đ Localizzazione
Situata in localitĂ Formello, tra Palombara Sabina e Marcellina, lungo la via Palombarese.
đ Cronologia e funzione
Attiva tra il I sec. a.C. e il V sec. d.C.
Residenza di villeggiatura per un personaggio di rango elevato.
đş Reperti e scoperte
Statue di Eirene e una di divinitĂ maschile rinvenute casualmente nel 1986 durante lâestirpazione di ulivi.
La statua di Eirene fu prestata al Museum of Fine Arts di Boston, oggi è conservata, insieme alla statua maschile, nel Castello Savelli a Palombara.
Testa marmorea del cosiddetto âPseudo Senecaâ, versione del ritratto bronzeo della Villa dei Papiri di Ercolano.
Vasetto con ossa di volatile, probabilmente parte di un rito propiziatorio legato alla costruzione del muro.
Sepolcreto del personale e tomba del proprietario individuati nel podere circostante.
Sepolture a cappuccina nellâarea dellâesedra, con individui giovani e robusti.
mosaico a lacunari dellâesedra del giardino, attualmente conservato nel civico âMuseo territoriale della Sabinaâ (Castello Savelli) di Palombara.
âď¸ Stato attuale e tutela
Il sito ha subito danni da scavi abusivi e sbancamenti, ma è stato oggetto di tre campagne di scavo da parte della Soprintendenza Archeologica. Alcuni reperti sono conservati nel Museo del Castello Savelli e nellâAntiquarium di Villa Adriana. Il sito è stato rinterrato.
La scoperta è stata fatta dagli scriventi nell'ambito delle ricerche, da tempo condotte nella zona, per la redazione deIIa carta archeologica deIIa tavoletta di Palombara Sabina. Il 30 agosto 1986, dopo aver già rilevato le strutture della villa, abbiamo notato uno scasso profondo nella parte Nord della platea, condotto con un mezzo meccanico per estirpare gli olivi gelati durante l'inverno precedente, che aveva frantumato alcune strutture murarie sepolte. All'estremità del terreno, nascoste da un cumulo di terra, giacevano le statue. Il fatto è stato da noi segnalato immediatamente alla Soprintendenza Archeologica del Lazio e alla locale Stazione dei Carabinieri, presso la quale, subito dopo anche il proprietario dell'appezzamento ha denunciato la scoperta dei reperti. Il pronto recupero della stupenda testa della statua femminile, rinvenuta staccata dal corpo e già trasportata a Palombara, rendeva tangibile la rilevanza scientifica del ritrovamento.
Il 1 settembre 1986 la Pretura di Palombara poneva sotto sequestro i reperti, disponendone il trasferimento in un locale comunale, allo scopo di indagare sulle eventuali responsabilitĂ per i danni che essi mostravano di aver subito; la rimozione con il mezzo meccanico dal luogo in cui le statue erano adagiate, sembra l'una a fianco dell'altra a un metro e mezzo circa di profonditĂ quasi al centro dello scassato, e il trasporto ai margini del campo, avevano causato numerose gravi fratture, soprattutto alle estremitĂ inferiori e agli arti, rimasti nel terreno insieme alle numerose schegge staccatesi dai punti delicati della superficie scultorea (panneggi, chiome, ecc.)...
Testo estratto da: Zaccaria Mari, Maria Sperandio - Il rinvenimento di due statue marmoree nella villa romana di Formello presso Palombara Sabina - ATTI E MEMORIE della SOCIETĂ TIBURTINA DI STORIA E DâARTE - 1987, pag. 7-27.
Esedra del peristilio
Terrazzamento
Gli scavi (2009-2014) nella villa di Formello a Palombara Sabina, allâestremo limite Nord del territorio tiburtino, ai piedi di monte Gennaro, hanno riportato alla luce una piattaforma con terrazzamento in opera poligonale a bugnato rustico, raggiunta dal deverticulum di accesso. La villa sorse come residenza di otium intorno al 50 a.C. La superficie trapezoidale della platea risulta nettamente divisa in due parti: quella Sud era occupata dalla domus, quella Nord da un peristylium con colonne stuccate in muratura contornante il giardino. La domus, indagata solo parzialmente, segue lo schema della casa italica con atrium centrale e tablinum. Questo e i due triclinia o cubicula laterali erano accessibili dal peristilio (tutti hanno pavimenti a mosaico). Dal peristilio (lato Est) si raggiungono anche il settore termale e un elegante cubiculum. Nel lato opposto, sullâavancorpo del terrazzamento, era un padiglione o triclinium che godeva del panorama verso la Sabina, i monti Cornicolani e Tiburtini. Il lato Nord del peristilio, opposto alla domus, si incurvava a formare unâesedra, riccamente dipinta e con mosaico bianco-nero a lacunari prospettici, nel mezzo della quale sporgeva la facciata a colonne su basso podio di un edificio rettangolare. Il viridarium racchiuso dai lati rettilinei del colonnato misura solo m 23 Ă11. Purtroppo i distruttivi scavi antiquari finalizzati alla ricerca di marmi e sculture hanno cancellato le tracce di topia e decorazioni. Lâedificio incluso nellâesedra è identificabile con un sacello ed è preceduto probabilmente dalla fondazione di un altare. Allâinterno dovevano essere esposte le due splendide statue marmoree rinvenute nel 1986, databili allâepoca di fondazione della villa (seconda metĂ del I sec. a.C.), che facevano forse parte di un ciclo scultoreo piĂš ampio esposto lungo il peristilio. Il rinvenimento di una testa ritratto nel tipo cd. pseudo-Seneca prova che la villa fu arredata anche con una serie di erme.
da: Zaccaria Mari, Il giardino nelle ville di otium dellâager Tiburtinus - AMOENITAS IV 2015.
Settore orientale dellâesedra e
portico del giardino
Portico est del giardino; in alto a destra griglia di tombino
Il diverticolo presso
il terrazzamento della villa
Pavimento in opus sectile
Nel cubicolo lungo il portico è stato ripulito lo zoccolo della decorazione pittorica conservato sulla parete destra: presenta pannelli neri con ovali racchiudenti cervi in corsa, separati da lesene gialle che avevano un ricco ornato fito-geometrico
Il portico, antistante alla domus, con il pavimento in mosaico bianco con âpunteggiatoâ di tessere nere
Veduta e ricostruzione del peristilio con esedra del giardinoÂ
Nel 2009-2011, dopo limitati interventi del 1987-89, sono proseguiti gli scavi nella villa ove furono occasionalmente rinvenute nel 1986 una statua di Eirene e una di divinitĂ maschile, oggi esposte nel "Museo territoriale della Sabina" (Castello Savelli) a Palombara. Ă stata portata alla luce l'ampia piattaforma (basis villae) sorretta a valle da un imponente terrazzamento (lungh. 76 metri, alt. 4 metri) in blocchi calcarei bugnati con il lato corto meridionale ad angolo retto e quello settentrionale formante un angolo ottuso. La platea è occupata a S dallâedificio residenziale e a N da un peristilio racchiudente un giardino.
Sullâavancorpo formato dal terrazzamento si trovava un padiglione (diaeta) con affaccio panoramico verso Palombara e i monti Cornicolani. Il giardino o viridarium era racchiuso su tre lati da portici rettilinei e concluso sul fondo, di fronte alla domus, da unâesedra curvilinea (corda m 19), anchâessa porticata e con una costruzione quadrangolare al centro. Le colonne (conservate solo nella parte inferiore), impostate su un gradino di travertino, sono in mattoni con scanalature in stucco.
Nellâesedra è stato rinvenuto un pavimento musivo bianco-nero decorato a lacunari prospettici, nel cubicolo con alcova lungo il portico uno con il motivo del âtappetoâ.
Accanto al cubicolo sono le terme, nelle quali spicca il laconicum ovvero una sala rotonda con nicchie semicircolari per il bagno di sudore.
Nel portico opposto allâesedra si trova un fine mosaico bianco ornato con 'punteggiato' di grandi tessere nere. Dietro il portico sono stati scavati il tablinum, in posizione centrale, con elegante pavimento musivo a 'nido dâapi', e due vani laterali (forse triclini o cubicoli) a mosaico bianco. Nel retro si sviluppa un compatto gruppo di ambienti (ancora da esplorare), fra cui una grande stanza interpretabile come triclinio per gli ospiti o sala di rappresentanza. Emerge quindi lo schema tradizionale della casa romano-italica con la successione, sullâasse centrale, di tablinum, atrium e peristylium. Verso NE la villa è raggiunta obliquamente dal deverticulum di accesso, che, affiancato da sepolcreti, si stacca, a quota superiore, da una via publica diretta alla Salaria. Presenta un lastricato largo solo m 2,75 ed è protetto a monte da un muro in opera poligonale. Prosegue fino allâesedra, quindi corre lungo il lato obliquo del terrazzamento, ove si collega a una via che sale dal fondovalle.
La costruzione della villa è agevolmente collocabile, in base al poligonale bugnato del terrazzamento, allâopus quasi reticulatum degli ambienti e al repertorio decorativo dei mosaici (tipico del periodo tardo-sillano/proto-augusto) e ai frammenti pittorici (dai portici e dallâesedra), intorno al 50 a.C. La frequentazione, particolarmente intensa nei secoli centrali dellâImpero, si prolungò fino al IV-V secolo.
Lo scavo ha anche gettato luce sulla fase di radicale spoliazione della villa verificatasi forse giĂ in epoca tarda o post-antica a danno dei rivestimenti in marmo. Ad essa seguĂŹ, probabilmente nei primi secoli dellâAlto Medioevo, lâimpianto di povere tombe (realizzate con tegole e altro materiale di spoglio) fra lâesedra e le terme.
Le due statue, rinvenute non in situ, erano verosimilmente poste nellâedificio al centro dellâesedra, nel quale è da riconoscere un sacello. LâEirene è priva del Ploutos e degli arti superiori, ma nello scavo in corso sono stati rinvenuti il braccio destro e la mano.
Il valore simbolico della statua della Pace, le cui repliche dallâoriginale (370 a.C.) di Kephisodotos furono utilizzate per divulgare temi cari alla propaganda imperiale, e la statua maschile (Zeus?), entrambe databili al II-I sec. a.C. e collocate nella villa sin dallâinizio, rimandano a un ignoto proprietario di alto rango, che solo il fortunato rinvenimento di unâiscrizione potrebbe rivelare.
Tipologicamente la villa si qualifica come residenza di otium, tuttavia già agli inizi del I secolo, forse a seguito di un cambiamento di proprietà , si affiancò un uso redditizio, come dimostrano le strutture idrauliche addossate al terrazzamento e legate alle esigenze del sottostante fondo agricolo.
Nellâarea del giardino è stata recuperata una buona copia in marmo bianco del c.d. Pseudo-Seneca (in realtĂ un poeta, variamente identificato con un greco o un latino), databile al periodo tardo-repubblicano/augusteo, chiaramente riconoscibile per i caratteri fisionomici dellâavanzata vecchiaia e le ciocche scomposte ricadenti sulla fronte.
Infine è da segnalare unâinteressante testimonianza del riuso moderno dellâarea: una cappellina dipinta con altare, risalente al XVII-XVIII secolo, impiantata sul lastricato del diverticolo, da mettere forse in relazione con il locale toponimo S. Martino.
Ritratto dello Pseudo-Seneca
Frammenti di lastre campana
Capitello ionico
 Mosaico dellâesedra
Testa della Eirene
Testa della statua maschile
La statua maschile appena recuperata da sotto un cumulo di terra
Pavimento a mosaico bianco e nero con motivo a "nido d'ape" e fiori stilizzati
L'opera, come la statua di divinità maschile, è venuta alla luce ed è stata notevolmente danneggiata mentre si estirpavano vecchi olivi. Gravi scheggiature interessano il viso, i capelli e il panneggio, il braccio sinistro reggeva il piccolo Ploutos e la cornucopia, il destro (il braccio destro con la mano è stato ritrovato nel 2011) si appoggiava probabilmente alla lancia. Il Ploutos, in base a notizie prive di riscontri, sembra sia stato rinvenuto e trafugato prima del 1986.
Come la statua di Eirene, ha subÏto forti danneggiamenti inferti dal mezzo meccanico. [ piedi e il plinto risultano dispersi; sono stati invece riattaccati il sostegno a forma di tronco, il braccio destro e frammenti delle pieghe del mantello, sfigurato anteriormente. Mancano anche la mano destra (spezzata) e l'avambraccio sinistro, che, lavorato a parte, era fissato in un incavo con un perno metallico. Perduto è il setto nasale, scheggiature interessano la barba e i riccioli sulla fronte. In marmo pentelico con grandezza superiore al naturale (alt. circa 2 metri).
Lo scavo 2014, lâultimo del progetto pluriennale di ricerca messo in campo dalla Soprintendenza, ha riguardato soltanto due ambiti.
Davanti al tratto meridionale del terrazzamento in opera poligonale della platea è stato portato in luce un lungo muro in opus incertum a riseghe con resti di intonaco bianco. Costruito anchâesso, come le altre strutture della villa, entro la fine del I sec. a.C., collega il cunicolo e il canale eretti contro la parete in poligonale e costituisce un vero e proprio terrazzamento avanzato dotato di contrafforti alle estremitĂ (fig. 1). Lo strato di interro che lo ricopriva era ricchissimo di materiale archeologico, fra cui vasellame ceramico e in vetro, oggetti di uso personale e antefisse da coppo, a una terza statua maschile di grandezza superiore al naturale appartiene una base in marmo pentelico recante un piede, rinvenuta nel 2013.
Sulla platea è stato concluso lo scavo della sala rotonda (diam. m 6) in opus quasi reticulatum, identificabile come laconicum. Essa infatti rispecchia le caratteristiche descritte da Vitruvio (De arch. V, 10, 5) per gli ambienti destinati al bagno di aria calda e secca, che erano coperti a cupola con lucernario centrale munito di un clipeo mobile in bronzo per regolare il calore. La sala, rivestita di intonaco bianco e con pavimento in cocciopesto dipinto di rosso, si articola in tre nicchie semicircolari di differenti dimensioni (fig. 2). Al centro si trova lâanello in muratura, leggermente rilevato sul pavimento, ove si poneva il braciere per riscaldare lâambiente. Un particolare interessante riguarda lâintonaco delle pareti che per circa 15-20 centimetri sopra il pavimento presenta solo lâarriccio di malta senza la fine pellicola superiore di calce. Tale altezza corrisponde probabilmente allo strato di sabbia immesso allâinterno per facilitare la sudatio grazie ai raggi del sole che potevano penetrare dallâocchio centrale e da altre aperture nella cupola. Si rileva altresĂŹ un ulteriore accorgimento: la sala è inscritta in un vano trapezoidale che, fungendo da intercapedine, limitava la dispersione del calore. Come accertato in laconica di altri impianti termali (ad esempio quelli urbani di Pompei), che in progresso di tempo furono trasformati con lâaggiunta di vasche, anche quello di Palombara subĂŹ adattamenti: la nicchia venne infatti inglobata in una vaschetta rettangolare di cui resta un basso muro e contestualmente dovette anche essere inserito nel pavimento un tombino. Lâasportazione della lastra marmorea di questâultimo e del sottostante pozzetto plumbeo con fistula, che attraversava la parete in una cavitĂ rivestita di laterizi (v. fig. 3), ha determinato lâampio squarcio oggi visibile sul pavimento.
Lâintervento del 2014 ha riguardato anche il completamento del restauro del mosaico a lacunari dellâesedra del giardino, attualmente conservato nel civico âMuseo territoriale della Sabinaâ (Castello Savelli) di Palombara.Â
Il sito archeologico è stato tutto rinterrato.
Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3
Fonti e riferimenti:
 Palombara S., Museo territoriale della Sabina,  Zaccaria Mari, ATTI E MEMORIE della SOCIETĂ TIBURTINA DI STORIA E DâARTE, 2008.
Il rinvenimento di due statue marmoree nella villa romana di Formello presso Palombara Sabina - Zaccaria Mari, Maria Sperandio - ATTI E MEMORIE della SOCIETĂ TIBURTINA DI STORIA E DâARTE - 1987, pag. 7-27.
Il giardino nelle ville di otium dellâager Tiburtinus - Zaccaria Mari, AMOENITAS IV 2015.