La villa di Orazio a Tivoli è un affascinante sito storico attribuita al celebre poeta latino Quinto Orazio Flacco (65 a.C.– 8 a.C.), che secondo la tradizione, fu donata da Mecenate intorno al 33 a.C., come luogo di ritiro e ispirazione. Qui il poeta si dedicava alla scrittura, alla filosofia e alla contemplazione della natura, in un ambiente che lui stesso descriveva come semplice e sereno, affacciato sulle cascate di Tivoli.
I resti di questa villa romana sono stati inglobati nel medioevo dalla costruzione del monastero Sant’Antonio. Intorno al 1870, dopo un periodo di abbandono, il monastero (proprietà dello Stato Pontificio) fu consegnato al Regno d’Italia e nel 1879 l’inglese Frederick Searle divenne il proprietario. In questo edificio sono conservati non solo un ambiente con decorazione polimaterica, ma anche estese porzioni murarie in elevato e alcune strutture orizzontali con lacerti di pavimentazione.
La struttura conserva murature fino al secondo piano, pavimenti e un ambiente absidato con decorazioni in tartari, mosaico e conchiglie. Il tutto è stato restaurato e conservato dai proprietari in accordo con i tecnici della Soprintendenza Beni Culturali.
La struttura è per uso alberghiero limitato a poche presenze gestito da Landmark Trust britannico.
Una serie di tre ambienti voltati disposti longitudinalmente, che probabilmente erano chiusi frontalmente. La tecnica di rivestimento utilizzata è il calcare incertum. Non è possibile determinare con certezza se questa struttura sia stata aggiunta successivamente o se faccia parte della configurazione originaria.
Conservazione: Il ninfeo si trova con il livello del suo pavimento a circa 4 metri al di sotto dell’attuale livello esterno di camminamento, per cui la configurazione dell’ingresso e della facciata non è chiaramente definibile. Inoltre, gran parte dell’ambiente interno è coperta da terra. Nell’abside si conserva ancora la decorazione originale del ninfeo. Anche nell’abside e in alcune parti della navata centrale si è conservato il mosaico pavimentale originale.
Descrizione: Il ninfeo misura 9,60 m in lunghezza e 8,30 m in larghezza. Sul fondo si apre un’abside larga 4,50 m e profonda 2,70 m. È improbabile che la facciata del ninfeo fosse completamente aperta, poiché sul lato sud si conserva ancora in gran parte il muro di chiusura antico. Si potrebbe ipotizzare la presenza di un’apertura a porta o di una sorta di "schermo d’ingresso".
L’ambiente interno presenta una pianta pseudo-basilicale: lo spazio centrale voltato è affiancato da due navatelle larghe solo 0,45 m. La volta centrale copre una larghezza di 7,60 m. Tra la navata centrale e le navatelle laterali si trovano tre pilastri per lato, sormontati da un architrave e posti davanti a semicolonne. Sopra le semicolonne correva una cornice decorativa. L’abside della navata centrale è incorniciata da due semicolonne aggettanti.
La tecnica costruttiva utilizzata per la distribuzione delle ninfe è di calcare incertum. Nell’abside è ancora visibile la decorazione originale delle ninfe, il mosaico pavimentale originale, conservato solo parzialmente, è composto da tessere bianche estremamente piccole. Nel pavimento della navata centrale sono visibili lavorazioni nella roccia che fanno pensare alla presenza di un muro o di una barriera che delimitava una zona rettangolare al centro della navata.