Il proliferare nelle città di postazioni di ripresa video posizionate per scrutare lo spazio urbano e cogliere, nella più assoluta indifferenza della gente, sguardi e gesti di anonimi passanti, pone la questione dell'uso di queste immagini, per le dinamiche che esprimono, per il racconto che contengono di una quotidianità filtrata da obiettivi che a loro volta rimandano a mega archivi segnaletici le memorie fisionomiche di ciascuno di noi.
Performer inconsapevoli, privi di una manifesta tensione emotiva, ruotiamo attorno all'idea del rifare la quotidianità in un vortice di azioni contenute nei margini ristretti di inquadrature ravvicinate.
La telecamera osserva e registra in una pianificata azione di omologazione e riduzione del dato personale a puro fenomeno quantitativo, costruendo, di fatto, una sequenza unica priva di sceneggiatura e regia.
Da ciò la scelta di raccogliere alcune di queste immagini, in diversi luoghi e condizioni, fotografandole dal computer, restituendo a ciascun volto il valore di fenomeno unico ed irripetibile così come lo sono singolarmente i passanti che prestano la loro immagine a questa infinita
rappresentazione del nulla.
La tecnica adottata è quella del "monotipo fotografico":
utilizzo una matrice che riporta sulla carta fotografica quanto riprodotto direttamente dalla stampante. La resa finale è unica per molte sue parti visto che le componenti di imprevedibilità presenti nelle operazioni di trasferimento manuale sono tali da rendere imperfetto il risultato finale come è proprio di ogni operazione non seriale.
Pier Paolo Fassetta 2011