Tempio di Sol Indiges
Pomezia (Roma)
Pomezia (Roma)
Il Tempio di Sol Indiges a Pomezia è un sito archeologico di grande rilevanza storica e mitologica, legato alla leggenda dell’approdo di Enea sulle coste laziali. Ecco una panoramica dettagliata:
🏛️ Origini e Significato
Il santuario è dedicato a Sol Indiges, una divinità solare arcaica, secondo Dionigi di Alicarnasso, il luogo era sacro al Sole e rappresentava il punto in cui i Troiani, guidati da Enea, trovarono acqua per dissetarsi dopo lo sbarco.
📍 Localizzazione
Si trova tra l’aeroporto militare di Pratica di Mare e il litorale di Torvajanica, in un’area che un tempo era una laguna e che è stata bonificata nel corso dei secoli.
Nell’area dove sorgeva l’antica laguna di Torvaianica, la leggenda racconta di quei luoghi legati all’approdo dell’antico fondatore fuggito da Troia, Enea. Il mitologico approdo già in epoca antica venne celebrato con l’erezione del Santuario del Sol Indiges. La zona, compresa tra l’aeroporto militare di Pratica di Mare e il litorale di Torvaianica, ha subito profonde trasformazioni nel tempo, da ampia laguna fino al ‘500 ad area in seguito bonificata. Qui, le indagini archeologiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, hanno portato alla luce i resti di un santuario, caratterizzato da un tempio con orientamento sud-ovest/nord-est, risalente probabilmente al 520 a.C., epoca a cui appartengono i resti più antichi di statue acroteriali (elemento decorativo o figurato che corona il vertice e gli angoli del frontone nei templi antichi) di terracotta, riccamente decorate.
Ricostruito intorno al III secolo a. C., di dimensioni maggiori, il santuario appariva come un tempio tetrastilo (con facciata a quattro colonne), dal podio basso, le cui mura perimetrali misurano 120 metri sul lato lungo e 110 su quello corto. Tra i reperti del santuario, rinvenute 34 monete risalenti all’epoca di Costantino e Costanzo II, ovvero nella prima metà del IV secolo d.C., quando l’intera zona era probabilmente già stata abbandonata.
1
2
3
4
🏗️ Caratteristiche Archeologiche
Le indagini condotte dall’Università “La Sapienza” di Roma hanno portato alla luce:
Un tempio orientato sud-ovest/nord-est, risalente al 520 a.C.
Statue acroteriali (elemento decorativo o figurato che corona il vertice e gli angoli del frontone nei templi antichi) in terracotta decorate, tra i reperti più antichi.
Una ricostruzione nel III secolo a.C. con un tempio tetrastilo (facciata a quattro colonne) su podio basso.
Fondazioni larghe 2 metri, con murature in opus reticulatum e pavimentazioni in cocciopesto.
Durante gli scavi sono state rinvenute 34 monete dell’epoca di Costantino e Costanzo II, segno di una frequentazione fino al IV secolo d.C..
Il santuario ha subito diverse trasformazioni: Da luogo sacro preromano a sito religioso con funzione militare. Nell’epoca imperiale, la sua funzione religiosa venne meno e il sito fu riutilizzato come struttura produttiva. Infine, fu abbandonato.
Il sito archeologico non è attualmente visitabile, non è raggiungibile, si trova in un terreno privato e non c'è nessuna indicazione in merito.
Santuario ubicato su un’altura presso la laguna costiera del Fosso di Pratica di Mare. Questo luogo di culto, al pari di altri, come quello di Castrum Inui, faceva parte di un sistema di santuari fortificati disposti lungo il litorale laziale a controllo dei principali accessi al territorio da mare, quali lagune e fossi. In quello laviniate, all’interno di una possente cinta muraria/temenos l’esistenza di un edificio di culto è attestata almeno dal VI secolo a.C., epoca a cui risalgono alcune terrecotte architettoniche attribuibili all’apparato decorativo di un sistema di copertura. Una successiva fase, anche in questo caso desunta da frammenti architettonici, risalirebbe al secondo quarto del V secolo a.C. e presenterebbe similitudini con il tempio di Mater Matuta a Satricum. Alla fine del IV-inizi del III secolo a.C. si daterebbe la costruzione (o il rifacimento) di una struttura templare di tipo periptero sine postico, tetrastilo e con il pronao probabilmente composto da una doppia linea di colonne. Di questo edificio possiamo definire con buona precisione l’impianto planimetrico grazie ai resti delle fondazioni in opera quadrata di tufo. Ad esso erano, inoltre, pertinenti diversi frammenti di decorazione architettonica, tra cui alcuni elementi frontonali ad altorilievo. Successive fasi di ristrutturazione del monumento sono state documentate in età tardorepubblicana e in epoca augustea. L’edificio doveva essere connesso con una struttura posta alle sue spalle, forse un portico, edificata anch’essa tra IV e III secolo a.C. È possibile che essa comunicasse direttamente con tempio tramite due porte aperte nelle pareti del muro posteriore ai lati della cella, obliterate soltanto in età augustea.
Fonti e Riferimenti:
https://www.pomeziaetorvajanica.it/torvaianica/storia/santuario-del-sol-indiges/
Dal progetto Lazio Antico dell'Università di Roma "La Sapienza".
Le foto 1 - 2 - 3 - 4 (2015) sono di Luca Paonessa del gruppo FB "Pomezia sparita".