono stati recentemente scoperti calendari lunari che dividevano l' anno in 12 mesi. Lo stesso bisogno coinvolgeva l' Europa fin dall'età del bronzo in nome di quella necessità vitale di sapere quale fosse il momento propizio per compiere azioni indispensabili alla vita di comunità. Siti megalitici di rilevante importanza come Stonhenge, nuraghe sardi, templi dell' Isola di Malta, risultano orientati secondo precisi assi solstiziali o verso la levata di particolari astri. Questo fatto ha aperto le porte ad una nuova disciplina: l' Archeoastronomia. Nel corso di una mia visita al sito di Monteleoni ho potuto notare come il circolo di pietre racchiuda un terrapieno di forma conica la cui sommità si eleva in altezza fin oltre la cortina che lo cinge. Si riconosce in questa struttura il sistema di formazione delle “motte” e delle “specchie di mira” frequenti nel salento. La cinta muraria ricorda invece i castellieri della liguria e dell'alta toscana. Un filo conduttore collega le costruzioni di tal genere pur nella loro diversità:la volontà di un popolo di trovare il suo “centro nel mondo”.
veduta aerea della Cinta di Monteleoni -foto Gori Grosseto
tratta dal libro di Aldo Mazzolai "Roselle e il suo territorio"
Da qualsiasi luogo provenisse, esso conquistava un' altura dalla quale dominava il territorio spaziando per tutto l' orizzonte visibile. Su tale luogo esso edificava tumuli e circoli di pietre,prime matrici che dettero origine alle ziqqurrat, alle piramidi, alle fortificazioni. Rilievi dai quali si poteva dominare il territorio, osservare il cielo, favorire gli Dei. Ancora ci sfugge il reale significato cultuale cosmico che permeava la vita dei nostri antenati. Più ci spingiamo nella ricerca più continuiamo a retrodatare la nascita di questa tendenza che l' uomo ha di fondere in modelli archetipici unitari le funzioni di carattere astronomico e religioso. La recente scoperta del Tempio di Gobekli Tepe sulle regioni montuose della Turchia, risalente a 12.000 anni fa, sta facendo riscrivere la storia. Sul momento sono stati portati alla luce quattro complessi di forma circolare con mura a secco grezze e pavimentazione a terrazzo ( ma si pensa ve ne siano almeno 13) che racchiudono pilastri interni a forma di “T”. I pilastri sono finemente decorati con bassorilievi che testimoniano l' edificazione da parte di una civiltà evoluta dedita all'allevamento del bestiame e alla cultura dei cereali con un culto dei morti alquanto raffinato. Allora perché non sognare di ritrovare nella nostra maremma tracce di civiltà più antiche di quelle che crediamo? In fin dei conti ancora oggi dopo migliaia di anni continuiamo ad osservare il cielo con meraviglia, ascoltando il “fruscio delle stelle”.
GLOSSARIO
ARCHEOASTRONOMIA:Scienza che si occupa dei rapporti tra i complessi neolitici e la misurazione del moto degli astri. I primi lavori di archeoastronomia in Italia furono opera di Georg Innerebner e Piero Leonardi che ebbero per oggetto i castellieri dell'Alto Adige e dove vennero poste in risalto alcune relazioni tra gli allineamenti di alcune strutture archeologiche e i punti dell'orizzonte caratterizzati dalla coincidenza con la levata o il tramonto del sole e con i moti siderali in determinati momenti dell'anno. Attualmente in Italia il Professor Adriano Gaspani dell'Università di Brera che si è anche occupato dell'Osservatorio paleo - astronomico di Poggio Rota (Pitigliano-Sovana) sta svolgendo interessanti ricerche in materia.
YARDA MEGALITICA : unità di misura pari a 0,830-0,829 metri. Poiché tale unità varia a seconda della latitudine essa è stata stabilita per un valore di 82,966 cm. Essa è risultata essere la misura più consona al ciclo annuale del sole e quindi allo scandire del tempo e delle stagioni. Relazionata con la circonferenza terrestre tramite l' anno ritualistico di 366 giorni,era frazionata per scopi pratici legati all'agricoltura.
SPECCHIE DI MIRA :addensamento di materiale litico di varia dimensione che riveste l' apice di una collinetta ( neolitico)
MOTTE:collina artificiale eretta con terreno di risulta proveniente dallo scavo del fossato che circonda l' altura stessa ed il sistema di difese in terra e legno più o meno articolato e di forma circolare o ellittica contenuto all'interno del recinto. In questa sede invece il termine identifica più genericamente terrapieni conici o quadrati che sfiorano un' altezza media di 8 metri e con un' estensione anche di 400 metri di diametro e di età indefinita. (dall'età della pietra al periodo medioevale)
CASTELLIERI: Strutture circolari di pietre a secco poste a difesa di un luogo. Presenti in tutta la dorsale appenninica e sulle Alpi.( tarda età del bronzo-età del ferro)
crediti:
Roselle e il suo territorio- Aldo Mazzolai
Il Tino di Moscona – Fabio Mangiavacchi – I Portici editore
L'Orizzonte culturale del megalitismo – Marisa Grande- Besa editore
Il Grande Cerchio di pietra degli antichi Comenses” - Adriano Gaspani - Terra Insubre editrice
Introduzione all'Archeoastronomia : nuove tecniche di analisi dei dati – Adriano Gaspani- Tassinari editrice Firenze
Astronomia e l' antica architettura sull' arco alpino – Adriano Gaspani – Pruli e Verlucca – Scarmagno TO
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Foto :Atlante Topografico della maremma grossetana
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