PETER VECTOR. LE RICERCHE DI PETER EISENMAN NELLA SUPERFICIE
Peter Eisenman
Si può considerare Peter Eisenman un architetto vettoriale.
Analizzando la logica formale, si possono paragonare le ville di Palladio con quelle di Le Corbusier.
Colin Rowe instrada Eisenman nello studio di Terragni, anche se il Fascismo era troppo vicino nel tempo e lo studio di architetture ad esso legate può essere “imbarazzante”. Eisenman si focalizza su 2 edifici di Terragni: la Casa del Fascio di Como e la Palazzina Giuliani-Frigerio. Pubblica 2 articoli dedicati a queste architetture.
La prima architettura è un semicubo bianco che viene scavato a vari livelli di profondità, la seconda è in qualche maniera l’opposto perché i pezzi si staccano nello spazio come se spinti verso l’esterno (in una logica non lontana dal Neoplasticismo). Quindi in un caso erosione e scavo, nell’altra esplosione.
Eisenman fa una terza operazione (non scava né fa esplodere): l’implosione, cioè un’esplosione all’interno di un contenitore. Fa questa operazione in House Hardwick.
In Eisenman il disegno ha valore a sé stante: si moltiplicano le riviste di architettura, si ampliano le possibilità di insegnare e la capacità di trasmettere attraverso il disegno questa sorta di logica formale. L’architettura quindi, seguendo il ragionamento impostato da Rowe, diventa un testo: sono anni in cui il linguaggio è al centro del ragionamento filosofico e artistico.
Eisenman fonda insieme ad altri 4 architetti il gruppo dei New York Five. Questi organizzano una mostra come se fossero un gruppo, la mostra si chiama: “The New York Five”.
Eisenman è attento sia sul fronte delle arti che su quella della filosofia.
In House X i quattro quadrati che si vedono hanno una loro ragion d’essere funzionale: una casa per ospiti, una zona living, una zona matrimoniale per la coppia e uno studio.
Entra poi in gioco il post-moderno, di cui ne prende parte Michael Graves, suo compagno del New York Five.
In Fin d'Ou T Hou S (1983), l’opera elabora gli stessi temi delle precedenti (trasformando le “L” in un cubo mancante di una parte). Vi riappare, a chiusura di un ciclo aperto quindici anni prima, il motivo del telaio terragniano. Siamo nel 1983, in un anno di rinizio anche dal punto di vista personale.
In Casa Guardiola parte con due forme ad L che dondolano l’una sull’altra: questo dondolio determina una serie di linee possibili che in alcuni casi sono attivate attraverso l’installazione di alcune parti nell’architettura che seguono le linee del dondolio. Così segna la morte del post-modernismo.
Architetti che rappresentano il pensiero raster: Erzog e Demeuron
Fin D'Ou T Hou S, Peter Eiseman
Casa Guardiola, Peter Eisenman
Casa Guardiola, Peter Eisenman