In Italia esistono luoghi dai nomi bizzarri e dalle origini non sempre note. È così che di fronte a queste bizzarrie geo-storiche la mente a volte viaggia e crea racconti destinati a diventare ‘leggende’…
C'era una volta, in un paesino della provincia di Prato, in Toscana, un bambino di nome Nicolò. I suoi genitori erano entrambi farmacisti e lavoravano nell'unica farmacia del centro storico. Nicolò aveva la testa piena di riccioli color oro e gli occhi blu come il mare ma aveva una particolarità: i suoi piedi erano palmati proprio come quelli di una papera. Per lui quei piedi così strani non erano mai stati un problema, ma lo diventarono quando iniziò la scuola media.
Un giorno, durante una partita di pallone, mentre calciava la palla, gli volò una scarpa e i compagni videro quel piede buffo.
Tutti scoppiarono a ridere e Paolo, il figlio del sindaco del paese, gli diede il soprannome di Paperino.
In quel momento Nicolò riuscì a trattenere le lacrime, ma, tornato a casa, scoppió a piangere disperato.
La sua mamma gli asciugò le lacrime, gli disse che non doveva essere triste perché lui era un bambino unico, speciale e che un giorno tutti se ne sarebbero resi conto.
Una settimana dopo, mentre si trovava in gita al lago di Bilancino con la classe, accadde una cosa terribile.
Paolo, quel bambino che tanto lo prendeva in giro, cadde nelle acque del lago.
Il piccolo bullo non sapeva nuotare e rischiava di affogare.
Nicolò senza pensarci due volte, si tuffò e proprio grazie a quei piedi palmati così strani, nuotò talmente veloce che raggiunse Paolo in pochi secondi portandolo in salvo.
Paperino era diventato un eroe e tutti gli fecero un forte applauso.
Paolo ringraziò con le lacrime agli occhi e i due si strinsero la mano in segno di amicizia.
Da quel giorno il sindaco decise di dare al paese il nome di Paperino in onore di quel bambino tanto coraggioso che aveva salvato la vita a suo figlio. (Daniele Zeni e Stella Bonanni)
25 gennaio 2024
Ripenso ai bei tempi
ormai lontani,
l'amore è pieno di esempi,
ma noi adesso siamo solo estranei.
In quella notte di giugno
il mio cuore fu colpito da un pugno,
ma tu, molto preoccupato
un abbraccio mi hai poi regalato.
E quella sera mi hai salvato
scacciando i brutti pensieri,
era questo il nostro fato
ora ripenso alle emozioni di ieri.
Mentre spero in un domani
aspetto il tuo ritorno,
il mio cuore nelle tue mani,
chissà se questo accadrà mai un giorno.
12 marzo 2023
Musica… che magia!
Salti e canti donate a tutti
E sboccian rime come frutti
Note fluttuano nell’aria
Dal globo intero provenienti
Rallegrando tutte le genti
Un incontro inaspettato
Un ritmo universale ha generato
Un linguaggio senza limiti
Che fa venire i brividi
Impossibile trattenersi
dal ballare ritmi diversi
Vivendo nel presente
Tutto è così divertente
il futuro siamo noi
Lasciati andare quando vuoi
Ognuno ha il proprio gusto
Ma questo è il ritmo giusto
Nel mondo della musica con destrezza
Fate incontrare grinta e melodia
E in quel suono perfetto
Trovate infine l’armonia!
(con la coll. di tutta la IIIA , IC Ceneda-Roma, plesso via Ceneda)
22 febbraio 2023
La diversità non fa differenza
Non c’è spazio per la sofferenza
Impariamo a convivere
Condividere
Lascio a te decidere
Impariamo più culture
Moltiplichiamo le avventure
Fratelli per scelta
Il sapere non fa male
Porta solo più sapore
Se nel mondo c’è più colore
Pace e fratellanza
Sono l’unica speranza
Per combattere l’ignoranza!
(Alunni della IIA , IC Ceneda-Roma, plesso via Ceneda)
22 febbraio 2023
Era una notte di Autunno e io stavo ancora scrivendo al computer a causa del mio lavoro stressante, ero stanco e mi girai verso l'orologio per vedere che ore fossero e con le palpebre calanti vidi che mancava un minuto alla mezzanotte. Cercai di rimanere sveglio per lavorare ancora un po’, tuttavia ero troppo stanco: le palpebre divennero pesanti, la vista mi si offuscò, le dita erano doloranti; non riuscivo a scrivere e infine cedetti alla tentazione e mi addormentai. (continua)
Al mio risveglio mi ritrovai in una stanza che non era di certo la mia: era di legno, il pavimento era formato da un'unica asse circolare, anche le pareti erano rivestite di un legno levigato e bamboo e prendevano una forma circolare, la scrivania era di bamboo verde chiaro, la mia sedia era fatta di legno e paglia, davanti a me non c'era più il mio modernissimo computer, ma una macchina da scrivere di cui solo i tasti erano di metallo e il resto di legno, con delle foglie che decoravano l'oggetto, dietro di me una bella libreria sempre di legno arancione e un letto di legno, paglia, bamboo e lana per coprirsi. Ancora scioccato uscii dalla stanza e vidi uno spazio più grande della stanza precedente, dove c’era un tronco che occupava il centro della stanza (sia il soffitto che il pavimento), delle poltrone di lana e liane intrecciate e un tappeto di paglia. Era una casa rivestita completamente di materiale naturale; decisi di uscire e mi ritrovai in un piccolo porticato con una scala che portava verso il basso, guardai davanti a me e mi accorsi di un paesaggio tutto boscoso e solo allora mi accorsi che mi trovavo sopra un albero e come la mia casa ce n'erano molte altre!
Scesi e trovai una stradina che portava a uno spiazzo dove la gente si riuniva, non c'era niente di moderno, andai a chiedere informazioni e scoprii che ero nell'anno 2999 cioè mille anni più avanti e non solo questo, tutte le guerre erano finite e l'uomo aveva deciso di creare un mondo più ecologico senza miseria, tristezza e disuguaglianza. Non esistevano più confini e stati perchè era tutto un grande e unico territorio, trovai anche nuove credenze, per esempio la più importante era quella riguardante i defunti i cui corpi venivano assorbiti dalla natura e di conseguenza dagli alberi (una delle cose più venerate) che divenivano per le famiglie una sorta di ritrovo, dove potevano sentirsi più vicine ai cari estinti. Invece per il cibo sono quasi svenuto per l'idea che era stata attuata: gli animali non si mangiavano perché ritenuti sacri, allora pensai subito "qui sono tutti vegetariani" e invece no, si mangiava solo il prodotto delle coltivazioni ricche di proteine e questo risultato non era stato raggiunto grazie alla chimica, ma sempre a metodi naturali, inoltre se c'era un cibo che non ti piaceva perchè non sopportavi il suo gusto, lo potevi mangiare comunque ma non aveva sempre lo stesso sapore, cambiava di continuo, era come una scatola di cioccolatini; non sapevi mai quello che ti capitava!!! Come diceva un vecchissimo film del millennio precedente!
Le scuole esistevano ed erano fatte tutte in legno, i fogli dove fare i compiti, lettere, ricerche, tutto di materiale riciclato. Anche la vita sociale era cambiata, tutti erano sempre dispostissimi ad aiutare il prossimo senza nemmeno un attimo di esitazione, ognuno aveva una casa calda e accogliente dove stare e piena di viveri e acqua a volontà, in modo che nessuno fosse diverso dagli altri.
Molti edifici invece cambiarono o vennero aboliti, come per esempio gli zoo che erano luoghi odiati perché considerati delle prigioni per la natura, infatti gli animali erano tutti in libertà perché erano riusciti a convivere pacificatamente insieme all'uomo e venivano considerati al nostro stesso livello, parte dei raccolti infatti veniva proprio data agli animali che a volte acconsentivano di essere coinvolti nel lavoro agricolo e alcuni vivevano con l’uomo come animali domestici, per scelta loro e non nostra.
Anche le festività erano cambiate: ogni mese si celebrava una festa dedicata alla natura che durava circa una settimana. Una delle poche antiche festività rimaste era il capodanno dove tutti mangiavano in abbondanza.
Quello sì che era un mondo dove sarei rimasto per sempre perché era come l'ho sempre desiderato: tranquillo, felice e divertente; in questo mondo sì che mi sentivo vivo!
Questa è la mia storia, «[...] la quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta. » (Cit. da: A. Manzoni, I promessi sposi)
5 febbraio 2023
Il tempo sembra fermarsi,
l’odore delicato delle rose,
quello agro del limone,
voglio restare qui.
Il canto degli uccelli,
armonioso e spensierato,
il fruscio del vento,
che porta via i problemi.
13 gennaio 2023
Sono le tre di notte. Penso. Ho appena sentito aprirsi la porta del bagno. La riconosco perché è l'unica porta della casa scorrevole.
Sono sveglia da qualche ora. Non riesco a dormire. Mi faccio coraggio e scendo le scale per vedere se è stato il mio gatto a provocare il rumore.
Entro nel bagno. La finestra è spalancata. Il vento fortissimo mi scompiglia i capelli.
Forse ha piovuto.
Chiudo la finestra. Non c'è nessuno.
Spengo la luce. Torno in camera, ma mi accorgo di aver scordato il telefono in bagno.
Torno. Accendo la luce. Non alzo lo sguardo: lo faccio solo quando prendo ciò che mi sono scordata.
Vedo una figura, dentro la vasca, in piedi, di spalle.
È vestita di nero. Sembra una suora.
Con un pò di sangue freddo esco di casa correndo e mi nascondo nel bosco poco distante da casa mia.
Chi era quella persona? Forse un mostro?
Decido di rientrare.
Apro la porta e mi ritrovo il mostro davanti: faccia a faccia.
Urla. Mostra i suoi denti aguzzi sporchi di sangue. Ha gli occhi bianchi, spalancati e un velo che si muove al vento.
Prendo un ombrello vicino alla porta. Glielo lancio contro, ma quell'essere mi afferra e mi butta fuori casa. Faccio un volo.
Cado a terra e vedo il mio gatto. Lo prendo e inizio a correre. Senza direzione. So solo una cosa: non sarei più entrata in quella casa, ormai infestata, ormai sua.
Quella donna, quel mostro, rimarranno sempre nella mia testa. Come un trauma, una grossa paura, purtroppo non un sogno. (Cecilia Giordano)
27 novembre 2022
Mi svegliai improvvisamente vicino a una foresta buia. Sentii delle strane vocine e vidi avvicinarsi due porcellini. Erano bassi, cicciotti, con una lunga coda a molla.
Mi salutarono e quando mi chiamarono, con il loro tono stridulo, mi accorsi che erano le mie amiche.
A quanto pare avevamo deciso di andare a vivere da sole, ma non pensavo saremmo dovute andare proprio nel cuore della foresta.
Ad ogni modo partimmo. Scelto un posto che ci sembrava adatto, costruimmo le nostre nuove case e decidemmo di festeggiare passando la notte fuori. Fu una serata memorabile.
Ad un certo punto ci accorgemmo di essere spiate da qualcuno: aveva occhi rosso sangue, pelo folto e nero e artigli simili a spade. Era davvero un lupo mostruoso.
Venne da noi chiedendoci se si poteva sedere, ma non accettammo.
Si sedette comunque e iniziò a sbavare, facendo uscire dalla sua bocca una sorta di poltiglia mescolata a sangue.
Cominciammo ad avere paura e l’unica cosa che ci venne in mente era di scappare.
Ognuna si rinchiuse nella propria casa.
Guardai fuori dalla finestra, il lupo non c’era più, allora mi misi sotto le coperte, senza quasi più respirare.
Dopo due minuti sentii delle grida, ma cessarono subito. andai di nuovo alla finestra e l’unica cosa che vidi furono le due codine a molla delle mie amiche.
Mi venne quasi un infarto, ma nonostante tutto uscii e andai a cercare le mie compagne. Niente da fare: erano scomparse e anche il lupo non si vide più da quel giorno.
Non tornai mai più in quella foresta, ma ogni notte che passava ripensavo sempre di più a quel lupo assetato di sangue e alle mie amiche divorate, probabilmente, da quel mostro. (Ilaria Spagnuolo)
27 novembre 2022
Ero a casa e non sapevo cosa fare, accesi la play station ma non c'era corrente elettrica.
Allora uscii di casa con mia sorella e ci inoltrammo nel bosco.
Era una bellissima giornata, il sole splendeva in cielo e gli uccelli cantavano nei loro nidi.
All'improvviso vedemmo una casetta: era fatta completamente di marzapane e il tetto di gelato.
Dal camino uscivano degli anelli di zucchero filato, il vialetto era fatto di tavolette di cioccolato e il laghetto dietro la casa era fatto esclusivamente di miele.
Mia sorella decise di assaggiare un pezzetto di marzapane: all'improvviso i dolci cominciarono a trasformarsi in sangue che ricoprì l'erba, i bastoncini di zucchero si
trasformarono in ossa e anche il cielo incominciò a cambiare. Le nuvole diventarono color pece e oscurarono il sole.
Dalla casa che senza i dolci non era più così invitante, uscì una strega.
Era alta e gobba e sia il mento che il naso erano ricoperti di brufoli.
Sul suo cappello a punta era seduto un corvo che gracchiava senza tregua.
La strega urlò qualcosa di incomprensibile e subito apparve un pagliaccio con un coltello: mi prese.
Mia sorella intanto corse verso la strega e gli tolse il cappello dalla testa.
La strega urlò ma non fece in tempo a finire perché sparì.
Il pagliaccio non vedendo più la strega, mi lasciò andare e corse nel bosco.
Io e mia sorella stavamo per andarcene quando vedemmo che la casa si stava ricoprendo di nuovo di dolci e il sole tornava a splendere in cielo.
Noi per paura che tutto potesse ricominciare, scappammo. Non ci avvicinammo mai più a quella casa. (Pietro Carina)
27 novembre 2022
drawing by Benedetta Viscosi
The choice is not
between violence and non violence
but between
non violence and not existence.
Women are beaten,
raped, teased but
have you ever wondered what they
can feel? (Chiara Ragonesi)
25 novembre 2022
Noi bambini dobbiamo giocare,
tutti abbiamo il diritto di riposare.
Io vado a scuola per studiare,
e ho anche il diritto di imparare.
I bambini hanno il diritto di essere amati,
ma devono essere anche rispettati.
Possono professare una loro religione.
Tutti hanno il diritto di avere un futuro migliore.
Molti bambini hanno fame nella loro terra.
Vivono al freddo sotto i bombardamenti in guerra.
La vita per loro non è bella
È piena di odio, la vita non è quella!
Ogni bambino ha diritto ad avere una serena vita,
e da tutti deve essere garantita.
Il diritto a vivere in pace e in libertà,
questo dà a tutti una grande felicità.
Hanno il diritto ad avere una casa
e anche da tanto amore riscaldata.
Il bambino deve essere nutrito,
e non so se tutti l’abbiano ben capito.
(Alunni della IV A , IC Ceneda-Roma, plesso via Mondovì)