La respirazione è il processo di scambi gassosi che coinvolgono ossigeno e anidride carbonica. Se avviene tra le membrane capillare e alveolare, è definita respirazione esterna. Lo scambio di ossigeno e anidrite carbonica tra il sangue circolante e le cellule dell’organismo è detto respirazione interna.
La ventilazione (flusso di aria all’interno e all’esterno del torace) si compie in due fasi:
1. inspirazione quando l'aria viene introdotta nei polmoni
2. espirazione quando l’aria viene espulsa dai polmoni
Dispnea: Sensazione soggettiva di difficoltà a respirare
Rumori respiratori: Rumori secchi (Ronchi), Rumori umidi (Rantoli)
Tachipnea: Sensibile aumento del ritmo respiratorio rispetto alla norma (12-20 atti respiratori al minuto nell'adulto)
Bradipnea: Frequenza degli atti respiratori inferiore a quella normale
Iperpnea: Aumento della profondità degli atti respiratori rispetto alla norma
Ipoventilazione: Riduzione della quantità d'aria che entra nei polmoni e Iperventilazione: Serie frequente di atti respiratori
Apnea: Assenza di respirazione esterna o pausa della respirazione superiore ai 15 secondi
Respiro Cheyne-Stokes
Il respiro di Cheyne-Stokes, è una forma di respiro patologico in cui si alternano apnee di lunga durata a fasi in cui si passa da una respirazione profonda ad una sempre più superficiale per continuare poi con l'apnea.
Ogni ciclo respiratorio anomalo dura da un minimo di 45 secondi ad un massimo di 3 minuti.
Questa forma di respiro patologico si manifesta con relativa frequenza, senza apparenti cause, negli anziani e nei soggetti che stazionano ad altitudini elevate.
Alcune delle cause del respiro di Cheyne-Stokes:
encefalopatie
scompenso cardiaco e altre patologie cardiache
malattie respiratorie
ipocapnia e ipossiemia
ridotta riserva di O2
coma da sindrome mesencefalica
Respiro Biot
Descritto da Camille Biot nel 1876, il respiro di Biot è caratterizzato dall'alternanza di 4 o 5 atti respiratori rapidi di uguale profondità a fasi di apnea di durata variabile.
È un indice prognostico molto grave e di importante sofferenza del centro respiratorio bulbare. Da alcuni autori classificato distintamente dalla respirazione atassica, che prevede dei respiri più irregolari seguiti comunque da apnea, è associato ad asincronia delle contrazioni dei muscoli intercostali e del diaframma, che vengono a trovarsi in fase respiratoria opposta
Tra le cause patologiche del respiro di Biot:
tumori endocranici
edema cerebrale
infezioni
Respiro Kussmaul
Descritto da Adolph Kussmaul nel 1800, il respiro di Kussmaul è caratterizzato da respiri lenti con inspirazioni profonde e rumorose a cui segue una breve apnea inspiratoria, continuando con una espirazione breve e gemente con una lunga pausa post espirazione.
Solitamente si associa ad acidosi metabolica severa, come nel caso del diabete mellito scompensato (chetoacidosi diabetica).
Altre cause patologiche del respiro di Kussmaul:
uremia
lesioni mesencefaliche
intossicazione da etanolo
ipossiemia
Respiro Fallstaff
A differenza delle altre forme patologiche di respiro, il respiro di Fallstaff prende il nome da un personaggio non reale, descritto come fortemente sovrappeso e dal russamento decisamente rumoroso, inventato da Shakespeare per la sua opera “Enrico IV” nel 1956.
Questo pattern respiratorio è infatti tipico dei soggetti obesi.
Durante il sonno, a causa della posizione, negli obesi, si verifica una modificazione della struttura muscolo scheletrica che porta la faringe a collassare provocando in questo modo un'ostruzione parziale o totale al flusso dell'aria che diventa piuttosto turbolento e che genera così il particolare russamento.
Il soggetto, in seguito all'ostruzione del flusso d'aria si sveglia, seppur per pochi secondi, oppure russa con più forza, con il problema che si ripresenta piuttosto spesso nel corso del sonno, fino a centinaia di volte.
1. ETA’: con la crescita si ha un aumento della capacità polmonare e con il suo aumento è sufficiente una frequenza respiratoria più bassa per garantire gli scambi gassosi (neonati circa 40 atti respiratori al minuto, bambini 30, adolescenti 25, adulti 20). Con l’età matura si riduce l’elasticità polmonare e di conseguenza la capacità polmonare e quindi si ha un aumento della frequenza respiratoria.
2. ESERCIZIO FISICO: con l’esercizio fisico aumenta la necessità di ossigeno e di eliminare l’anidride carbonica, nonché di ridurre il calore prodotto. L’organismo risponde aumentando la frequenza e la profondità del respiro.
3. SESSO: normalmente gli uomini hanno una capacità polmonare maggiore delle donne, quindi una frequenza respiratoria minore.
4. ALTITUDINE: l’ossigeno contenuto nell’aria a livello del mare (21%) diminuisce con l’aumentare dell’altitudine riducendo la quantità di emoglobina satura. Per compensare la rarefazione dell’ossigeno aumentano la frequenza e la profondità del respiro.
5. POSTURA: una postura eretta favorisce la piena espansione del torace. Una posizione curva o sdraiata impedisce la completa espansione del torace, ne consegue un aumento della frequenza e della profondità del respiro.
6. STRESS: l’ansia o lo stress stimolano il sistema nervoso simpatico e quindi si ah un aumento della frequenza e profondità del respiro
7. FARMACI: i narcotici diminuiscono la frequenza e la profondità del respiro. I broncodilatatori riducono la frequenza dilatando le vie respiratorie. Le anfetamine e la cocaina aumentano la frequenza e la profondità.
8. FEBBRE: l’apparato respiratorio costituisce un sistema per la dispersione del calore in eccesso e quindi in presenza di febbre aumenta il calore e anche la frequenza respiratoria per disperderlo.
9. DOLORE: il dolore altera la frequenza e la profondità degli atti respiratori, questi divengono più superficiali. Inoltre se il dolore è a livello toracico il paziente potrebbe inibire o ridurre i movimenti del torace.
10. PATOLOGIE: ridotti livelli di emoglobina come nell’anemia riducono la capacità del sangue a trasportare ossigeno, aumentando la frequenza e profondità del respiro. Danni del midollo allungato (traumi) influiscono sul centro del respiro e inibiscono la frequenza e il ritmo respiratorio. Le patologie polmonari croniche (enfisema, bronchite, asma) possono alterare il respiro.
Tecniche di rilevazione
• Rilevare gli atti respiratori durante il sonno o senza farsi accorgere.
• Guardare i movimenti respiratori (inspirazione ed espirazione) o appoggiare una mano sul petto per un minuto di orologio.
• Registrare il dato e segnalare eventuali alterazioni.
Bisogna inoltre tenere sotto osservazione:
• la simmetricità dell’espansione del torace,
• i rumori del respiro,
• l’uso della muscolatura,
• il movimento degli spazi intercostali,
• il colore della cute,
• l’espressione del viso,
• il livello di coscienza,
• l’alitamento delle pinne nasali
• la retrazione dello sterno.
SITOGRAFIA: