La battaglia di Pavia fu uno dei grandi eventi della storia europea. Segnò il culmine del conflitto tra le due maggiori potenze dell'epoca: l'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V - che regnava su Spagna, Napoli, Sicilia e Sardegna e controllava i Paesi Bassi, la Franca Contea e i territori austriaci degli Asburgo - e Francesco I, re di Francia, che controllava il Ducato di Milano.
L'Imperatore desiderava assumere il controllo di Milano e della Borgogna, per accerchiare completamente la Francia. Da parte sua, Francesco I mirava a conquistare il Regno di Napoli e a sventare la minaccia imperiale.
Nell'ottobre del 1524, Francesco I scese in Italia alla testa del suo potente esercito, deciso a riconquistare la Lombardia, da poco presa dalle forze imperiali spagnole. L'esercito imperiale, cercando di evitare una battaglia all'aperto contro i francesi, molto più numerosi, abbandonò Milano e si ritirò a Lodi, lasciando però una forte guarnigione nella città di Pavia. Con questa mossa sperava di rallentare l'inesorabile avanzata francese e di guadagnare tempo per costituire un nuovo esercito.
La difesa di Pavia fu affidata ad Antonio de Leyva, uno dei più fedeli condottieri di Carlo V, che comandava quasi mille uomini delle truppe spagnole e cinquemila lanzichenecchi tedeschi.
Invece di inseguire e distruggere i resti delle forze imperiali spagnole in ritirata, Francesco I decise di assediare Pavia, sicuro di poter prendere facilmente la città. L'assedio continuò per molti mesi, dall'ottobre 1524 al febbraio 1525, quando i due eserciti infine si affrontarono in una battaglia che durò non più di due ore: la vittoria di Carlo V fu devastante. Dopo essere caduto da cavallo, il re di Francia fu catturato, segnando il momento decisivo per l'intera guerra.
La battaglia confermò l'abilità dei comandanti imperiali spagnoli e dei loro archibugieri a fronte della mediocre capacità dei nobili cavalieri francesi ancora fermi all'età feudale. L'elemento decisivo che determinò la vittoria di Carlo V a Pavia fu la superiorità tenologica della fanteria spagnola, dotata di armi da fuoco all'avanguardia per l'epoca. Le nuove armi da fuoco cambiarono il volto della guerra, gettando un ponte tra Medioevo ed Età moderna.
Per celebrare la vittoria della battaglia, Willem e Jan Dermoyer protagonisti della produzione di arazzi belga all'apice della loro fama, realizzarono un ciclo di sette arazzi su disegni di Bernard van Orley. Degli arazzi si ha traccia per la prima volta quando furono offerti come dono diplomatico a Carlo V nel 1531, da una delegazione delle Province dei Paesi Bassi durante un incontro ufficiale al Palazzo di Coudenberg a Bruxelles. In seguito a una serie di eventi, il ciclo di arazzi entrò a far parte dei beni della potente famiglia d'Avalos, napoletani di origine spagnola i cui antenati Ferrante e Alfonso d'Avalos combatterono con grande onore nella battaglia di Pavia. Ferrante, grande capo militare sposato con Vittoria Colonna, fu ferito nella battaglia e morì nel dicembre del 1525.
Nel 1862, dopo più di tre secoli, Alfonso V, marchese di Pescara e ultimo discendente della famiglia, donò allo Stato italiano 335 oggetti. Questo patrimonio rappresentava una parte della collezione d'Avalos che risaliva al XVI secolo e comprendeva i sette arazzi (valutati 5500 ducati ciascuno), l'Apollo e Marsia di Ribera (valutato 800 ducati) e molte altre opere.
Esposti all'inizio del Novecento nel Palazzo degli Studi del Museo Nazionale di Napoli, gli arazzi furono poi portati alla Reggia di Capodimonte nel 1957, in occasione dell'inaugurazione delle grandi gallerie di Capodimonte.
Dopo un accurato restauro che li ha riportati al loro originario splendore, gli arazzi, impreziositi da notevoli quantità di oro e argento, vengono presentati per la prima volta in modo da unire e ricostruire il paesaggio di fondo della scena, offrendo una visione completa degli eventi della battaglia. Quella di Pavia è la degna tappa conclusiva di una serie di mostre che li hanno visti protagonisti in alcuni tra i più importanti musei d'America, al Kimbell Art Museum di Forth Worth, al Fine Arts Museum di San Francisco e al Museum of Fine Arts di Houston.
Arazzo 1: Irruzione delle salmerie imperiali nel campo di battaglia e resa dei picchieri svizzeri dell'esercito francese.
Arazzo 2: Cattura del re di Francia Francesco I.
Arazzo 3: Avanzata dell'esercito imperiale e contrattacco della gendarmeria francese guidata da Francesco I.
Arazzo 4: Attacco dell'esercito imperiale, guidato dal marchese di Pescara, alla cavalleria francese e dei lanzichenecchi, guidati da Georg von Frundsberg, all'artiglieria francese.
Arazzo 5: Invasione del campo francese e fuga delle dame e dei civili.
Arazzo 6: Sortita delle truppe imperiali assediate da Pavia e rotta degli svizzeri.
Arazzo 7: Fuga della retroguardia francese e ritirata del duca d'Alençon oltre il Ticino.