SPAZIO COME INFORMAZIONE
Zevi pubblicò il libro “Saper vedere l’architettura” e costituì una pietra miliare del pensiero architettonico. Alla base del libro c’era la volontà di porre al centro lo spazio con le sue articolazioni e conformazioni: l’architettura per Zevi è creazione di spazi. Aver posto con forza lo spazio al centro della riflessione architettonica fu un fatto importante. A Zevi questo derivava dalla passione per Wright. Per Zevi questo spazio è il vuoto: spazio e vuoto tendono in questa concezione a diventare la stessa cosa. Questa idea di spazio vuoto può essere collegata all’idea della fisica classica in cui i corpi celesti si trovano in uno spazio vuoto, in cui vigono idee sulla gravità e sul moto degli astri. Zevi, ripercorrendo varie fasi storiche, ci fa capire che la sua idea dello spazio vuoto come centro della manipolazione architettonica è un punto di arrivo storico, cioè prima di essa ce ne erano altre che avevano altre concezioni spaziali.
Lo spazio è un concetto umano che nelle varie epoche è stato declinato in maniera diversa (ad esempio lo spazio romanico è cavernoso, fortemente chiaroscurale), in particolare se guardiamo l’architettura del ‘900 ci rendiamo conto che esistono diverse accezioni di spazio, pur nello stesso ambito storico:
da una parte esiste lo spazio organo (l’idea di origine positivista che pensa ci sia una corrispondenza biunivoca tra la funzione e l’aspetto dello spazio) → nel Guggenheim di New York Wright pensa che per fare un museo si doveva esaltare la funzione percorso;
all’inizio degli anni ‘90 c’è l’idea di spazio sistema, cioè è come se l’architettura fosse soggetta a molteplici operazioni parallele (i costi, i materiali di finitura, la plasticità, …). Ognuna di queste operazioni deve confrontarsi con gli altri aspetti.
Esiste una concezione di spazio in cui il paradigma informatico è veramente costituente l’essenza stessa dell’architettura? Nel Blur Neuchatel di Diller Scofidio al variare della luce, della temperatura e dei venti, queste variazioni creano una diversa nebulizzazione, per cui l’architettura è davvero interattiva e non può essere pensata senza l’informatica. Parliamo quindi di spazio informazione, che non è più lo spazio vuoto di Zevi.
Nel Rinascimento il processo di reificazione avveniva tramite i processi per creare la prospettiva, oggi avviene con metodi informatici.
REIFICAZIONE: processo mentale per cui si converte in un oggetto concreto e materiale il contenuto di un'esperienza astratta.
Lo sviluppo tecnologico ha forza se si attacca ad una crisi.
Il colore non è assoluto ma contestuale, cioè:
- l’occhio lo legge a seconda di ciò che gli sta vicino;
- dipende da come si è costituiti: gli uccelli, ad esempio, vedono un ampio spettro di colori, noi non abbiamo uno spettro di colori ampio come quello degli uccelli, però è comunque più ampio di quello di molti mammiferi;
- dipende anche dalla cultura: gli eschimesi hanno molti modi di descrivere il bianco.
Con questo ragionamento si intende dire che il colore esiste e non esiste, cioè esistono le radiazioni elettromagnetiche che generano il colore, ma dipende anche da questi tre fattori (contestuali, fisiologiche e culturali). La stessa cosa si può dire per lo spazio: esiste la materia, ma quello che chiamiamo spazio dipende da componenti:
- cognitive (il concetto di spazio varia nel tempo);
- fisiologiche (dipende da come siamo noi: lo spazio è diverso per un insetto e per un umano);
- culturali.
Mentre lo spazio di Zevi era lo spazio vuoto, lo spazio come informazione è uno spazio pieno, lo è perché è attivabile via sensori e perché sposa la fisica dei nostri giorni. La fisica contemporanea nell’ambito quantistico sostiene che non esiste una cosa in quanto spazio, ma una rete di informazioni. Quindi il concetto di spazio non è oggettivo, ma cambia nelle varie epoche.