Dal 19 settembre 2025 al 24 febbraio 2026 i Musei Civici del Castello Visconteo hanno ospitato la mostra Pavia 1525: le arti nel Rinascimento e gli arazzi della battaglia, organizzata nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dalla Battaglia di Pavia.
In esposizione, in via eccezionale, i sette spettacolari arazzi del Museo di Capodimonte di Napoli che raffigurano la Battaglia di Pavia: un prestito straordinario per restituire alla città la narrazione visiva dell’evento che ne segnò la storia, immortalato con straordinaria sensibilità pittorica dalla scuola fiamminga di Bernard van Orley.
La mostra propone un percorso immersivo tra opere di Leonardo da Vinci, Pietro Perugino, Ambrogio Bergognone e altre figure centrali del Rinascimento, con prestiti da alcune delle più importanti istituzioni museali italiane e internazionali. Il visitatore potrà ammirare dipinti, disegni, sculture, codici miniati, oggetti d’arte decorativa e un magnifico coro ligneo cinquecentesco proveniente dalla chiesa di San Marino, appositamente restaurato.
Un’occasione unica per riscoprire Pavia come crocevia di arte, politica e cultura, in un dialogo continuo tra memoria storica e bellezza artistica.
Antica capitale del regno longobardo, negli anni di Gian Galeazzo Visconti (dal 1578 a 1402) Pavia è centro culturale nevralgico dello stato visconteo, crocevia di istanze artistiche europee, fucina del Gotico internazionale.
Nel 1447, con la morte di Filippo Maria Visconti, a Milano nasce la Repubblica Ambrosiana e termina il governo dei Visconti sulla Lombardia ducale.
Pavia è tra le prime città che appoggiano Francesco Sforza nella sua riconquista del ducato del suocero Visconti. Con Pavia gli Sforza ereditano il mito dell'ascendenza regia longobarda, una delle più importanti università dell'Italia settentrionale e uno splendido castello le cui pareti erano ancora decorate con le opere di maestri del calibro di Giovannino de Grassi, Jean d'Arbois, Michelino da Besozzo, Gentile da Fabriano, Pisanello.
A cogliere appieno il senso 'politico' della passata stagione artistica sono i primi due duchi Sforza, Francesco e Galeazzo Maria. Quest'ultimo risiede spesso a Pavia e rinnova il castello con l'intenzione di fare rivivere i fasti del bisnonno Gian Galeazzo Visconti, allestendo una nuova cappella dalla fama pari a quella delle grandi cappelle regie e imperiali europee dove erano conservati dipinti raffinati e reliquie preziose. Il castello sarà la dimora privilegiata del successore Gian Galeazzo Sforza, qui relegato con la consorte Isabella d'Aragona dallo zio Ludovico il Moro, che di fatto reggeva il ducato. A lui si deve la rinascita del cantiere della Certosa e la fondazione della nuova cattedrale, che segnano un tassello fondamentale della politica artistica ducale.
Il magnifico cantiere della Certosa riveste un ruolo nodale negli scambi artistici tra centri diversi della Penisola e anche nella formazione di generazioni di artisti pavesi, che operano in molti edifici di culto cittadini (da San Salvatore a San Teodoro, da San Francesco a Santa Maria del Carmine, a San Marino).
Parallelamente, il Duomo con il suo grandioso progetto incompiuto dimostra le ambizioni della città e della dinastia regnante di creare uno spazio religioso all'avanguardia ispirato ad antichi edifici (come Santa Sofia a Costantinopoli) e in grado di costituire un modello per i grandi cantieri del Cinquecento.
La stagione di fermento artistico che ha il suo apice nel ducato di Ludovico il Moro troverà una battuta d'arresto con la battaglia del 1525, che segna il fallimento delle aspirazioni francesi sul ducato di Milano facendolo passare sotto l'egemonia ispano-imperiale.
Questa mostra ha l'obiettivo di far rivivere l'età d'oro dell'arte pavese tra i fasti della corte sforzesca e l'evento della battaglia.