Le risonanza della "nuova" architettura "moderna" è offerta dalla circolazione a Pavia della famosa incisione di Bernardino Prevedari, realizzata da un disegno di Bramante, raffigurante l'interno di un tempio all'antica i cui elementi furono ripresi da numerose opere d'arte, come vediamo qui in mostra nelle sculture dell'Amadeo, di Gabriele da Rho e nel Presepe di Trognano.
A Bramante è attribuito anche il primo progetto della nuova Cattedrale di Pavia, fondata nel 1488, che, insieme a quello della Certosa, costituisce l'altro grande cantiere di aggregazione di maestranze locali e presenze "foreste". A una prima ideazione con pianta centrale seguì l'elaborazione di un progetto longitudinale, che trova nel modello ligneo una magnifica esemplificazione: la fase ideativa passò probabilmente attraverso la produzione di altri modelli, realizzati, forse in materiali effimeri, dagli ingegneri della Fabbrica del Duomo Giovanni Antonio Amadeo e Cristoforo Rocchi.
Solo quattro secoli dopo l'opera ebbe compimento nell'attuale conformazione, che tornò alla pianta centralizzata.
Negli anni a cavallo tra Quattro e Cinquecento, la sperimentazione sulla pianta di edifici ecclesiastici era al centro delle riflessioni dei maggiori artisti e architetti italiani, come mostrano i disegni esposti in questa sala, dovuti a Francesco di Giorgio Martini e Leonardo, che furono chiamati a Pavia a giudicare i lavori in corso nel cantiere del duomo.
Giunto a Milano, Leonardo riceve da Ludovico il Moro la commissione di una statua equestre di dimensioni superiori al vero dedicata a Francesco Sforza, padre di Ludovico, per celebrare la grandezza della famiglia Sforza e consolidarne il prestigio politico e dinastico.
Non stupisce, in quest'ottica, che il Maestro fiorentino realizzi negli anni un'ingente quantità di disegni con questo soggetto, conservati, come riporta Vasari, in «un libro di notomia di cavagli fatta da lui per suo studio».
Suoi modelli prediletti erano i cavalli di razza di Galeazzo Sanseverino, capitano delle truppe sforzesche, che aveva le sue stalle presso il Castello di Mirabello, vicino a dove si svolse la Battaglia del 24 febbraio 1525, in cui lo stesso perse la vita. Il disegno qui accanto ritrae proprio uno dei cavalli del Sanseverino, come indicato nell'iscrizione che ne fornisce anche il nome: "Giannetto Grosso".
Questo straordinario manufatto, composto da oltre 500 pezzi di legni di varie essenze, montati a incastro, intagliato in ogni dettaglio esterno e interno, costituisce uno dei più grandi e importanti modelli lignei della storia dell'architettura. Era un vero e proprio progetto tridimensionale che doveva mostrare l'edificio che si andava costruendo in tutti l suoi dettagli, aiutando così le maestranze del cantiere durante la costruzione.
Esso testimonia un progetto elaborato con l'apporto di grandi architetti, da Bramante a Leonardo.
La costruzione del duomo di Pavia ebbe una vicenda secolare, iniziata il 29 giugno 1488 con la posa della prima pietra sul luogo ove sorgevano le chiese gemelle medievali, Santo Stefano e Santa Maria del Popolo.
La lavorazione di un modello tridimensionale dovette avviarsi contestualmente, da parte dell'ingegnere e intagliatore Cristoforo Rocchi, sostituito poi nel 1497 da Giovanni Pietro Fugazza, e in seguito con l'intervento di altri intagliatori fino al 1526.