I frammenti di colore che formano il tessuto cromatico e figurativo di queste opere, denunciano la lontananza da tutto ciò che è richiamo a esperienze vissute direttamente. I luoghi ricreati diventano soggetti per un’operazione di restituzione fotografica in grado di farci ritrovare gli elementi essenziali per la lettura di modelli puramente mentali, lontani da ogni suggestione.
Tagliare, strappare, colorare, sono gesti consueti che rimandano alla nostra infanzia ma che appartengono, anche, alla storia del fare artistico, degli antichi mestieri, sino all’avvento delle nuove tecnologie con il prevalere del virtuale sul reale. Nel cestino, serbatoio di frammenti negati, posto accanto al tavolo da lavoro, si ritrovano i resti di foto o scarti di lavorazione, parti di fogli strappati, trucioli e mine di matite colorate. L’azione di riutilizzo di questi materiali apre a imprevedibili scenari, che creano le condizioni per un personale nomadismo concettuale. L’immagine restituita come pura visione, sembra svelare una nuova sostanza, immersa com’è in ambienti dove i termini di confronto sono entità variabili dominate dall’apparire del paesaggio, puro disegno dello spazio dell’esperienza, luogo dell’azione, dove la fotografia è il medium con il quale l’effimera apparizione del fenomeno diviene duratura presenza.
Pier Paolo Fassetta dal catalogo della mostra " Sperimentalismi" , Trevignano Fotografia 2019