EVOLUZIONE DEL COMPUTER DAL PALLOTTOLIERE ALLO SCHERMO GRAFICO… E OLTRE
All’inizio del 1800 si crea una sorta di sposalizio tra le macchine della tessitura e le macchine programmabili. Il mondo della tessitura si presta bene a questo mondo di formalizzazioni di varie azioni: i telai meccanici sono programmati con qualcosa che si avvicina a dei sistemi di programmazione. Il mondo della tessitura è poi molto prossimo al mondo della creazione artistica.
Codice binario
All’inizio del secolo i sistemi di rilevazione statistica diventano sempre più approfonditi: nasce una società, l’IBM, che inventa la scheda perforata. È una carta con dei buchi che sono messi a seconda di alcune caratteristiche dell’analisi statistica (queste schede sono lette da dei lettori, ossia delle macchine). Questo sistema è continuato ad essere attivo negli anni ‘70. Nel corso degli anni ‘30, in rapporto alla crisi dell’arrivo della guerra, nacque il computer come lo caratterizziamo oggi. La prima idea era che, al posto di avere un sistema meccanico, ci sia un sistema basato sull'elettricità. Un’altra caratteristica di questi computer è la valvola, cioè un apparato che può far capire se esiste in ogni punto della macchina elettricità. A queste macchine che permettono di capire se c’è o no elettricità, viene associato il codice binario, inventato da George Boole, un matematico inglese che sentiva il bisogno di inventare un codice basato soltanto sull’esistenza di 0 e 1 (il codice binario).
L’arrivo del transistor ha rappresentato una rivoluzione nelle telecomunicazioni. Si crearono le radioline con il transistor, la radio quindi non era più un mobiletto. Successivamente si attua un’altra rivoluzione, che è quella del circuito stampato, che prevede di avere dei circuiti che funzionano come le valvole o i transistor. Sono fatte con il silicio e ai terminali di questi circuiti si attaccano dei chip, cioè dei processori per il calcolo. In Italia nacque nel ‘57/’58 il primo computer fatto a transistor, che anticipava i computer nati venti anni dopo.
I creatori della Apple basarono il loro progetto su 2 idee: contenere il computer in un unico contenitore e la creazione di un software ad hoc che consentisse alla macchina di funzionare. All’inizio degli anni ‘90 si risveglia l’IBM, entra in scena Bill Gates che ha l’intuizione di creare un linguaggio operativo per delle macchine generiche. Quindi avere un sistema operativo che potesse girare in un gran numero di macchine.
Jobs nel 1981 fa una gita negli uffici di ricerca della Xerox: scopre lo schermo bitmappato, uno schermo in cui ogni quadratino dello schermo rappresenta un dot acceso o spento e l’insieme di questi quadratini forma un’immagine. Poi scopre il mouse: capisce che dentro uno schermo bitmappato possono esistere informazioni di varia natura attivate con un mouse. Jobs porta questo ambito di ricerca in commercio: avviene prima con il computer Lisa nel 2002, poi nel 2004 crea il primo Macintosh con una squadra di ingegneri e designer. Successivamente arrivarono i programmi basati sui sistemi bitmappati.
Primo Macintosh