La Villa di Papilio Caro in località Pianelle dei Signori Reali a Tivoli è una delle residenze romane meno note ma di grande interesse storico e topografico. Nonostante la scarsità di fonti dirette, il sito è menzionato in studi locali e in alcune ricognizioni archeologiche come possibile dimora di Gaio Papilio Caro, personaggio della tarda Repubblica, forse legato all’amministrazione militare o civile della zona tiburtina.
📍 Localizzazione
Situata a sud-ovest di Tivoli, lungo la Via dei Colli di S. Stefano, località "Pianelle dei Signori Reali"
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📅 Datazione
Inizio della costruzione dell’edificio: primo quarto del II secolo a.C.
Ristrutturazione dell’edificio: metà del I secolo a.C.
Nota: Struttura in tufo reticolato con mattoni di tufo e finiture in laterizio; è presente un mattone con bollo neroniano, che potrebbe essere ben collegato a questa fase.
🧱 Conservazione
I resti edilizi conservati sono dominati dalla seconda fase costruttiva della villa. Tuttavia, anche della sottostruttura del lato sud della piattaforma inferiore della seconda fase si sono conservati, ad esempio, solo alcuni resti murari.
L’imponente villa romana (si estendeva per circa 20.000 mq) detta delle “ Pianelle dei Signori Reali”. Tale denominazione è motivata dalla presenza di due ampie platee rettangolari che costituivano i terrazzamenti della struttura. Nella villa emergono diverse tipologie edilizie, che hanno consentito la datazione della stessa. Si individuano dunque due fasi costruttive: una prima fase, caratterizzata da murature in opus incertum, permette di datare l’impianto al II-I sec. a.C. e una seconda, in opus reticolatum, al I-II sec. d.C. La datazione di questa seconda fase edilizia concorderebbe con l’attribuzione della villa a Papilio Caro (console suffetto nel 147 d.C.), proposta nel 1799 da Stefano Cabral e Fausto del Re, sulla base di un’iscrizione a lui riferita rinvenuta a Tivoli. Sebbene questa ipotesi non abbia fondamento, soltanto grazie a loro abbiamo le prime notizie riguardo i resti archeologici e desumiamo, dalle loro parole, l’imponenza della struttura e la ricchezza dell’apparato decorativo originario: «… dalle grandiose sostruzioni in gran parte ivi esistenti, e dai frammenti dei preziosi marmi, ivi scavati, ben si ravvisa essere stata ella assai nobile, e magnifica…» Per quanto concerne la datazione della seconda fase edilizia si segnala il ritrovamento di un bollo di età neroniana. Allo stato attuale, della struttura di epoca repubblicana, sono visibile solo una fontana e il vano (forse unico tratto superstite di un originario criptoportico) che probabilmente affacciavano su un antistante giardino. Durante i lavori di ampliamento di età imperiale fu realizzato un ninfeo, caratterizzato dalle tipiche concrezioni calcaree con le quali venivano rivestite le grotte artificiali, accanto alla fontana, probabilmente sfruttando il medesimo impianto di approvvigionamento dell’acqua proveniente da un canale retrostante. Tale costruzione andò a ostruire le finestre del criptoportico. Questi ambienti, voltati a botte, con molta probabilità venivano utilizzati per passeggiate e per momenti di svago. In questa fase venne inoltre realizzato il criptoportico Ovest, che presenta ancora tracce della ricca decorazione originale attraverso il quale, e con l’aggiunta di terrazzamenti, venne definito il nuovo perimetro dell’edificio. E' plausibile ritenere che le strutture abitative fossero situate nella metà sud della platea inferiore (forse l’unica presente in età repubblicana) e nella metà nord della platea superiore.
Il ninfeo con la nicchia/fontana inglobata
Parete del ninfeo
🏗️ Descrizione tecnica
La villa è orientata verso ovest lungo un pendio e comprende costruzioni di due epoche. A una struttura in opus quadratum si è aggiunta successivamente una grandiosa villa di otium in tufo reticolato, che occupa una superficie totale di 20.000 m² su due piattaforme. La villa dominante oggi, risalente alla seconda fase costruttiva, si eleva su due piattaforme lunghe circa 140 metri. Il livello inferiore del giardino è sostenuto frontalmente da una criptoportico.
Sul fronte ovest del blocco terrazzato si trova una sala voltata che si apre sul livello inferiore della criptoportico. Insieme a questa sala voltata, anche i contrafforti che sostengono la terrazza a nord si innestano sul livello inferiore. Le sale voltate che si aprono sul lato sud della piattaforma stretta, invece, non si riferiscono al livello inferiore, ma al livello del giardino.
Della sottostruttura del lato sud della piattaforma inferiore si sono conservati solo alcuni resti murari. Al centro della terrazza superiore, dove la piattaforma sul lato nord può già essere considerata come un avancorpo angolare, si trovano due sale voltate trasversali che contengono, tra l’altro, strutture della prima fase costruttiva.
Nella prima fase, a sud, vi era la criptoportico e accanto ad essa, a nord, un ninfeo voltato. Tra le due strutture, cioè a ovest del ninfeo e a nord della criptoportico, vi era uno spazio aperto pavimentato con lastre di travertino. In una seconda fase, davanti al piccolo ninfeo è stata costruita la grande sala voltata, anch’essa identificabile come ninfeo. Sopra vi era un mosaico di pietre bianche e colorate.
Altri resti si trovano alla fine della piattaforma superiore, così come un breve tratto della sottostruttura sud superiore con due contrafforti in reticolato distanti 3,40 m, il che potrebbe indicare una configurazione a criptoportico simile a quella del lato ovest della piattaforma inferiore.
Nella prima fase costruttiva si tratta dunque di una struttura su due livelli con un ninfeo voltato affiancato da una criptoportico. Il ninfeo stesso sembra decorare una sorgente naturale. È possibile attribuire questo insieme architettonico a una villa di otium. L’unico elemento poco adatto è la pavimentazione elaborata in lastre, che farebbe pensare piuttosto a un contesto sacro. Purtroppo mancano completamente ulteriori indizi di un contesto sacro.
Struttura muraria del criptoportico
Parete del ninfeo