DIMENSIONE METROPOLITANA
Dallo sperimentalismo a tutto campo, sia tecnico che progettuale degli anni ’70, all’attuale linguaggio digitale, avverto la necessità di un approccio diverso con il mezzo, attraverso il recupero di alcune specificità del lavoro artistico legato al tempo lento del fare, condizione capace ancora di stupire e di guidarci in una serie di riflessioni sul nostro presente.
È la “dimensione metropolitana” , come tessuto urbano indistinto, che in questo momento sento come luogo dell’esperienza e spazio abitativo dell’opera, in una contaminazione di forme e linguaggi partecipi di un territorio quasi totalmente antropizzato, dove l’uomo soffre isolato, cercando nella solitudine la risposta alle sue nevrosi.
Ogni entità presente concorre, a suo modo, a ridisegnare un habitat che riaffermi il prevalere del “caos” come segno della fine di un’utopia progettuale, la fine di una civiltà pensata secondo segmenti modulari coerentemente organizzati, espressione di un principio d’ordine universalmente riconosciuto e di uno sguardo zenitale sul mondo e la storia.
Il nomadismo dell'arte contemporanea impone all'artista di operare all'interno di territori mentali e fisici sempre nuovi dove il suo lavoro non è la semplice constatazione delle certezze ma l'incontro con l’imprevedibilità fenomenica in divenire.
E' lo straniero per eccellenza, sempre in viaggio, con la sola certezza di non appartenere a nessuno se non al proprio sentire, disturbato da continue ingerenze esterne mirate a condizionarne l'agire ad impedirne la creazione di sistemi alternativi nel comunicare.
Lo scatto fotografico, risolto come sequenza filmica, mi da il senso di un esserci stato, nel tempo e nello spazio, rinunciando a ogni ripresa diretta della realtà, lasciando alle suggestioni della ricomposizione retinica il compito di ricostruire il tutto.
Fassetta Pier Paolo 2004