L’odio online è un problema che nasce con i social. Prendiamo il mestiere dello youtuber, anche se siamo nel 2026 e ormai dovrebbe essere considerato un lavoro normale, c’è ancora un sacco di gente che lo critica ferocemente con commenti condivisi pubblicamente.
Ecco perché succede:
• si pensa che non sia un lavoro: molti credono che fare video sia solo un gioco. Vedono il creator sorridente, ma non sanno quanto tempo impiega a montare i suoi video e a studiare idee per i propri contenuti. Chi svolge lavori faticosi spesso si arrabbia, perché pensa che gli YouTuber facciano soldi senza fare nulla, ma non è così;
• l’invidia per il successo facile. Dato che tutti possono caricare un video, quando si vede uno che diventa ricchissimo senza sembrare un genio, scatta l’invidia e la gente pensa “potevo farlo io” e allora inizia a criticare e insultare;
• sentirsi “amici” traditi. A forza di seguire un creator, ci sentiamo suoi amici. Se lui cambia, fa un errore o cresce, ci rimaniamo male e ci sentiamo traditi. A quel punto molti non criticano più il video, ma attaccano proprio la persona;
• i trucchi del “Clickbait”. Per farsi notare, i creator usano il clickbait. Clickbait significa letteralmente “esca da click”: sono quei titoli esagerati (tipo “NON CREDERETE A COSA È SUCCESSO!”) o quelle miniature con facce assurde che servono solo a suscitare curiosità e indurre a cliccare. Quando la gente capisce che il video non è così incredibile come faceva intuire il titolo, si sente presa in giro e inizia ad attaccare il creator;
• l’odio che fa gruppo: su internet essere cattivi va di moda. Se scrivi un insulto ricevi più like che se scrivi un complimento;
• trattati come ‘personaggi’: se uno YouTuber racconta tutta la sua vita privata, noi smettiamo di vederlo come una persona vera che può soffrire. Diventa come il personaggio di un film e allora ci sembra normale offenderlo, tanto pensiamo che non abbia sentimenti perché è come se recitasse un ruolo.
In pratica, chi odia online spesso lo fa perché è insoddisfatto e se la prende con chi sembra più fortunato senza rendersi conto di quanto studio, prove e creatività ci vogliano. I contenuti, certo, possono fare la differenza, ma questo vale in tutti i settori lavorativi che richiedano originalità ed estro. (Sufia Hawlader)
4 febbraio 2026