PREMESSA
La 5^ guerra veneto-turca (conosciuta come la guerra di Candia) venne combattuta per la maggior parte nell’isola di Creta dalla Repubblica di Venezia contro l’Impero Ottomano.
Dopo la conquista di Cipro ad opera dell'impero ottomano, l'isola di Creta era l'ultimo dei grandi possedimenti d'oltremare di Venezia.
La posizione strategica dell’isola di Creta fece sì che esso divenne un obiettivo necessario per l’ espansione ottomana, anche perché le sue dimensioni, il suo suolo fertile, nonché il cattivo stato delle sue fortificazioni, la rendevano molto più appetibile di Malta.
Da parte veneziana vi era perciò una grande attenzione a non provocare gli Ottomani per non dar loro un pretesto per muovere alla conquista dell'isola.
I veneziani erano molto attenti riguardo ai termini dell'ultimo trattato con l'Impero ottomano, che permise oltre 60 anni di relazioni pacifiche.
CAUSE
Ma all’inizio dell’ XVII secolo la situazione si fece più pericolosa; nel 1638 la flotta veneziana attaccò un convoglio di pirati rifugiati nel porto ottomano di Valona, bombardando anche la cittadina, e il sultano Murad IV si infuriò talmente tanto da far giustiziare tutti i veneziani presenti nel suo impero.
Il 28 settembre 1664 sei navi dei cavalieri di Malta attaccarono nel mar Egeo un convoglio di navi turche, sconfiggendole, rendendo schiavi gli uomini e violentando le donne.
CONFLITTO
I turchi radunarono una flotta di 400 navi e 60.000 uomini ma, invece di far rotta per Malta per vendicare il convoglio affondato dall'ordine cavalleresco, attaccarono Creta.
Gli ottomani riuscirono a conquistare la maggior parte dell’isola tranne la città-fortezza di Candia.
Candia era dotata di una fortezza all'avanguardia, capace di resistere a lungo all'assedio grazie alla possibilità di essere rifornita via mare dal porto collegato.
Per i veneziani l’unica speranza di vittoria contro i numerosi turchi sull’isola era il costante flusso di rifornimenti a Candia; inevitabilmente la guerra si spostò in mare con le due flotte in continuo ed incessante scontro per la supremazia navale.
I veneziani capirono subito che per cacciare gli ottomani dall’isola di Creta serviva bloccare i rifornimenti turchi all’isola, e per riuscirci dovevano bloccare lo stretto di Dardanelli; tra il 1654 e il 1657 i veneziani tentarono una serie di spedizioni militari per cercare di alleviare la pressione nemica sull’isola di Creta ma nessuna ebbe successo, ma nel 1669 dopo un trattato che consegnò Creta in mano agli Ottomani Candia fu costretta ad arrendersi e si concluse così un assedio durato 22 anni.
LA CONGIURA FINANZIARIA ED ECONOMICA
Alle ingenti spese militari si aggiunsero anche i danni causati dalla peste, che misero in ginocchio l'economia veneta.
Ruggiero Romano indicò il quadriennio tra il 1619 e il 1622 come il "giro di boa" con cui si apre la fase deflattiva che caratterizza la crisi economica del '600; Venezia non fa eccezione, e subisce molto la recessione che colpisce i partner storici della Repubblica: l'Impero Ottomano, che nel 1603 dovette svalutare l'aspro, la valuta allora in uso nell'Impero, e la Germania, devastata dalla Guerra dei Trent'anni in cui era stata coinvolta a partire dal 1618.
LA GUERRA
Era fatto sicuro che, dopo la caduta di Cipro, Candia, che si trovava all'interno dei domini del sultano, divenisse automaticamente il prossimo obiettivo dei Turchi.
Il 28 settembre 1664 sei navi dei Cavalieri di Malta attaccarono nel mar Egeo una flottiglia turca, catturando e saccheggiando le navi, secondo le regole della guerra di corsa, per poi ripiegare sulla costa cretese in cerca di un rifugio per riposarsi e spartire il bottino. Il Senato veneziano comprende subito la gravità della situazione: il Divano, il governo turco, avrebbe utilizzato l'incidente per accusare la Serenissima di complicità e avere un ottimo casus belli per riaprire le ostilità. Il 30 aprile la flotta ottomana salpa da Costantinopoli, e il 23 giugno giunge nel golfo della Canea: la flotta è composta da oltre cento vascelli da guerra, circa trecentocinquanta navi da trasporto e più di cinquantamila uomini a bordo. Le truppe ottomane conquistano in pochissimo tempo l'isola, eccezion fatta per la capitale Candia, munita di fortificazioni all'avanguardia e rifornita via mare. Solo sul fronte dalmata le truppe venete riportano delle vittorie, come la presa della fortezza di Clissa nel 1648. La guerra sembrava senza fine, e prosciugava anno dopo anno le casse dei due rispettivi stati, già ridotte al minimo a causa della paralisi dei commerci causata dalla guerra nel Mediterraneo: in un clima simile era impossibile tentare un accordo di pace senza provocare rivolte e tumulti. Nel 1656 Lorenzo Marcello, comandante di una squadra navale per conto della Serenissima, tentò una battaglia decisiva davanti allo stretto dei Dardanelli, infliggendo agli Ottomani la più grave sconfitta del conflitto, ma morto lui in battaglia e ferito il suo secondo, Lazzaro Mocenigo, la squadra veneta ripiega in patria. Viene tentata dal Mocenigo un'impresa simile anche nel 1657, ma fallisce causando la morte dello stesso comandante veneziano. Il 7 settembre 1659 viene firmata la pace dei Pirenei, una pace tra Spagna e Francia che sembra favorire Venezia sul fronte turco: nell'agosto 1660 Almerigo d'Este parte alla volta di Candia con un poderoso corpo di spedizione di 4.000 soldati, con l'obiettivo di riconquistare la Canea e cooperare alla difesa di Candia, e da quel momento fino al 1668 molti altri nobili accompagnati da squadre di soldati giungeranno a Candia per partecipare alla difesa della città, ma si riveleranno inutili in quanto ottimi cavalieri, ma pessimi nel tipo di guerra in corso. Inizia nel 1667 l'arco finale dell'assedio, durato tre anni e condotto a suon di artiglierie e mine contro il labirinto di fortificazioni venete che permette ai difensori di massacrare quasi 20.000 nemici. Solo nel 1669 il provveditore generale Francesco Morosini, vista l'impossibilità di difendersi oltre, sceglie la resa con delle clausole generose da parte dei Turchi: i Veneziani, difensori e abitanti dell'isola, potranno andarsene dall'isola illesi e trasportando tutto ciò di prezioso che hanno, il materiale bellico, le icone sacre e gli archivi; la Serenissima cederà tutta l'isola all'Impero Ottomano, eccezion fatta per le tre penisole di Grabusa, Suda e Spinalunga; manterrà inoltre tutte le conquiste fatte in Dalmazia.
A Venezia il Morosini verrà processato a causa della sua decisione, ritenuta unilaterale e presa senza previo consulto del Senato, dettata dall'improvvisa fuga di Andrea Barozzi, ingegnere militare cretese di origine veneziana che aveva consegnato ai Turchi i disegni della fortezza di Candia, consentendo alla loro artiglieria di migliorare decisamente la potenza distruttiva dei colpi, e rendendo impossibile ogni ulteriore resistenza.
Morad IV
Il Doge Sebastiano Venier
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Candia
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Spedizione_veneziana_dei_Dardanelli
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Battaglia_dei_Dardanelli_(1656)
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Candia
Giuseppe Gullino, Storia della Repubblica veneta, pp. 239-247
T. Raffaele, B. Giacomo, S. Marcello, P. Mattias, Francesco Miotto (PCTO, a.s. 23-24)