Sul pendio della stessa collina di Quintiliolo, ma ormai direttamente a picco sulla forra dell’Aniene e in felicissima vista verso l’area urbana, Villa Adriana e i Colli Albani, è la cosiddetta villa di Cinzia. Una piattaforma a “L” in opus incertum, databile alla metà del II sec. a.C., determina una vasta platea (120 ×75 metri), su cui l’edificio abitativo occupava la zona centrale, verosimilmente in corrispondenza di uno speco che sbocca circa a metà della lunga sostruzione meridionale. Verso monte è una parete rocciosa, forse residuo di una cava, regolarizzata da fodere murarie in opus incertum e reticulatum, ove si scorgono un anfratto naturale volutamente lasciato in vista e il catino di una nicchia rivestita di “tartari”: si tratta della quinta di fondo di un giardino, già esistente in età repubblicana ma rimaneggiato in età imperiale, che, con l’inserimento di rustiche fontane (a quota superiore è una piccola cisterna), creava un paesaggio petroso artificiale. Non è escluso che in questo punto sia stata scoperta nel 1819 una fontana costituita da un bacino di travertino, nel quale l’acqua precipitava da rocce situate in alto, affiancata da due fontane simili, ma più piccole.
Nei pressi si trovarono un putto nudo che regge sulla spalla un’hydria versante e pilastrini scolpiti con racemi (Musei Vaticani), inoltre furono rinvenuti due satiri seduti ed ermette, tutti soggetti confacenti a un giardino. Si è anche ipotizzato che putto e satiri ornassero il bacino centrale e quelli laterali della fontana. Frammenti di altri due pilastrini, di cui uno con tralci d’edera e uccelli che beccano corimbi (Fig. 1), sono stati recuperati nel 1985. Il giardino si estendeva verso l’alta sostruzione meridionale che incombe sull’Aniene. Un parco era anche sul pendio a valle della lunga sostruzione, la quale presentava nel tratto Ovest un criptoportico (forse con il lato esterno a pilastri o colonne); verso il centro, come spesso si riscontra nei criptoportici, è una nicchia, nella quale si deve riconoscere una fontana o un’edicola sacra (Fig.2). La villa è stata attribuita a Cinzia muovendo da un passo di Properzio, nel quale il poeta scrive di essere stato chiamato nottetempo dalla sua amante a Tivoli e precisamente nel luogo ove si mostravano due gemine torri e l’Aniene precipitava in un lago. Queste notazioni, da intendere come generico riferimento al paesaggio tiburtino, sono state prese alla lettera dagli studiosi locali che hanno ubicato la villa di Cinzia di fronte al santuario di Ercole (rappresentato dalle torri) e alla cascata; di conseguenza la tomba, che – scrive Properzio – era in terra tiburtina, è stata ubicata lungo la sottostante riva del fiume Aniene.
Fig. 1
Fig. 2
Fonti e Riferimento:
Zaccaria Mari, Il giardino nelle ville di otium dell’ager Tiburtinus - AMOENITAS IV 2015.
F. Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli (Tivoli 1848) - AMOENITAS
A. Del Re, Le antichità tiburtine, opera postuma pubblicata per cura del dottor Raffaele Del Re con annotazioni (1883) - AMOENITAS
S. Cabral - F. Del Re, Delle ville e dei più notabili monumenti antichi delle città e del territorio di Tivoli (Tivoli 1779) - AMOENITAS
T. Ashby, La via tiburtina (Tivoli 1928)
Renzo Mosti, Storia di Tivoli, AMOENITAS -1968