La Certosa di Pavia è stata fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti all'interno di un compiuto progetto di devozione e propaganda per immagini.
La chiesa del complesso monastico era dedicata a Santa Maria delle Grazie (da cui l'acronimo "GRA CAR", Gratiarum Chartusia, Certosa delle Grazie) e doveva avere funzione di cappella privata e mausoleo per la famiglia ducale.
Con Ludovico il Moro, salito al potere del Ducato di Milano, negli ultimi due decenni del Quattrocento il cantiere decorativo assume una dimensione davvero importante, richiamando artisti da tutta la regione, in particolare da Milano.
Le attenzioni degli scultori si concentrano specialmente sulla configurazione della facciata della chiesa certosina, sulla fornitura di qualche rara pala d'altare e di elementi architettonici intagliati.
I pittori - facenti capo alla bottega famigliare di Ambrogio e Bernardino Bergognone e alla società di Jacopino de Mottis (della quale - tra gli artisti rappresentati in mostra - è parte anche Bernardo Zenale) - intraprendono invece la decorazione della chiesa delle Grazie, fornendo pale d'altare e realizzando ampi cicli ad affresco, che vanno a coprire le volte dell'edificio e le pareti del transetto, con formule decorative ampiamente debitrici alle novità di Donato Bramante.
I due rilievi con l'Orazione di Cristo nell'orto e l'Andata al Calvario, insieme alla Flagellazione (esposta più avanti), sono scolpiti entro scatole prospettiche con un profondo 'sottosquadro' (un incavo che forma un angolo acuto col piano del fondo), con le figure in rilievo in primo piano e gli sfondi a "stiacciato" (cioè a rilievo quasi piatto). Conservati dalla fine dell'Ottocento al Musco della Certosa di Pavia, appartenevano probabilmente a un altare marmoreo dedicato alla Passione di Cristo successivamente smembrato.
L'attribuzione, assai dibattuta, è qui assegnata a Giovanni Antonio Amadeo, principale scultore pavese attivo in Certosa.