La mostra si apre con il più importante pittore pavese della prima metà del Quattrocento, Donato de' Bardi, attestato a Pavia giovanissimo nel 1402 e poi documentato in Liguria dal 1405 al 1450, dove si firmerà con orgoglio "Donatus comes Bardus papiensis pinxit hoc opus" (Donato di Pavia conte di Bardi dipinse quest'opera).
La sua arte costituisce la premessa fondamentale per la formazione di due maestri centrali per il Rinascimento a Pavia: Vincenzo Foppa, autore della Pala Bottigella, esposta qui a fianco, e Ambrogio Bergognone, di cui si troveranno diversi dipinti nelle prossime sale.
Le tre opere tarde di Donato qui esposte testimoniano la sua capacità di sintesi tra gli stimoli d'Oltralpe, filtrati attraverso la cultura di maestri come Jan van Eyck, Petrus Christus e Robert Campin, e la tradizione lombarda, caratterizzata da una profonda umanità.
La figura di Donato risulta così essenziale per comprendere il momento di fervore culturale a Pavia durante il periodo di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano dal 1396 al 1402, che aveva installato la sua corte nel Castello pavese e ne aveva fatto un crocevia di esperienze internazionali, dando vita a una straordinaria stagione artistica.
L'opera riveste un ruolo di grande importanza nel panorama della pittura lombarda rinascimentale, costituendo uno dei primi esempi, in questa regione, di pala d'altare in cui le figure sono riunite in uno spazio reso unitario dalla prospettiva. Questo segna un allontanamento dal tradizionale polittico a scomparti di età gotica, anche se le decorazioni in pastiglia dorata richiamano ancora quell'eredità stilistica.
Il dipinto, che risulta concluso intorno al 1487, era stato commissionato a Foppa per la cappella della familia Bottigella nella chiesa domenicana di San Tommaso a Pavia, dove ornava l'altare che custodiva le spoglie della beata Sibillina Biscossi (1278-1367), acquistate da Giovan Matteo Bottigella. Il nobile umanista, consigliere e segretario dei Visconti e poi degli Sforza, è ritratto di profilo, davanti a fra Domenico da Catalogna, mentre di fronte a lui è inginocchiata la moglie Bianca Visconti, accompagnata dalla Beata.
Le tre tavole provengono da un unico complesso: probabilmente facevano parte di un pentittico, ossia un polittico formato da cinque pannelli, con a sinistra Sant'Ambrogio e San Giovanni Battista (che sta indicando il Bambino ipoteticamente presente nel perduto pannello centrale), mentre a destra dovevano trovarsi un San Girolamo (ora conservato in collezione privata), e il Santo Stefano. Le tavole sono accomunate, infatti, oltre che dalle dimensioni pressoché identiche (fa eccezione il San Giovanni Battista, fortemente ridimensionato in tutti e quattro i lati e reso quindi un mezzobusto), da clementi come il profilo a tre archetti tondi dello sfondo dorato - testimone di una perduta cornice trilobata - e la profilatura esterna delle aureole.