Risultando impossibile difendere i propri piccoli di casa da ogni rischio che gli stessi possono incontrare sul web, la tecnica migliore per proteggerli è quella di porre in essere una serie di comportamenti preventivi che possano consentire loro, sin dal primo momento in cui approcciano ai servizi digitali, di riconoscere tutte le situazioni di pericolo e di percepire i “campanelli di allarme”, non solo per proteggerne la privacy ma anche e soprattutto per tutelarne la libertà online.
Le possibili “best-practices” da porre in atto, supportate dal Garante e dalla Polizia Postale, possono essere:
Imporre delle regole per controllare e limitare, nei limiti del possibile, l’interazione online: è opportuno che il bambino capisca sin da subito che un abuso degli strumenti digitali non è salutare, e che può accedere solo a determinati contenuti, aiutando gli stessi a sviluppare il proprio autocontrollo e spirito critico;
Evitare che siano diffuse foto del minore sul web, specialmente sui social, anche da parte di amici e parenti: tali immagini, anche se innocenti, sono facile bersaglio dei pedofili digitali, specie ove non protette nemmeno da filtri che ne garantiscano una condivisione limitata (è il caso tipico delle foto dei minori sui social);
Installare software di parental control che consentano di apporre adeguati filtri al web, tramite apposite “black-list”, verificandone periodicamente l’efficacia e la funzionalità;
Utilizzare insieme giochi e app per comprenderne il funzionamento e capirne la effettiva utilità e le possibili deviazioni, o farli giocare in luoghi ove poter vigilare su di loro senza che si sentano controllati (ad esempio, in stanze centrali della casa);
Parlare insieme dei rischi connessi all’utilizzo del web e ascoltare ciò che i propri bambini hanno da dire, per riconoscere i segnali di pericolo in tempo: aiutare i bambini a comprendere quando una determinata situazione sta diventando rischiosa per loro stessi e quali strategie possono mettere in atto per tutelarsi è di fondamentale importanza, non potendo il genitore essere onnipresente nel momento in cui gli stessi interagiscono con gli altri. Ciò li aiuta anche a sentirsi maggiormente a proprio agio quando succede qualcosa che li preoccupa, spingendoli ad aprirsi con un adulto per cercare aiuto senza aver paura di essere messi in castigo per ciò che hanno fatto. I cosiddetti “groomers” (pedofili) contano, infatti, sul silenzio e sulla paura delle proprie vittime per ottenere ciò che vogliono;
Insegnare ai bambini più piccoli l’importanza di non rivelare in Rete la loro identità né dei propri familiari o amici, educandoli al rispetto della loro privacy e di quella altrui;
Incoraggiare i bambini ed i ragazzi (specie sui social network) a non riporre eccessiva fiducia negli amici “online”, specie se adulti (come dice il detto: fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio);
Far capire che qualunque soggetto che reputino “indesiderato” e che li importuni ed infastidisca in qualunque modo può essere bloccato ed opportunamente segnalato senza che ciò comporti per loro alcuna conseguenza, se non quella di metterli al riparo da situazioni scomode;
Aiutare i ragazzi, in particolar modo adolescenti e preadolescenti, a capire che non è prudente accettare inviti da parte di persone conosciute sul web, specie ove queste richiedano incontri appartati, di nascosto, o avanzino richieste a sfondo sessuale;
Spiegare che le mail possono essere fonte di virus, troyan o spyware in grado di alterare il funzionamento del dispositivo e sottrarre importanti dati personali;
Educare i ragazzi ad un uso educato e corretto delle app e dei giochi, insegnando agli stessi a non reagire alle provocazioni o a messaggi di tipo volgare e/o offensivo: è opportuno, infatti, far capire ai bambini che trattare ed essere trattati correttamente è un diritto ed un dovere di tutti gli utenti del web;
Non incolpare mai i bambini e i ragazzi qualora siano stati vittime di abusi online: la colpa è sempre di chi commette il reato e mai della vittima, specie ove di minore età.