Nel giugno 2018, dal raddoppio dell'acquedotto Castell'Arcione – Salone (Roma) la scoperta di una tomba a camera dell'epoca repubblicana, ribattezzata la "Tomba dell'atleta". E' questo il ritrovamento avvenuto nel quartiere Case Rosse. La scoperta si è dimostrata subito straordinaria, perché la tomba è ancora inviolata. La sepoltura è composta da una camera, scavata a una profondità di circa 2 metri sotto l’attuale piano di campagna e ospita 4 inumazioni, avvenute in momenti differenti. Il vano ipogeo, completamente scavato nel banco tufaceo caratteristico della zona, presenta una larghezza di circa 2,50 metri, una lunghezza di 3,30 metri e una altezza di 1,75 metri. Alla camera sepolcrale si accedeva attraverso un pozzo lungo 2 metri e largo 1, dotato di gradini appena sbozzati; la chiusura del vano era realizzata con una lastra di calcare bianco e pietrame di tufo. I lati lunghi del vano ipogeo sono caratterizzati dalla presenza di inumazioni di due uomini adulti deposti su banconi realizzati nella nuda pietra. Insieme ai resti ossei scarsamente conservati a causa dell’elevato grado di acidità del terreno di origine vulcanica, sono stati identificati circa 25 elementi di corredo perlopiù in ceramica, eccezion fatta per due strigili in ferro (con cui all’epoca gli atleti erano soliti detergersi dopo le attività fisiche, di qui il nome di Tomba dell’Atleta o degli strigili) e per una moneta in lega di bronzo, con la raffigurazione della testa elmata di Minerva sul diritto, e una testa equina con la scritta “ROMANO” sul rovescio, databile fra il 335 e il 312 a.C. Il vasellame appartiene quasi nella sua totalità alla ceramica detta “a vernice nera”, e alcuni pezzi presentano tracce ancora vivide di una decorazione bianca a motivi geometrici e vegetali. All’interno di due piatti (detti “piatti di pesce”) e di due coppe sono stati identificati i resti delle offerte alimentari che furono parte integrante dei riti funerari: è stato possibile riconoscere ossa di un coniglio e di un capretto o agnello.
Breve intervista a Fabio Isman sulla questione dei tombaroli.
Nel filmato vi è il bellissimo vaso l'hydria dedicata a Dioniso con i pirati tirreni trasformati in delfini che proviene, come purtroppo la maggioranza dei reperti archeologici, da scavi clandestini e venduta al museo di Toledo in Ohio (USA) , ma grazie all'attività investigativa dei Carabinieri è stata restituita all'Italia nel 2015. Oggi è esposta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Tivoli - Le grandi ville romane
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La necropoli di Colle del Forno
Memorie di un tombarolo
Puntata completa su RaiPlay "ORIGINE"
Lo scopritore della Triade Capitolina - Intervista a Pietro Casasanta
La Triade Capitolina dell'Inviolata è un gruppo scultoreo in marmo lunense ritraente la triade divina romana composta da Giove, Giunone e Minerva. L'opera, pressoché intatta, si ritiene essere una riproduzione in scala delle sculture originali del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio e risulta essere l'unica scultura ritraente la Triade Capitolina sopravvissuta. La statua fu ritrovata nel criptoportico di una villa romana del parco naturale-archeologico dell'Inviolata, da cui prese il nome, nel 1992 durante uno scavo clandestino. I tombaroli vendettero il pezzo ad un antiquario svizzero, intenzionato a rivenderlo ad un collezionista straniero, ma esso fu ritrovato due anni dopo dai carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale e recuperato presso il passo dello Stelvio nell'ambito dell'"Operazione Giunone". I militari erano infatti entrati in possesso di un frammento della statua, una parte dell'avambraccio destro di Giunone, spezzato probabilmente durante gli scavi, che ne testimoniava la provenienza dall'Italia. Inizialmente collocata presso il Museo archeologico nazionale di Palestrina, la statua è stata poi restituita nel 2012 al comune di Guidonia Montecelio ed esposta presso il Museo civico archeologico Rodolfo Lanciani.
I Grifoni di Ascoli Satriano sono un complesso di reperti in marmo del IV secolo a.C. appartenuti ad una tomba dell'élite principesca dauna e rinvenuti nel territorio di Ascoli Satriano. Sono conservati nel museo civico di Ascoli Satriano (FG). Gli oggetti del complesso furono probabilmente rinvenuti tra il 1976 e il 1977 attraverso scavi clandestini per mano di tombaroli locali, che misero in luce ventuno oggetti di varia natura, smembrati a scopo commerciale. Alcuni pezzi furono sequestrati dalla Guardia di Finanza, mentre il supporto per mensa con i grifoni e il bacino rituale dipinto, più pregiati, furono venduti al mercante d'arte Giacomo Medici, entrarono illegalmente a far parte della collezione di Maurice Tempelsman e poi al Paul Getty Museum, entrato in possesso anche della statua di Apollo con grifo. I reperti furono poi restituiti all'Italia nel 2007.
La Triade Capitolina dell'Inviolata è un gruppo scultoreo in marmo lunense ritraente la triade divina romana composta da Giove, Giunone e Minerva. L'opera, pressoché intatta, si ritiene essere una riproduzione in scala delle sculture originali del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio e risulta essere l'unica scultura ritraente la Triade Capitolina sopravvissuta. La statua fu ritrovata nel criptoportico di una villa romana del parco naturale-archeologico dell'Inviolata, da cui prese il nome, nel 1992 durante uno scavo clandestino. I tombaroli vendettero il pezzo ad un antiquario svizzero, intenzionato a rivenderlo ad un collezionista straniero, ma esso fu ritrovato due anni dopo dai carabinieri del Comando per la tutela del patrimonio culturale e recuperato presso il passo dello Stelvio nell'ambito dell'"Operazione Giunone". I militari erano infatti entrati in possesso di un frammento della statua, una parte dell'avambraccio destro di Giunone, spezzato probabilmente durante gli scavi, che ne testimoniava la provenienza dall'Italia. Inizialmente collocata presso il Museo archeologico nazionale di Palestrina, la statua è stata poi restituita nel 2012 al comune di Guidonia Montecelio ed esposta presso il Museo civico archeologico Rodolfo Lanciani.