COMUNICAZIONE MARSUPIALE: INFORMAZIONE E FIGURE DELLA COMUNICAZIONE IN ARCHITETTURA
Opera di Sydney, Jørn Utzon
Come entra nel ragionamento dell'architettura il livello dell’informazione della terza ondata?
Nel 1956, quando Toffler aveva individuato la nascita della terza ondata, nella storia dell’architettura si dà un premio ad un concorso tenutosi a Sydney: il concorso dell’opera House. Venne premiato l’architetto danese Jørn Utzon e fu una vittoria sorprendente perché all’interno dell'architettura moderna venne rotto un tabù, ossia quello della diretta coerenza tra la forma dell’edificio e la sua funzione. L’architettura negli anni ‘20 infatti voleva essere una macchina e voleva rappresentare la sua funzione, il suo massimo rappresentante era Mies van der Rohe.
Utzon invece libera la forma, che ha una sua autonomia e può essere staccata dalla funzionalità interna, può usare riferimenti simbolici. Questo fu uno shock, infatti l’edificio non fu visto con buon occhio dagli architetti dell’epoca, come Gropius. Utzon nell’Opera House di Sydney dispone questi frammenti di guscio volendo evocare delle vele, delle nuvole… per lui questi gusci sono un artificio formale, infatti li usa sia nel ristorante, che nelle zone di ingresso e anche nell'auditorium. Segna quindi l’arrivo di un’architettura che non esiste in quanto funzione, ma in quanto informa.
La grande questione è che rientrano nell’espressione le figure retoriche: nel mondo antico c’era un grande uso di queste, cioè una maniera di parlare attraverso immagini di vario tipo che formano una famiglia molto numerosa. Sono forme del linguaggio che avevano lo scopo di convincere (è un’arma tipica delle attività politiche e legali, oppure delle arti poetiche e letterarie). C’è però poi un rifiuto viscerale della retorica e, successivamente, un nuovo cambio di paradigma in cui le figure retoriche sono tornate centrali, degli esempi architettonici sono: il Museo ebraico di Berlino (Daniel Libeskind) e il Museo Guggenheim di Bilbao (Frank O. Gehry).
PAESAGGIO E SIMBOLO
Il paesaggio c’è o non c’è? Il paesaggio è la maniera di descrivere una cosa o di interpretare una serie di fenomeni tra essi collegati?
Sala comunale di Siena, Ambrogio Lorenzetti
Il paesaggio è un costrutto interpretativo della realtà, è un'interpretazione della cosa. Il paesaggio è una rappresentazione estetica, condivisa collettivamente e culturalmente, ma in costante evoluzione, di una parte del mondo. Ciò vuol dire che nella storia dell’umanità non c’è sempre stato, arriva dall’Italia. Si crea negli affreschi che fanno i Lorenzetti nella sala comunale di Siena: qui viene inventato il paesaggio come modo di guardare il mondo e come valore sociale, valore di una comunità.
Questi affreschi ci dicono che il paesaggio toscano non ha la caratteristica di essere solo natura o solo antropizzazione, ma una combinazione di atti antropici sul mondo. Quindi un pezzo di mondo che viene interpretato.
Qualche secolo dopo Mondrian non rappresenta più il paesaggio dei Lorenzetti, ma il paesaggio industriale, quello basato sullo zoning.
Se volessimo associare un’opera raffigurante il paesaggio alle ondate di Toffler si potrebbe pensare a:
Broadway Boogie-Woogie, P. Mondrian
- un quadro di John Constable, come “Il carro da fieno”, in cui si ritrae una scena rurale in cui un carro carico di fieno attraversa un fiume, circondato da campi e natura incontaminata. Questo dipinto evoca un paesaggio che riflette il mondo pre-industriale, caratterizzato dalla vita rurale;
- “Rain, Steam and Speed – The Great Western Railway” di W. Turner per la seconda ondata, in cui l’autore mostra una locomotiva a vapore che avanza su un ponte ferroviario, avvolta da pioggia e vapore. L’opera cattura il contrasto tra la natura e l’industrializzazione, sottolineando la trasformazione del paesaggio dovuta al progresso tecnologico;
- “Electronic Superhighway” di Nam June Paik per il paesaggio nella “rivoluzione informatica”. Questa installazione luminosa, composta da neon e monitor che trasmettono immagini, rappresenta gli Stati Uniti come una rete interconnessa, simboleggiando l’impatto di Internet sulla percezione dello spazio e del paesaggio.
Anche se il primo quadro non appartiene propriamente all’epoca descritta da Toffler come la prima ondata, riesce benissimo a rappresentarla, mentre gli ultimi due esempi mostrano come il paesaggio sia sempre stato reinterpretato in base alle trasformazioni tecnologiche e culturali del proprio tempo: da una natura sconvolta dalla macchina a un mondo fatto di dati e connessioni virtuali.