Frank Gehry sviluppa la sua pratica architettonica lavorando sulla massa e sui volumi attraverso sei azioni fondamentali:
Assemblare – Unisce elementi eterogenei creando composizioni dinamiche. Nella Casa Spiller (1978-1979) utilizza aperture autonome e strutture informali, mentre nella Casa Gehry (1978) avvolge un’abitazione esistente con un nuovo volume metallico, enfatizzando materiali grezzi e un’estetica povera (cheapscape).
Spaziare – Genera spazi di relazione tra edifici, dando valore agli interstizi. Nel Padiglione ospiti della Residenza Winton (1983-1987) alterna volumi per creare un’esperienza dinamica, mentre nella Loyola Law School (1978-1991) frammenta il campus in edifici separati che modellano lo spazio pubblico.
Separare – Divide i volumi in entità distinte per creare nuove spazialità. Nel Centro Edgemar (1984-1988) scava la massa edilizia generando piazze e percorsi articolati, mentre nel Museo California Aerospace (1982-1984) frammenta l’edificio in sezioni distinte, accentuando la verticalità e il dinamismo.
Fondere – Unisce i volumi per generare continuità spaziale. Nel Centro di arti visive di Toledo (1990-1992) combina materiali e forme per integrarsi con l’ambiente, mentre nell’allestimento della mostra The Architecture of Frank Gehry (1986) utilizza materiali e sculture per un’esperienza immersiva.
Slanciare – Esprime movimenti e traiettorie dinamiche nei volumi. L’Auditorium Walt Disney (1988-2003) è caratterizzato da superfici curve che si innalzano come fiori, mentre il Museo Guggenheim di Bilbao (1991-1997) intreccia volumi fluidi per creare un’iconica forma scultorea.
Liquefare – Crea edifici dalle forme fluide e smaterializzate. Il Centro EMR (1992-1995) si espande come un organismo vivente nel paesaggio, mentre la Casa Lewis (1989-1995) adotta volumi curvi e riflettenti che evocano l’acqua, dissolvendo il confine tra interno ed esterno.
Gehry rivoluziona l’architettura destrutturando la rigidità geometrica, plasmando edifici con forme organiche e sperimentando materiali industriali.