La villa sorge circa 300 metri a Nord di quella Quintilina, alle pendici di colle Piano, lungo la strada che da Tibur conduceva verso la Sabina. È composta di tre vastissime platee rettangolari, per una superficie di mq 20.000 ca., oggi coperte da ulivi. La sua grandezza e la particolarissima posizione sono stati incentivo a ricercarne il proprietario, che gli studiosi tiburtini hanno voluto identificare in Ventidio Basso (partigiano di M. Antonio, console nel 43 a.C. e trionfatore sui Parti), fondandosi sul toponimo medioevale Bassi/Vassi localizzato presso la villa e credendo di trovare conferma nelle attestazioni sulla presenza di Antonio e delle sue legioni a Tibur nel 44 a.C. Nel II sec. a.C. esisteva solo una villula in opera poligonale che venne inglobata nel secolo successivo al centro di un complesso di otium a tre ripiani definiti da lunghi terrazzamenti in opus incertum, il superiore dei quali forse con criptoportico frontale, oggi crollato. Nel I sec. d.C. si iniziò a costruire, all’estremità Nord del terrazzamento mediano e con diverso orientamento, un alto edificio in opus reticulatum su due piani costituito di vari ambienti che formano un solido blocco quadrangolare. Doveva servire a sorreggere il palatium abitativo, che venne completato solo alla metà del I-II secolo e si affiancò a quello più antico eretto nella contigua parte della spianata centrale. Realizzata in reticolato, e databile quindi al i secolo, è anche la loggetta-belvedere di forma rettangolare con sottostante ninfeo, aggiunta sul lato a monte della platea superiore presso una cava aperta mentre si costruiva la villa e in seguito occupata da cisterne.
Il ninfeo
Il ninfeo
Il ninfeo ha una forma insolita, poiché costituito da una galleria a tre bracci; la decorazione invece è quella solita a frammenti di “tartaro” e conchiglie. Nell’area antistante si estendeva sicuramente un giardino (m 80 ×30 ca.), che beneficiava dell’acqua della cisterna e aveva come sfondo le pareti della cava. Un altro giardino, quello relativo alla fase repubblicana, prendeva gran parte della platea inferiore (m 130 ×30), che risulta sostanzialmente sgombra di materiali edilizi, tranne una concentrazione verso Sud, ove doveva trovarsi un padiglione. Infine da questo giardino e da un parco sul sottostante pendio era accessibile il lungo vano rettangolare con lucernari sulla volta, situato al piano terra dell’alto edificio, assimilabile a un criptoportico per gradevoli soste.
Particolare del criptoportico
Il criptoportico
Fonti e Riferimento:
Zaccaria Mari, Il giardino nelle ville di otium dell’ager Tiburtinus - AMOENITAS IV 2015.
F. Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli (Tivoli 1848) - AMOENITAS
A. Del Re, Le antichità tiburtine, opera postuma pubblicata per cura del dottor Raffaele Del Re con annotazioni (1883) - AMOENITAS
S. Cabral - F. Del Re, Delle ville e dei più notabili monumenti antichi delle città e del territorio di Tivoli (Tivoli 1779) - AMOENITAS
T. Ashby, La via tiburtina (Tivoli 1928)
Renzo Mosti, Storia di Tivoli, AMOENITAS -1968