La casualità di ogni evento possibile
L’interiorità dei pensieri e delle emozioni, dalla quale nascono le visioni misteriose che concorrono a costruire le soglie del nostro visibile, non possono essere svelate razionalmente, poiché non ne conosciamo né l’origine né le ragioni del loro formarsi se non per quei frammenti di esperienza di cui sono portatori.
Sono dimensioni che appartengono per intero a quell’universo caleidoscopico che, a posteriori, crediamo di poter ricostruire attraverso la constatazione del già avvenuto, come documento da cui trarre il senso della loro origine.
“Ogni uomo è un artista”, diceva I. Beuys, in quanto portatore di verità naturali racchiuse all’interno di utopie che trovano la loro collocazione nell’idea universalistica dell’arte come “dimensione creativa del vivere quotidiano”.
L’esperienza diretta indaga le forme organizzate dei fenomeni visivi come chi si trovasse ad osservare una strada dalla finestra della camera o dal terrazzo, animata da pulsioni cinetiche. Queste presenze, di svariate grandezze e tipologie, ci appaiono come comparse, comunque interpreti di sceneggiature magistrali di cui conosciamo solo l’ultima scena in corso d’opera ma non certamente l’ultima in assoluto.
L’intensificazione dello sguardo entra nella materia del fenomeno e la fissa come uno specchio che riflette la nostra immagine di semplici collezionisti di immagini raccolte alla rinfusa credendole utili per fabbricare altre realtà. Ogni idea ricomposta ha in sé la qualità di contenere innumerevoli altre parti che ne costituiscono il tessuto connettivo, in grado, ciascuna, di ipotizzare un tutto inteso come “altro”.
Non sono nuove identità che emergono, siamo noi che emergiamo da quei piani virtuali mentre ci interroghiamo sul senso del nostro fare, riconoscendoci in quelle sembianze restituite, a seconda dei casi, con modesta qualità, con semplice buon gusto o con vera arte.
Arte come specchio illusorio, come credibile finzione che ci accompagna e ci consola anche quando oltre a quella superficie c’è il doveroso dubbio.
Pier Paolo Fassetta 2009