In un’epoca in cui la vita dei minori si intreccia indissolubilmente con la rete, il divario tra l’accessibilità tecnologica e la maturità emotiva degli utenti più giovani è diventato una delle sfide sociali più urgenti. Sebbene internet rappresenti una risorsa infinita di conoscenza, la facilità con cui i minori possono aggirare i controlli basati su semplici autodichiarazioni ha esposto un’intera generazione a rischi, dal cyberbullismo all’accesso a contenuti inappropriati. In questo scenario, l’Europa e l’Italia stanno promuovendo una svolta tecnologica e legislativa, l’adozione di un app: l'Age Verification.
Questa permette di dimostrare l'età dell‘utente senza rivelare le informazioni personali. Il sistema è stato pensato per impedire a bambini e ragazzi di accedere ai social prima della maggiore età. L'obiettivo principale è rendere internet più sicuro nei confronti dei minori, dato che, adesso sempre più giovani navigano online senza controllo da parte degli adulti di riferimento. La Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, annunciando il progetto ha ricordato a tutti i genitori che l'educazione dei figli spetta a loro, ma ha anche sottolineato quanto sia importante avere gli strumenti per aiutarli. Il sistema di verifica dell'età dell'utente prevede solo la registrazione dove viene utilizzato un documento ufficiale, controllato da soggetti autorizzati e indipendenti. Dopo la verifica l'app crea un “certificato digitale” nel quale, per privacy, non sono presenti le informazioni personali ma solo se l'età dichiarata è giusta.
Tutto questo ha alla base tecnologie avanzate, sviluppate nel corso dei secoli e chiamate “prove a conoscenza zero", in grado di ‘filtrare’ l’accesso alla rete senza violare la privacy.
Non tutti però approvano l’idea, ad esempio, il consulente per la sicurezza americano Paul Moore ha fortemente criticato l’iniziativa, rilevando diverse criticità sulla sicurezza.
In ogni caso l'introduzione della verifica dell'età basata su prove a conoscenza zero segna la fine dell'era del "far west" digitale, dove l'identità era un dato non chiaro o, al contrario, eccessivamente esposto. L'Italia, ponendosi all'avanguardia in questo percorso, dimostra che la tutela dei cittadini più fragili passa attraverso soluzioni ingegneristiche intelligenti che proteggono l'anonimato pur garantendo la legalità. La sfida, tuttavia, non è solo tecnologica ma culturale: l'efficacia di questi strumenti dipenderà dalla fiducia che i cittadini riporranno nelle istituzioni e dalla capacità dei genitori di educare tecnologicamente i propri figli adun utilizzo consapevole di internet. (Martina Paduano)
7 maggio 2026