Molti reperti archeologici italiani si trovano oggi nei musei esteri, ma la loro presenza solleva questioni complesse di provenienza, legittimità e responsabilità culturale. Non sempre è “giusto” che siano lì: dipende da come sono stati acquisiti.
Numerosi musei internazionali ospitano reperti archeologici di origine italiana:
Paul Getty Museum (USA): ha reperti come l’Atleta di Fano e altri oggetti provenienti da scavi clandestini.
Cleveland Museum of Art - Ohio (USA): espone la Vittoria Alata con Cornucopia e l’Apollo Sauroctono, oggetti la cui provenienza è stata contestata.
British Museum, Louvre, Ny Carlsberg Glyptotek - Copenaghen, Pergamon Museum: custodiscono da tempo sculture e reperti acquisiti nel XIX e XX secolo.
Acquisizioni storiche: durante il Grand Tour, molti reperti furono acquistati legalmente, ma con criteri oggi considerati discutibili.
Traffico illecito: molti oggetti sono stati esportati illegalmente, soprattutto tra gli anni ’60 e ’90 del secolo scorso, tramite scavi clandestini e mercanti d’arte.
Donazioni e scambi diplomatici: alcuni reperti sono stati ceduti per accordi culturali o prestiti museali.
L’Italia è attiva nel recupero e nella tutela:
I Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale) hanno recuperato e rimpatriato centinaia di reperti dagli USA, tra cui 266 solo nel 2023.
Il Ministero della Cultura ha avviato accordi bilaterali con musei americani per la restituzione volontaria di beni illecitamente acquisiti.
Se acquisiti legalmente e con trasparenza, possono contribuire alla diffusione della cultura italiana nel mondo.
Se trafugati o privi di provenienza certa, è giusto avviare trattative per la restituzione.
Il contesto museale estero può offrire visibilità e tutela, ma non deve sostituire il diritto dell’Italia a custodire il proprio patrimonio.
Statua di Ercole
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: J. Paul Getty Museum, USA, inv. n. 70.AA.109
Luogo di ritrovamento: Villa Adriana, nell'esedra vicino al Ninfeo (Casino Fede), Tivoli, Italia - Roma, Thomas Jenkins (1792) - Londra, Lansdowne Collection (1951) - donato nel 1970 al J. Paul Getty Museum.
Datazione: II secolo d.C.
Scultura alta 193,5 cm in marmo pentelico
Restauro: punta del naso, lato sinistro dell'addome con il seno sinistro, avambracci, clava, ginocchio destro con parte della parte anteriore della coscia, piede destro; parte della coscia, ginocchio e piede della gamba sinistra, parti della pelle di leone
Riferimenti:
A. Michaelis, Marmi Antichi in Gran Bretagna (Cambridge 1882)
C. C. Vermeule – N. Neuerburg, Catalogo dell'arte antica al J. Paul Getty Museum (1973)
J. Raeder, Die statuarische Ausstattung der Villa Hadriana bei Tivoli (Francoforte M. 1983)
K. Stemmer (a cura di), Standorte. Contesto e funzione della scultura antica. Catalogo della mostra Berlino (Berlino 1995)
Statua di Hermes
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen, Danimarca, inv. n. 2798
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia - Londra, Lansdowne Collection (1930), 1769, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen
Scultura alta 154 cm in marmo
Riferimenti:
A. Michaelis, Marmi antichi in Gran Bretagna (Cambridge 1882)
M. Moltesen, Catalogo Imperial Rome II. Statue. Ny Carlsberg Glyptothek (2002)
J. Inan, Der sandalenbindende Hermes, in: A. H. Borbein (a cura di), Antike Plastik 22 (Monaco 1993)
Testa di Dioniso
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: British Museum, Londra, Regno Unito, inv. n. 1612
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia - Londra, Collezione Townley (1805)
Datazione: II secolo d.C.
Scultura alta 48 cm in marmo pario
Restauro: le punte spezzate dei ricci sulle spalle e sulla fronte
Riferimenti:
A. Furtwängler, Capolavori della scultura greca (1893)
Brit.Mus.Cat., Smith, Sculpture III n. 1612
Statua di Afrodite
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: Museo Nazionale di Stoccolma, Svezia, inv. NM Sk 16
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia
Restauro: Naso, punta del mento
Scultura in marmo
Riferimenti:
J.J. Bernoulli, Iconografia romana II 3 (1894)
J. Meischner, Ritratto di donna in epoca severiana (1964)
H.B. Wiggers – M. Wegner, Caracalla, Geta, Plautilla, L'immagine romana dei sovrani III. 1 (1971)
J. Raeder, La decorazione statuaria di Villa Adriana presso Tivoli, Studi Universitari Europei XXXVIII. Archeologia 4 (1983)
H. Brising, Antichità nel Museo Nazionale. L'Art Antique al Museo Nazionale di Stoccolma (1911)
Leander-Touati, I marmi Piranesi da Roma a Stoccolma, Opuscula Romana 30, 2005
Scultura in marmo "giovane con cavallo e cane"
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: British Museum, Londra, Regno Unito
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia - Londra, Collezione Townley (1805)
Riferimenti: AH Smith, Catalogo della scultura nel Dipartimento di antichità greche e romane. British Museum III (Londra 1904), Cat. N. 2206
La splendida testa di Antinoo, l'amato compagno di Adriano, fu rinvenuta nel 1769 da G. Halmilton in località Pantanello, Villa Adriana. Fu acquistata dal marchese di Shelburne, che la espose nella sua collezione personale di antichità della sua dimora londinese, Lansdowne House, fino al 1930.
Proprietario: Fitzwilliam Museum di Cambridge
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia
Datazione: II secolo d.C.
Scultura alta 41 cm in marmo bianco
Cratere di marmo
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: Abbazia di Woburn / Bedfordshire, Regno Unito
Provenienza: Villa Adriana, Tivoli, Italia
Datazione: II secolo d.C.
Altezza del recipiente: 135 cm, diametro: 102 cm
Letteratura:
A. Michaelis, Marmi antichi in Gran Bretagna (Cambridge 1882), 741, Kat.Nr. 147
A. H. Smith, Un catalogo di sculture a Woburn Abbey (Londra 1900), 67 e seguenti, Kat.Nr. 143
H. Winnefeld, Die Villa des Hadrian bei Tivoli, JdI Ergänzungsheft 3 (1895)
E. Angelicoussis, The Woburn Abbey Collection of Classical Antiquities, MAR 20 (Magonza 1992)
Catalogo delle sculture dell'Abbazia di Woburn, nella collezione di Sua Grazia il Duca di Bedford di Smith, AH (Arthur Hamilton), 1860-1941.
https://archive.org/details/catalogueofsculp00smit/mode/2up
John, 6º Duca di Bedford viaggiò in Italia nel 1815, durante il quale acquisì numerose antichità. Negli anni successivi, la collezione si arricchì grazie ad acquisti alle aste in Inghilterra e doni da collezionisti.
Statua in basalto nero di Iside - “Inachis Venere egizia”
Villa Adriana, Tivoli, Italia
Proprietario: Parigi Musée du Louvre Departement des Antiquités Egyptiennes, inv. n. 119 A
Età adrianea - Altezza 2,56 m.
Provenienza:
La statua è comunemente identificata con Inachis-Venere egizia rinvenuta acefala nel ninfeo absidato della Piazza d'oro durante gli scavi cinquecenteschi del cardinale Ippolito d'Este alla Villa Adriana. Se la provenienza è accertata dal rinvenimento nel 1726 della testa originaria scoperta nel Pantanello (zona vicino al teatro greco) che, riconosciuta nella collezione del cardinale Melchior de Polignac, fu a lei ricongiunta nel 1806. La statua è infatti registrata per la prima volta alla Villa nel 1644 nel componimento dell'arciprete Fabio Croce e la sua collocazione nel Cenacolo, da allora detto Loggia della Mora è attribuita al cardinale Rinaldo nell'anonima descrizione del 1725.
Scolpita alla maniera egizia, la statua è caratterizzata dalla linearità delle forme e dalla fissità della postura. Nonostante il materiale, la cui lavorazione prevedeva una complessa competenza attribuita generalmente ad artisti egiziani, lo stile della statua è indubbiamente greco e la veste è totalmente ellenizzata.
Riferimenti:
BULGARINI 1848, p. 75 nota a; SENI 1902, p. 264; ASHBY 1908, p. 233, p. 254, Appendice C; RAEDER 1983, p. 58, I 40. Questa è la «statua gigantesca di basaltide egizio […] senza testa», citata in FERRUTI 2009, pp. 229-231; CACCIOTTI 2010a, pp. 78-79, fig. 1; PALMA VENETUCCI 2010, p. 43; SLAVAZZI 2010, p. 77.
Un cenno particolare meritano gli "avori tiburtini" conservati all'Ashmolean Museum di Oxford, che sono stati riconosciuti di rilevante importanza per documentare l'età orientalizzante nel territorio tiburtino, VI secolo a.C.. L'acquisizione all'Ashmolean Museum avvenne nel 1899, per provenienza da una ricca tomba (nulla si sa del vasellame trovato nella tomba e degli altri oggetti metallici, che sicuramente ci furono, ma che sono andati dispersi) di una località non bene precisata (zona sotto le cascatelle di Tivoli o verso l'Acquoria). Pur essendo frutto di mercato clandestino e privi, come sembra, di un attestato irrefutabile circa la loro origine tiburtina, gli avori sono entrati nel patrimonio archeologico ufficiale ed accettati come "tiburtini".
Avori tiburtini - Bracciale di avorio massiccio 12 cm di diametro esterno e 7,5 cm di diametro interno; frammentario, decorato di rilievi fortemente stilizzati, in cui si distinguono leoni alati, un albero stilizzato e motivi vegetali decorativi.
Avori tiburtini
Frammento in rilievo su avorio raffigurante un leone che sbrana un uomo:
a sinistra è la testa dell'animale, vigorosamente schematizzata, con criniera stilizzata mediante triangoli, orecchie triangolari erette ed occhi a forma di rombo;
a destra si sviluppa il corpo dell'animale; l'uomo stretto nelle fauci ha lunghe ciocche di capelli ed un corpo di dimensioni imprecise.
Il lato della placchetta è di circa 5 cm.
Gli avori tiburtini in mostra al museo Ashmolean Museum, Oxford, Gran Bretagna
Avori tiburtini - Frammento di rilievo su avorio raffigurante due leoni uniti con il dorso e sporgenti in fuori collo e testa, con le fauci aperte; i leoni sono eretti sugli arti posteriori e tengono con gli anteriori prede umane; è visibile solo l'uomo di destra, frammentario. I colli dei due animali sono uniti da una specie di ponticello, che forse serviva per il fissaggio, insieme con gli occhielli di filo di bronzo, incastrati nelle cervici. Lunghezza 9,5 cm; altezza 62 cm; spessore 2 cm.
Avori tiburtini - Frammento di rilievo su avorio raffigurante due cavalli che si fronteggiano e si oppongono col petto, ambedue montati da cavalieri; del cavaliere di destra rimane la parte dal fianco in giù, di quello di sinistra la testa volta all'indietro ed una parte del busto o del braccio destro. Si tratta forse, come il frammento precedente, dell'ornato di una capsella o di una maniglia, oppure del fregio di una corona. Lunghezza cm. 6,5 cm ;. altezza cm. 4,5 cm; spessore 1,5 cm.
Riferimenti:
H. Graeven, Antiche sculture in avorio e osso in riproduzione fotografica. Serie 1. 1903 (n. 1-80) (Hannover 1903)
C. Pierattini, LE RELAZIONI DI TIBUR CON IL MONDO ETRUSCO, Società Tiburtina di Storia e d’Arte, 1975.