UNA DEFINIZIONE DI INFORMAZIONE
Se si chiedesse ad un punto “Quanto sei grande?” quale sarebbe la sua risposta? La geometria euclidea parte dall’assunto che il punto non ha dimensioni e quindi non può essere misurato. Si può però provare a stabilire la sua dimensione ingrandendolo, poligonarizzandolo, creando dei triangoli all’interno. Una volta fatto questo processo lo si può misurare.
Disegno un ovale. Questo ovale lo definisco come un datum (qualcosa che prima non c’era e adesso c’è). Un datum (parola latina che significa “c’è; è arrivato”) è soggetto a infinite convenzioni (convenzione geometrica, numerica, semantica alfabetica…). L’informazione, quindi, è l’applicazione di una convenzione ad un dato.
In informatica non esistono dati, ma solo informazioni. Se nella realtà possiamo chiederci cos’è quell’ovale, nel computer non lo possiamo fare: può essere un’immagine raster, in un world processor è la lettera O, in un programma vettoriale è un’equazione…
In realtà alla base dei sistemi informatici, in un punto del sistema c’è o non c’è un evento (0 o 1), cioè alla base di tutto il sistema che costruisce il computer c’è il sì o no di un evento, che è l’elettricità. Non esistono quindi dati alla base dei sistemi informatici, eccetto nella struttura hardware (dove ci deve essere l’elettricità).
In informatica tutto è in-formazione e il territorio in cui tutto questo avviene è quello elettronico. Informare, secondo lo Zingarelli, vuol dire “modellare secondo una forma”. Prendere forma in informatica significa modellare.
Per quanto riguarda l’architettura facciamo riferimento al BIM (Building information modeling).
IL MISTERO DELLO 0
Lo zero nasce nel 628 in India. Prima della sua invenzione però, si sono succeduti diversi modi per contare:
- circa 25000 anni fa si usavano le mani, ma non si poteva contare oltre il 10;
- poi si è passato al conteggio tramite delle stanghette disegnate sugli alberi: forse ancora prima di scoprire l’agricoltura, le donne che restavano a casa inventarono un sistema per contare usando delle tacche incise sugli alberi, dove ogni tacca rappresentava un’unità;
- sempre ad una donna venne poi in mente di usare dei sassolini per contare e, in seguito, si ebbe un’altra idea: invece di raggruppare sassolini, scavare canalette nel terreno per allinearli e vedere quanti sono. Stiamo parlando di circa 15 anni dopo il sistema delle tacche sugli alberi;
- dopo alcuni secoli, un’altra donna ebbe l’idea di infilare conchiglie bucate su ramoscelli dritti: in questo modo crearono dieci file, ognuna con dieci conchiglie;
- i greci avranno poi l’idea di dare un nome alle palline e, una volta arrivati a questo punto, si iniziò a passare progressivamente a segni astratti che rappresentassero questi nomi: si avrà così l’invenzione dei numeri arabi;
- lo zero però fu inventato non dagli arabi, bensì dagli indiani, che ebbero l’idea di avere dieci numeri, ma non partendo da 1, ma dal “nulla”: il simbolo dello zero rappresenta sia il nulla, sia l’azzeramento per ripartire. Lo zero, quindi, indica contemporaneamente l’assenza di quantità e il punto di transizione: quando si arriva a nove, si azzera il conteggio delle unità e si passa alla colonna successiva, cioè alle decine.