da libro a film
da libro a film
Regia: Paolo Genovese
Cast: Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Margherita Buy, Sara Serraiocco, Giorgio Tirabassi
Tratto da: il romanzo Il primo giorno della mia vita (Einaudi) di Paolo Genovese
Trama: i protagonisti di questo film sono cinque persone che per motivi diversi hanno perso la voglia di stare al mondo. Ma prima che possano compiere un gesto avventato, un uomo a loro sconosciuto gli dà la possibilità di vedere come sarebbe il mondo senza di loro: cosa accadrebbe, quali eventi perderebbero, quale sarebbe la vera reazione delle persone che gli sono vicine. Hanno sette giorni a disposizione per questo viaggio ai confini con la realtà, prima di dover confrontare se stessi e scegliere se scoprire che forma prenderà il primo giorno della loro nuova vita.
Nelle librerie è da anni che spopola. Più o meno dal 2014 quando è uscito, per Sellerio, il primo capitolo (Questa non è una canzone d’amore) della fortunata saga di Carlo Monterossi, né un poliziotto né un investigatore ma un conduttore tv milanese alle prese comunque con vicende criminali condite di molta ironia.
Ora come spesso accade per l’editoria di successo il personaggio nato dalla penna di Alessandro Robecchi si è trasformato in carne ed ossa. Sono in corso, infatti, le riprese di Monterossi la nuova serie tv Palomar per la regia di Roan Johnson, reduce da un altro fortunato adattamento: I Delitti del BarLume dai gialli di Marco Malvaldi.
A dare il volto a Monterossi è Fabrizio Bentivoglio affiancato da Donatella Finocchiaro, Tommaso Ragno, Martina Sammarco. Firmano la sceneggiatura insieme al regista Davide Lantieri e lo stesso Robecchi.
Nelle prime due storie Carlo Monterossi si troverà a confrontarsi con una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo e incredibili scambi di persona, un “morto” che viene a riprendersi un tesoro, una donna che sembra vissuta più volte e un passato misterioso e crudele che ritorna e lascia indecifrabili indizi sulla pista.
Le riprese si svolgono a Milano e Roma per un totale di 13 settimane. La serie è prodotta da Palomar e debutterà su Amazon Prime Video nel 2022.
120 anni fa, il 5 dicembre 1901, nasceva Walt Disney. In molti lo sanno, tanti dei più bei film capolavoro della Disney sono tratti da libri. Non è un segreto come, spesso, le storie originali fossero parecchio inquietanti, senza spazio per il tanto amato e tipico “e vissero per sempre felici e contenti” tipico delle storie Disney che tanto amiamo.
quali sono i film e cartoni animati Disney tratti da libri e come finiscono le storie originali? Nella fiaba originale di Christian Andersen la Sirenetta muore! E Peter Pan, frutto della penna di uno scrittore scozzese, era in origine un personaggio diabolico, spietato e dalla psicologia molto complessa. Che dire di Biancaneve, celebre fiaba tratta dai racconti dei fratelli Grimm? Disney ha riadattato la storia originale conservando solo le componenti fiabesche e mettendo da parte quelle terrificanti, presenti in egual misura.
Peter Pan: la storia originale di Peter Pan è stata scritta da Matthew Barrie, scrittore scozzese, nel 1902. La versione del libro ha come protagonista un Peter Pan malvagio e cattivo, personaggio dalla psicologia complessa che impedisce ai Bambini Sperduti di diventare grandi, uccidendoli quando crescono.
Nella versione della Disney Peter è diventato un piccolo eroe che ha conquistato i bambini di tutto il mondo con le sue avventure insieme ai Bimbi Sperduti sull’Isola che non c’è, combattendo il malvagio Capitan Uncino.
Cenerentola: senza dubbio una delle più celebri principesse Disney, il cartone su Cenerentola non è che una delle tante versioni (quella buona) della storia della ragazza. Uno dei riadattamenti più noti della storia è stato realizzato da Giambattista Basile e si chiama La gatta di Cenerentola; in questa variante le sorellastre, pur di poter indossare la scarpetta, arrivano a tagliarsi una le dita dei piedi e l’altra il tallone. Inaspettatamente inquietante, eh? Di questa macabra vicenda, ovviamente, non resta traccia nel cartone animato.
La Sirenetta: la fiaba originale scaturisce dalla penna dell’autore danese Hans Christian Andersen. Questa prima versione, pubblicata nel 1836, vede il principe Eric innamorarsi di un’altra ragazza e la Sirenetta morire, diventando schiuma di mare. La giovane viene posta davanti a una scelta: uccidere il suo amato principe per avere salva la vita, tornando ad essere sirena, o sacrificarsi per salvare lui. La tragedia della storia originale è stata rimpiazzata dalla versione Disney che ha riscosso tanto successo e in cui, ovviamente, “vissero per sempre felici e contenti” è un must immancabile.
Hercules: chi non ha amato questo eroe alla follia? Peccato che, come ben sappiamo, la figura di Hercules si rifaccia a Ercole, eroe mitologico la cui vita e il cui carattere sono stati narrati in molti libri di mitologia greca come molto diversi dalla versione Disney. Chi era Ercole in origine? Intanto il papà, Zeus, era tutt’altro che presente e fedele con la moglie e Ercole uccide il suo maestro di musica, facendo poi lo stesso anche a tutti i figli che ha con Megara dopo averla sposata. Molto lontano dal nostro eroe greco preferito!
Bambi: e la storia originale da cui è tratto il cartone Disney Bambi? Si tratta del libro di Felix Salten, autore austriaco, dal titolo Bambi, la vita di un capriolo. All’inizio Disney non sembrava interessato alla trasposizione sul grande schermo proposta dal regista Sidney Frankling. Quando poi, nel 1936, Disney cedette, il lavoro di registrazione fu lungo e complesso, interrotto anche dalle problematiche dovute alla guerra mondiale e agli scioperi, facendo arrivare la pellicola nei cinema solo nel 1942. Cosa ha cambiato Disney rispetto alla versione originale del libro? Ha reso gli animali protagonisti degli esseri antropomorfi, assottigliando la linea che separava la fantasia dalla realtà.
Biancaneve e i sette nani: primo dei lungometraggi Disney, Biancaneve e i sette nani uscì nel 1937. La storia è tratta da una celebre fiaba dei fratelli Grimm, già conosciuta e molto apprezzata in tutto il mondo. Cosa ha cambiato Disney rispetto alla storia originale della principessa dai capelli neri e le guance rosse? Nulla di particolare, in realtà: Disney si è limitato, in maniera fedele alla sua etica, a eliminare o sostituire gli elementi più terrificanti, conservando solo le caratteristiche da sogno della storia originale. Proprio con Biancaneve Disney comincia ad adattare macabre fiabe a un pubblico di più piccini, dando vita a una tradizione che caratterizzerà tutti i cartoni a venire.
Alice nel paese delle meraviglie: il tredicesimo dei classici Disney è tratto dal libro Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll (1865). In questo caso Disney scelse di rimanere estremamente fedele allo spirito misterioso ed enigmatico del libro di Carroll. Il lavoro di regia e sceneggiatura dietro questo cartone, che alla fine unì la storia narrata in Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871) fu mastodontico, ma fruttò un’opera inedita di grandissimo successo ancora oggi. Tutti i personaggi nella versione Disney, seppur con qualche rimodellamento positivo, hanno mantenuto le peculiarità dei romanzi.
La Bella e la Bestia: anche in questo caso ci sono numerose versioni scritte di questa storia. Una delle prime è attribuita a Giovanni Francesco Straparola, italiano, pubblicata nel libro Le piacevoli notti nel 1550. La storia da lui narrata non potrebbe essere più distante, in quanto racconta del figlio del re, che aveva l’aspetto di un maiale.
Nella versione Disney che tutti conosciamo Belle è una giovane e battagliera francese che abita in un villaggio nel 1700, corteggiata da un grezzo Gaston, che offre la sua liberà in cambio di quella del padre, che finisce prigioniero nel castello della Bestia dopo essersi perso nella foresta.
Il gobbo di Notre Dame: la storia di Quasimodo, il campanaro di Notre Dame, prende spunto dal celebre Romanzo dell’autore Victor Hugo, Notre Dame de Paris. Questa è una delle opere la cui trasposizione Disney censura maggiormente ciò che è scritto nel libro. Nella storia originale Frollo e Febo sono tutti e due cattivi, ossessionati da Esmeralda e dal suo corpo, e il solo che la ama è Quasimodo, che alla fine morirà insieme a lei. Molto meglio il bel Febo della Disney, coraggioso e giusto, che si innamora - ovviamente ricambiato - di Esmeralda.e Da
Mulan: il cartone animato Disney Mulan è forse quello che rimane più fedele alla storia originale scritta in un poema che risale al VI secolo, The Ballad of Mulan. Ci sono molte differenze tra scritto e cartone, sì, ma il contenuto della storia rimane pressoché invariato, lieto fine compreso.
Aladin: il cartone animato, così come la versione live action, è tratto da una delle storie orientali narrate nelle Mille e una notte.
Frozen: il cartone è liberamente ispirato alla fiaba di Andersen La regina delle nevi.
La scuola cattolica, il film tratto dal romanzo di Edoardo Albinati sul massacro del Circeo è stato vietato ai minori di 18 anni.
C’è grande perplessità e si parla addirittura di censura per quanto riguarda il film La scuola cattolica: l’adattamento dell’omonimo romanzo dello scrittore, traduttore e sceneggiatore italiano Edoardo Albinati è stato infatti vietato ai minori di 18 anni.
La pellicola di Stefano Mordini era stata presentata fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove era stata vietata la visione ai minori di 14 anni.
Alla vigilia dell’uscita del film nelle sale cinematografiche, prevista per il 7 ottobre 2021, è stato ufficialmente dichiarato che il film sarà vietato ai minori.
C’è grande perplessità in merito a questa scelta della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche incaricata dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura. La produzione cinematografica è amareggiata e parla di censura, mentre a detta dell’avvocato Stefano Chiriatti, che assiste i fratelli delle vittime, c’è grande sorpresa da parte loro. Il film voleva anche essere infatti un impegno per tramandare la memoria dell’orrenda tragedia entrata a far parte della storia della cronaca nera del nostro Paese; è stato molto doloroso rivivere ricordi e ricostruire quei momenti, lo si è fatto anche e soprattutto per i giovani. Il film è certamente caratterizzato da immagini forti e violente, ma trattandosi di una storia vera, sarebbe stato impossibile addolcire la pillola e in ogni caso il massacro del Circeo è una storia di violenza, omicidio, stupro e orrore bestiale.
Il romanzo, edito da Rizzoli nel 2016, ha vinto il Premio Strega in quell’anno è un tomo di oltre 1300 pagine ed è stato adesso trasposto in una versione cinematografica.
La storia, ambientata a Roma negli anni ’70, racconta uno dei più efferati crimini della cronaca nera italiana: il Massacro del Circeo. Il punto di vista è quello molto vicino di Edoardo Albinati stesso, compagno di classe degli assassini.
Il film è Diretto da Stefano Mordini. Nel cast troviamo Benedetta Porcaroli, a interpretare una delle protagoniste. Con lei anche Giulio Pranno, Emanuele Maria Di Stefano, Giulio Fochetti, e poi ancora Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. Ecco la trama di La scuola cattolica, dal 7 ottobre 2021 al cinema.
Roma, anni ’70. In un quartiere borghese della capitale un gruppo di amici frequenta una prestigiosa scuola cattolica. In quegli anni violenti Edoardo (sì, proprio lo scrittore) e i suoi compagni vivono nelle gabbie dorate costruite per loro dalle loro famiglie, esponenti di un circolo che può godere di potere e privilegio. Tra di loro ci saranno gli assassini del massacro del Circeo: Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira. I tre ragazzi una mattina di settembre 1975 rapiscono e tengono segregate con inganno e violenza due amiche, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez. Nella villa di proprietà della famiglia di uno dei ragazzi si scatena un inferno di violenza, tortura e morte. Il film e il romanzo vogliono interrogarsi su cosa sia successo, nelle menti di quei ragazzi, per trasformarsi da ragazzi a mostri.
A Venezia 2021 è stato presentato The Lost Daughter. Scopriamo insieme la trama di questo film diretto da Maggie Gyllenhaal che è l’adattamento cinematografico del romanzo La figlia oscura di Elena Ferrante. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 2015 da E/O ed è stato subito un gran successo, come è avvenuto anche per gli altri romanzi di Ferrante, soprattutto quelli della saga L’amica geniale.
Il romanzo è stato adattato cinematograficamente e diretto da Maggie Gyllenhaal, al suo esordio alla regia. Nel cast troviamo Olivia Colman nei panni della protagonista; con lei a dare vita agli altri personaggi della storia anche Jessie Buckley, Dakota Johnson, Ed Harris, Peter Sarsgaard, Paul Mescal, Dagmara Dominczyk e Alba Rohrwacher.
Tra libro e film c’è una grande differenza nell’ambientazione: il romanzo si sviluppa nel sud Italia, mentre il film in un’isola greca.
The Lost Daughter: trama del film
Estate. Leda Caruso è una docente universitaria americana, insegna letteratura italiana. Madre di due figlie ormai ventenni, divorziata da tempo, si gode le sue ferie in una località di mare vicino a Corinto. Quando si rende conto che è impossibile ignorare i suoi rumorosissimi e numerosissimi vicini di ombrellone, una famiglia di Queens che ha origini greche, Leda inizia a osservarli. In particolare la giovane ragazza madre e la sua bambina attirano la sua attenzione, e Leda inizia a riflettere, ricordando, sugli anni in cui lei era una giovane donna ambiziosa, con una carriera in ascesa e due bambine piccole a cui badare. Lei è stata una madre molto diversa dalla giovane donna che sta osservando..
Venerdì 30 luglio arriva in tv Inès dell’Anima Mia, la serie tv spagnola tratta dal libro dell’autrice Isabel Allende. La trama di questa fiction racconta le vicende di Inés de Suárez, la prima donna spagnola ad arrivare in Cile.
Inès dell’Anima Mia è una miniserie d’ambientazione storica. La trama è molto simile a quella del romanzo tanto che Isabel Allende si è detta molto colpita dalla fedeltà che la fiction ha dimostrato nei confronti delle pagine del suo libro. Il coraggio e la forza dell’eroina da lei descritta vengono resi alla perfezione in questo sceneggiato.
La protagonista è Inès, una figura molto simile a quella di Giovanna d’Arco che fece parte della spedizione di Pedro de Valdivia alla conquista del Cile avvenuta realmente nel 1540. Dopo la partenza del marito per l’America, mettendo da parte i soldi che riesce a fare come sarta cerca di raggiungere il consorte nel Nuovo Mondo.
Durante questa avventura però la donna si innamora del valoroso Pedro de Valdivia e la storia d’amore è così travolgente che Inès decide di partire con il suo amato e finirà per partecipare sia strategicamente che attivamente sul campo alla conquista del Cile, nonché alla fondazione della città di Santiago. Ma questa fiction non racconta solo l’aspetto sentimentale della vicenda: il regista e tutto lo staff sono riusciti a restituire al pubblico la vera immagine di Inès: una vera e propria eroina, una donna forte che combatte e si batte valorosamente per l’amore e per i suoi ideali.
Questa fiction è una produzione molto grande che ha impiegato più di 2.500 comparse e un cast corale: accanto ai protagonisti, Elena Rivera (Ines de Suarez) ed Eduardo Noriega (Pedro de Valdiva) appaiono tra gli altri Carlos Bardem, Francesc Orella, Enrique Arce, Daniela Ramírez, Antonia Giesen, Federico Aguado, Carlos Serrano e molti altri.I SU AMAZON
Il libro Inès dell’Anima Mia è un romanzo uscito per la prima nel 2006 ed è strutturato come un diario in cui la protagonista Inés de Suárez racconta tutte le sue avventure durante il viaggio alla conquista del Cile. Inizialmente l’autrice non aveva intenzione di pubblicare questo romanzo ma di donarlo alla figlia adottiva. I primi ricordi raccolti nel romanzo sono quelli della vita di Inès a Plasencia e la sua decisione di lasciare la Spagna per cercare il marito partito in America per fare fortuna e di cui non ha più notizie. Sbarcata in America viaggia fino in Perù dove scopre che il marito è morto e contestualmente conosce il suo amore futuro: Pedro de Valdivia. Con lui attraverserà il deserto di Atacama e combatterà per la conquista dei nuovi territori al di là della cordigliera delle Ande.
É trascorso già un semestre da quando le prime indiscrezioni sulla realizzazione di un adattamento cinematografico del romanzo di Paolo Cognetti “Le Otto Montagne”, Premio Strega 2017, hanno iniziato a trapelare. Prima i casting in Valle d’Aosta, poi l’annuncio del nome del regista: il talentuoso belga fiammingo Felix van Groeningen, nominato all’Oscar nel 2012 per la pellicola “Alabama Monroe”. Affiancato nella stesura della sceneggiatura da Charlotte Vandermeersch. Per mesi è rimasta però l’incognita maggiore: chi saranno i due attori che vedremo nei panni di Pietro e Bruno, i due amici protagonisti del romanzo di Cognetti?
Qualche voce in merito ha iniziato a circolare nel mese di maggio. Su numerose testate sono comparsi in coppia i nomi di Luca Marinelli e Louis Garrel, avvistati insieme in Valle d’Aosta. Finalmente oggi i nomi sono stati ufficializzati. Luca Marinelli si conferma parte del cast. Accanto all’attore romano non troveremo però il francese Garrel, bensì un secondo attore italiano, già in coppia con Marinelli nel 2015 sul set di “Non essere cattivo”: Alessandro Borghi. Non è dato ancora sapere chi dei due sarà Pietro e chi Bruno. Altri due componenti del cast saranno Filippo Timi ed Elena Lietti. Le riprese sono attualmente in corso in Valle d’Aosta.
“Una storia di amicizia, di padri e di figli e delle scelte che facciamo nella vita che ci viene data – si legge nella sinossi che sta circolando in queste ore sui principali siti di cinema – , sullo sfondo delle montagne che dobbiamo scalare fisicamente e psicologicamente. Una storia universale sull’inesorabile ricerca del conoscere sé stessi e al contempo di essere fedeli agli altri.”
La pellicola si presenta di triplice nazionalità: italiana francese e belga. É prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per l’italiana Wildside, società del gruppo Fremantle, dalla francese Pyramide Production e dalla belga Rufus/Menuetto e coprodotto da Vision Distribution. Louis Tisné è il produttore esecutivo per Elastic Film.
Il film uscirà in Francia distribuito da Pyramide Productions e nel Benelux da Kinepolis Film Distribution & Dutch FilmWorks. In italia e nel resto del mondo sarà distribuito da Vision Distribution.
Qualche dettaglio sulle riprese viene fornito dalla Film Commission Valle d’Aoste, che il 5 giugno ha annunciato l’ammissione della pellicola al contributo del Film Fund Film Commission Vallée d’Aoste.
“Dei quattro progetti presentati è stato ammesso a contributo Le Otto Montagne, prodotto da Wildside s.r.l., società del gruppo Fremantle, Pyramide Productions, Rufus/Menuetto, per una coproduzione ITA/FR/BEL, regia di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch – si legge nel comunicato – . Sono circa otto le settimane di riprese in Valle, con il coinvolgimento di professionisti e aziende di servizi locali, sia durante la fase di preparazione che di lavorazione. Il film porta sullo schermo l’omonimo romanzo di Paolo Cognetti, edito da Giulio Einaudi Editore, un caso editoriale internazionale, tradotto in 35 lingue e vincitore di innumerevoli riconoscimenti, tra cui il Premio Strega 2017, il premio Strega Giovani e il Prix Medicis étranger.”
“Nel romanzo come nel film – dichiara la direttrice di Film Commission Vallée d’Aoste Alessandra Miletto – la Valle d’Aosta assume un ruolo di personaggio, fondamentale ai fini della narrazione e rappresentata con estrema fedeltà, con il chiaro intento di restituire la cultura e il paesaggio montano della Valle rimanendo il più possibile aderenti alla realtà e all’atmosfera dei luoghi.”
“La produzione è da mesi al lavoro sul territorio – conclude il comunicato – , alla ricerca delle location più adatte e in stretta collaborazione con la nostra Film Commission e con i comuni coinvolti; le riprese inizieranno a breve e proseguiranno nel corso dell’estate e per una parte anche in inverno”.
A CIASCUNO IL SUO (1967)
Ha scelto di fare il ficcanaso da subito Leonardo Sciascia. Questo è il primo film tratto da un suo romanzo e ha un cast, per l’epoca (era il 1967), straordinario. La regia è di Elio Petri e dirige, tra gli altri, Gian Maria Volonté, Irene Papas, Mario Scaccia, Gabriele Ferzetti e Salvo Randone. In concorso al 20mo Festival di Cannes conquista il premio per la migliore sceneggiatura mentre ai Nastri d’Argento del 1968 fa poker di premi vinti: regista del miglior film, migliore sceneggiatura, migliore attore protagonista con Volonté e non protagonista con Ferzetti. Siamo in Sicilia e durante una battuta di caccia viene ucciso il farmacista, accusato di essere l’amante di parecchie donne in paese. Per le forze dell’ordine non c’è dubbio, si tratta di delitto d’onore, è una questione passionale. Ma uno zelante professore indaga e scopre che la mano armata è della mafia. Prosegue a fare domande finché l'onorata società decide di eliminarlo.
UN CASO DI COSCIENZA (1970)
E’ l’onore del maschio in gioco in questa pellicola tratta dall’omonimo racconto contenuto nella raccolta Il mare colore del vino. Alla regia c’è Sergio Grimaldi e nel cast compaiono Lando Buzzanca, Nando Gazzolo, Dagmar Lassander, Antonella Lualdi e Turi Ferro. Le riprese vengono effettuate a Zafferana Etnea, per l’occasione diventata l’immaginifica Maddà. Salvatore Vaccagnino è un giovane avvocato che esercita la professione nella tentatrice Roma dove infatti ha un'amante. Tornando in Sicilia in treno legge su una rivista femminile una lettera, rigorosamente anonima, di una sua concittadina che rivela di aver tradito il marito con un parente alla lontana. L'avvocato, nonostante la sua situazione nella capitale, si sente sicuro della fedeltà della moglie. Questa (presunta) sicurezza lo spinge a commentare l’episodio con gli amici del circolo, che raccoglie il meglio della gente di Maddà. Tutti si sentono in dovere di indicare il sospetto cornuto dicendosi certi che non si tratta della propria moglie. Ma nel profondo dell’anima ognuno sospetta di ospitare l’adultera nel proprio talamo nuziale.
IL CONSIGLIO D'EGITTO (2002)
Siamo nel 2002 ma la storia narrata è settecentesca. Il protagonista della pellicola diretta da Emidio Greco è Silvio Orlando. E le musiche sono di Luis Bacalov. Il titolo corrisponde a quello del romanzo di Leonardo Sciascia. Nel dicembre del 1782 una violenta tempesta fa naufragare, sulle coste siciliane, la nave dell'ambasciatore del Marocco Abdallah Mohamed ben Olman. L'arrivo a Palermo dell'inatteso ospite crea ansie varie, a partire da quella linguistica perché nessuno mastica bene l’arabo e trovare un interprete non è facile. Si offre frate Giuseppe Vella, un maltese dai poveri natali che si sostenta interpretando i sogni nei quartieri popolari. Questo strano soggetto in realtà non parla l’arabo, però è maestoso nel mescolare il siciliano e il maltese. Quando l'ambasciatore riprende il suo itinerario, il frate valorizza la sua fama di interprete sostenendo che un manoscritto arabo sulla vita di Maometto, conservato a Palermo, sia un fondamentale testo storico-politico. Gli viene affidata la traduzione e lui se la inventa. La sua popolarità cresce a tal punto che diventa abate e con quella tonaca realizza la massima mistificazione possibile: riscrive quel testo e spinge verso l'abolizione di tutti i privilegi feudali.
IL GIORNO DELLA CIVETTA (1968)
E’ il film più celebre tratto da un romanzo dello scrittore di Racalmuto. E’ del 1968 ma ci porta nella Sicilia del 1961. Damiano Damiani dirige due immensi Franco Nero e Claudia Cardinale, affiancati, tra gli altri, da un superbo Lee J. Cobb. David di Donatello a entrambi i protagonisti e poi per la sceneggiatura; per il regista c’è la targa d’oro. All’uscita nelle sale fu vietato ai minori dei 18 anni e ancora oggi c’è chi sospetta che in quella commissione ci fosse qualcuno colluso con la mafia siciliana che lo avrebbe bollato come non gradito. Omertà e corruzione sono i due fattori trainanti, e disturbanti, del film. Un edile viene ucciso vicino a un casolare isolato dove vivono Rosa Nicolosi (Claudia Cardinale), il marito e la loro figlioletta. Un confidente dei carabinieri spiffera al capitano Bellodi (Franco Nero) che Rosa sa. La donna fa il nome di Zecchinetta, l'assassino, in cambio Bellodi le promette di cercare suo marito, misteriosamente scomparso. L’arresto di Zecchinetta irrita la mafia che cerca di depistare facendo circolare la voce di un delitto d’onore. Il secondo a finire in carcere è Don Mariano perché in casa ha il fucile dell’omicidio. Il finale? Don Mariano e Zecchinetta sono liberi e passeggiano tronfi per le vie del paese e Bellodi viene trasferito. Omertà e corruzione, appunto.
PORTE APERTE (1990)
Gianni Amelio ci accompagna, attraverso il romanzo di Leonardo Sciascia, nella stagione del ventennio quando si sosteneva che la pena di morte fosse una garanzia per gli italiani, il deterrente al furto, agli atteggiamenti malavitosi, la certezza di poter lasciare le case con le porte aperte. Sono protagonisti, tra gli altri, Gian Maria Volonté ed Ennio Fantastichini. Fa incetta di premi: quattro premi agli European Film Awards e altrettanti David di Donatello (tra cui miglior film e miglior attore protagonista); poi due nastri d’Argento, tre Globi d’Oro e due Ciak d’Oro. Siamo a Palermo negli anni Trenta: il giudice Vito Di Francesco vuole impedire la condanna a morte di Tommaso Scalìa, reo di avere assassinato il suo ex datore di lavoro, un ex collega e la moglie, con una pistola. Nonostante l’opposizione dell’imputato stesso che vuole essere fucilato, Di Francesco riesce a tramutare la pena in ergastolo. Le gerarchie non apprezzano tanta tenacia e Di Francesco viene trasferito in una pretura di provincia e vede stroncata la sua carriera. Scalìa invece vede esaudita la sua richiesta: viene fucilato.
UNA STORIA SEMPLICE (1991)
Che cast ha messo su Emidio Greco per questo film del 1991: tra gli altri Gian Maria Volontè, Ricky Tognazzi, Ennio Fantastichini, Massimo Dapporto, Massimo Ghini, Omero Antonutti, Gian Marco Tognazzi e Tony Sperandeo. E’ la vigilia di San Giuseppe quando il vetusto diplomatico Giorgio Roccella chiama la polizia di Monterosso perché nella propria villa isolata ha trovato qualcosa di strano. Il brigadiere è pronto ad andare a verificare ma il commissario, che con la testa è già alla festa in campagna del giorno dopo, gli dice di prendersela comoda. Quando, ed è l’indomani, il brigadiere e un agente vanno in villa, il proprietario è morto e accanto a lui ci sono una pistola Mauser e la scritta “ho trovato". Tutti ipotizzano il suicidio tranne il brigadiere e il professor Franzò, vecchio amico del defunto. Proprio Franzò racconta di telefonate allarmanti di Roccella e della sua impossibilità a raggiungerlo essendo sotto dialisi. Ma non finisce qui, la mano omicida torna a colpire: le vittime sono il capostazione e il manovale della stazione di Monterosso. Un rappresentante di medicinali diventa colui che può portare alla soluzione: qualcosa ha visto in quella stazione. Il commissario torna in villa (e qui c’è già un mistero) e scopre un interruttore nascosto. La mattina muore ucciso dal suo brigadiere e tutto viene archiviato come un incidente. Ma sarebbe troppo facile. Compare in scena l’inquietante figura di un prete della zona, padre Cricco che accende i dubbi del rappresentante di medicinali che stavolta, però, preferisce riprendere il viaggio. Altro luogo ma ancora omertà, tema classico della poetica sciasciana.
TODO MODO (1976)
Tra Ignazio di Loyola e la Democrazia Cristiana si colloca questo film di Elio Petri tratto dall’omonima opera di Sciascia. Il protagonista, Gian Maria Volontè, interpreta il presidente e la sua figura si rifà ad Aldo Moro, all’epoca da due anni Presidente del Consiglio. Nel cast ci sono anche Mariangela Melato (Globo d’Oro e Grolla d’Oro come miglior attrice) che è la moglie del Presidente M. e Marcello Mastroianni (stessi riconoscimenti) che è l’inquietante Don Gaetano, colui che in tre giorni deve purificare i notabili democristiani dalle loro malefatte. La colonna sonora in origine era stata affidata a Charles Mingus ma quello che propose, tra tante polemiche in quanto Petri si rifiutò di fargli vedere delle immagini, fu rifiutato. E si procedette con le composizioni di Olivier Messiaen. Il film fu accolto freddamente e criticato: il periodo politico e sociale dell’epoca (era il 1976 quado arrivò nelle sale cinematografiche), tra i germogli del compromesso storico e il terrorismo, non lo ha aiutato. In comune con questo periodo c’è una misteriosa epidemia che uccide molte persone. Forse per fuggirla, quasi “boccaccianamente”, si radunano in un albergo isolato capi politici, industriali, banchieri e dirigenti d'azienda che incarnano le tante burrascose anime della Democrazia Cristiana. La purificazione dai peccati avviene sotto la guida dell'infido Don Gaetano, un prete potente e corrotto, che guarda dall’alto tutti i presenti. La missione è rinnovare il partito per restare al potere. Il clima è teso, si litiga, ci si tradisce e la situazione degenera quando una serie di delitti elimina i personaggi di primo spicco del partito. Sequenza dopo sequenza emerge sempre più netta la figura del Presidente che cerca di mediare e accontentare tutti ma in realtà punta solo a rafforzare il suo potere.
UNA VITA VENDUTA (1976)
Con la regia di Aldo Florio e le musiche di Ennio Morricone andiamo nella guerra civile spagnola. Il film è tratto dal racconto l’Antimonio, dal nome della regione dove è ambientato, e in origine, doveva essere un romanzo. Rientra nella raccolta Gli Zii di Sicilia. Enrico Maria Salerno e Gerardo Amato sono i protagonisti nei panni rispettivamente di Luigi ventura e Michele Rizzuto. Durante la guerra civile in Spagna i soldati italiani Michele e Luigi si incontrano a Malaga: sono entrambi siciliani; il primo si è arruolato per sfuggire alla povertà e alla zolfatara, il secondo vuole andare in America e riunirsi alla sua famiglia. Gli accadimenti li cambiano nel profondo: Michele comprende gli orrori dello scontro fratricida mentre Luigi indossa il paraocchi e si fa collaborazionista.
CADAVERI ECCELLENTI (1976)
E’ stato presentato fuori concorso al 29mo Festival di Cannes questo film del 1976 che nasce dal racconto intitolato Il Contesto. Poi ha vinto il premio di miglior film e miglior regia ai David di Donatello del 1976. Protagonista è Lino Ventura (che non ha voluto essere doppiato) nei panni dell’ispettore Amerigo Rogas; nel cast anche Renato Salvatori, Max Von Sydow, Paolo Graziosi e Anna Proclemer. La regia è di Francesco Rosi che ci accompagna nella complessità degli anni Settanta, tra politica, terrorismo, omertà (eccola che torna) e idee di colpo di stato. In una indefinita regione del Sud Italia vengono uccisi alcuni magistrati. L’ispettore Rogas indaga negli ambienti mafiosi poi si focalizza su tre individui che i magistrati assassinati hanno ritenuto colpevoli ma poi sono risultati innocenti: il movente potrebbe essere la vendetta. Anche a Roma si uccide e si cercano i colpevoli negli ambienti di estrema sinistra. Ma l'ispettore inizia a sospettare che dietro a queste morti ci sia un piano ben preciso che coinvolge anche il suo capo, il capo della Polizia. E’ vicino alla verità e sa che c’è un killer pronto anche per lui. In un museo si incontra con segretario del Partito Comunista Italiano, vuole informarlo dei coinvolgimenti illustri in questo piano eversivo ma li attende la morte. Intervistato dal telegiornale il capo della polizia parla di omicidio/suicidio per mano di un esaurito Rogas. I dirigenti comunisti sanno che non è così ma tacciono per evitare guai peggiori, tra cui un possibile colpo di stato.
Ha reso internazionali le trazzere assolate del centro Sud. Quelle strade-non strade sterrate che sono diventate la sua ragnatela sul mondo. Leonardo Sciascia ha attraversato il suo tempo da intellettuale e da artista. Lo chiamavano maestro e lui si inorgogliva perché era maestro di scuola. Ha conosciuto il mondo, ma il mondo contadino fatto di piccoli gesti quotidiani, un piccolo mondo antico fogazzariano, lo ha vissuto nella sua Racalmuto. E' stato comunista, radicale e socialista, è stato un uomo di sinistra ma leale, lontano dai compromessi. Dalla finestra della sua casa in contrada Noce il suo sguardo andava oltre l'orizzonte umano e sociale. Dai suoi libri (La Sicilia, l'illuminismo, il potere: cento anni fa nasceva Leonardo Sciascia) sono stati tratti numerosi film, nella sua multiforme attività culturale è stato anche sceneggiatore. Qui un po' di storia dei suoi film, ritratti di epoche differenti, documenti di un'altra Italia sotto forma di romanzo. A corruzione e omertà, topos onnipresenti della sua opera omnia, ha opposto trasparenza e verità. Letterarie e reali. Da vero maestro.
A CIASCUNO IL SUO (1967)
Ha scelto di fare il ficcanaso da subito Leonardo Sciascia. Questo è il primo film tratto da un suo romanzo e ha un cast, per l’epoca (era il 1967), straordinario. La regia è di Elio Petri e dirige, tra gli altri, Gian Maria Volonté, Irene Papas, Mario Scaccia, Gabriele Ferzetti e Salvo Randone. In concorso al 20mo Festival di Cannes conquista il premio per la migliore sceneggiatura mentre ai Nastri d’Argento del 1968 fa poker di premi vinti: regista del miglior film, migliore sceneggiatura, migliore attore protagonista con Volonté e non protagonista con Ferzetti. Siamo in Sicilia e durante una battuta di caccia viene ucciso il farmacista, accusato di essere l’amante di parecchie donne in paese. Per le forze dell’ordine non c’è dubbio, si tratta di delitto d’onore, è una questione passionale. Ma uno zelante professore indaga e scopre che la mano armata è della mafia. Prosegue a fare domande finché l'onorata società decide di eliminarlo.
UN CASO DI COSCIENZA (1970)
E’ l’onore del maschio in gioco in questa pellicola tratta dall’omonimo racconto contenuto nella raccolta Il mare colore del vino. Alla regia c’è Sergio Grimaldi e nel cast compaiono Lando Buzzanca, Nando Gazzolo, Dagmar Lassander, Antonella Lualdi e Turi Ferro. Le riprese vengono effettuate a Zafferana Etnea, per l’occasione diventata l’immaginifica Maddà. Salvatore Vaccagnino è un giovane avvocato che esercita la professione nella tentatrice Roma dove infatti ha un'amante. Tornando in Sicilia in treno legge su una rivista femminile una lettera, rigorosamente anonima, di una sua concittadina che rivela di aver tradito il marito con un parente alla lontana. L'avvocato, nonostante la sua situazione nella capitale, si sente sicuro della fedeltà della moglie. Questa (presunta) sicurezza lo spinge a commentare l’episodio con gli amici del circolo, che raccoglie il meglio della gente di Maddà. Tutti si sentono in dovere di indicare il sospetto cornuto dicendosi certi che non si tratta della propria moglie. Ma nel profondo dell’anima ognuno sospetta di ospitare l’adultera nel proprio talamo nuziale.
IL CONSIGLIO D'EGITTO (2002)
Siamo nel 2002 ma la storia narrata è settecentesca. Il protagonista della pellicola diretta da Emidio Greco è Silvio Orlando. E le musiche sono di Luis Bacalov. Il titolo corrisponde a quello del romanzo di Leonardo Sciascia. Nel dicembre del 1782 una violenta tempesta fa naufragare, sulle coste siciliane, la nave dell'ambasciatore del Marocco Abdallah Mohamed ben Olman. L'arrivo a Palermo dell'inatteso ospite crea ansie varie, a partire da quella linguistica perché nessuno mastica bene l’arabo e trovare un interprete non è facile. Si offre frate Giuseppe Vella, un maltese dai poveri natali che si sostenta interpretando i sogni nei quartieri popolari. Questo strano soggetto in realtà non parla l’arabo, però è maestoso nel mescolare il siciliano e il maltese. Quando l'ambasciatore riprende il suo itinerario, il frate valorizza la sua fama di interprete sostenendo che un manoscritto arabo sulla vita di Maometto, conservato a Palermo, sia un fondamentale testo storico-politico. Gli viene affidata la traduzione e lui se la inventa. La sua popolarità cresce a tal punto che diventa abate e con quella tonaca realizza la massima mistificazione possibile: riscrive quel testo e spinge verso l'abolizione di tutti i privilegi feudali.
IL GIORNO DELLA CIVETTA (1968)
E’ il film più celebre tratto da un romanzo dello scrittore di Racalmuto. E’ del 1968 ma ci porta nella Sicilia del 1961. Damiano Damiani dirige due immensi Franco Nero e Claudia Cardinale, affiancati, tra gli altri, da un superbo Lee J. Cobb. David di Donatello a entrambi i protagonisti e poi per la sceneggiatura; per il regista c’è la targa d’oro. All’uscita nelle sale fu vietato ai minori dei 18 anni e ancora oggi c’è chi sospetta che in quella commissione ci fosse qualcuno colluso con la mafia siciliana che lo avrebbe bollato come non gradito. Omertà e corruzione sono i due fattori trainanti, e disturbanti, del film. Un edile viene ucciso vicino a un casolare isolato dove vivono Rosa Nicolosi (Claudia Cardinale), il marito e la loro figlioletta. Un confidente dei carabinieri spiffera al capitano Bellodi (Franco Nero) che Rosa sa. La donna fa il nome di Zecchinetta, l'assassino, in cambio Bellodi le promette di cercare suo marito, misteriosamente scomparso. L’arresto di Zecchinetta irrita la mafia che cerca di depistare facendo circolare la voce di un delitto d’onore. Il secondo a finire in carcere è Don Mariano perché in casa ha il fucile dell’omicidio. Il finale? Don Mariano e Zecchinetta sono liberi e passeggiano tronfi per le vie del paese e Bellodi viene trasferito. Omertà e corruzione, appunto.
PORTE APERTE (1990)
Gianni Amelio ci accompagna, attraverso il romanzo di Leonardo Sciascia, nella stagione del ventennio quando si sosteneva che la pena di morte fosse una garanzia per gli italiani, il deterrente al furto, agli atteggiamenti malavitosi, la certezza di poter lasciare le case con le porte aperte. Sono protagonisti, tra gli altri, Gian Maria Volonté ed Ennio Fantastichini. Fa incetta di premi: quattro premi agli European Film Awards e altrettanti David di Donatello (tra cui miglior film e miglior attore protagonista); poi due nastri d’Argento, tre Globi d’Oro e due Ciak d’Oro. Siamo a Palermo negli anni Trenta: il giudice Vito Di Francesco vuole impedire la condanna a morte di Tommaso Scalìa, reo di avere assassinato il suo ex datore di lavoro, un ex collega e la moglie, con una pistola. Nonostante l’opposizione dell’imputato stesso che vuole essere fucilato, Di Francesco riesce a tramutare la pena in ergastolo. Le gerarchie non apprezzano tanta tenacia e Di Francesco viene trasferito in una pretura di provincia e vede stroncata la sua carriera. Scalìa invece vede esaudita la sua richiesta: viene fucilato.
UNA STORIA SEMPLICE (1991)
Che cast ha messo su Emidio Greco per questo film del 1991: tra gli altri Gian Maria Volontè, Ricky Tognazzi, Ennio Fantastichini, Massimo Dapporto, Massimo Ghini, Omero Antonutti, Gian Marco Tognazzi e Tony Sperandeo. E’ la vigilia di San Giuseppe quando il vetusto diplomatico Giorgio Roccella chiama la polizia di Monterosso perché nella propria villa isolata ha trovato qualcosa di strano. Il brigadiere è pronto ad andare a verificare ma il commissario, che con la testa è già alla festa in campagna del giorno dopo, gli dice di prendersela comoda. Quando, ed è l’indomani, il brigadiere e un agente vanno in villa, il proprietario è morto e accanto a lui ci sono una pistola Mauser e la scritta “ho trovato". Tutti ipotizzano il suicidio tranne il brigadiere e il professor Franzò, vecchio amico del defunto. Proprio Franzò racconta di telefonate allarmanti di Roccella e della sua impossibilità a raggiungerlo essendo sotto dialisi. Ma non finisce qui, la mano omicida torna a colpire: le vittime sono il capostazione e il manovale della stazione di Monterosso. Un rappresentante di medicinali diventa colui che può portare alla soluzione: qualcosa ha visto in quella stazione. Il commissario torna in villa (e qui c’è già un mistero) e scopre un interruttore nascosto. La mattina muore ucciso dal suo brigadiere e tutto viene archiviato come un incidente. Ma sarebbe troppo facile. Compare in scena l’inquietante figura di un prete della zona, padre Cricco che accende i dubbi del rappresentante di medicinali che stavolta, però, preferisce riprendere il viaggio. Altro luogo ma ancora omertà, tema classico della poetica sciasciana.
TODO MODO (1976)
Tra Ignazio di Loyola e la Democrazia Cristiana si colloca questo film di Elio Petri tratto dall’omonima opera di Sciascia. Il protagonista, Gian Maria Volontè, interpreta il presidente e la sua figura si rifà ad Aldo Moro, all’epoca da due anni Presidente del Consiglio. Nel cast ci sono anche Mariangela Melato (Globo d’Oro e Grolla d’Oro come miglior attrice) che è la moglie del Presidente M. e Marcello Mastroianni (stessi riconoscimenti) che è l’inquietante Don Gaetano, colui che in tre giorni deve purificare i notabili democristiani dalle loro malefatte. La colonna sonora in origine era stata affidata a Charles Mingus ma quello che propose, tra tante polemiche in quanto Petri si rifiutò di fargli vedere delle immagini, fu rifiutato. E si procedette con le composizioni di Olivier Messiaen. Il film fu accolto freddamente e criticato: il periodo politico e sociale dell’epoca (era il 1976 quado arrivò nelle sale cinematografiche), tra i germogli del compromesso storico e il terrorismo, non lo ha aiutato. In comune con questo periodo c’è una misteriosa epidemia che uccide molte persone. Forse per fuggirla, quasi “boccaccianamente”, si radunano in un albergo isolato capi politici, industriali, banchieri e dirigenti d'azienda che incarnano le tante burrascose anime della Democrazia Cristiana. La purificazione dai peccati avviene sotto la guida dell'infido Don Gaetano, un prete potente e corrotto, che guarda dall’alto tutti i presenti. La missione è rinnovare il partito per restare al potere. Il clima è teso, si litiga, ci si tradisce e la situazione degenera quando una serie di delitti elimina i personaggi di primo spicco del partito. Sequenza dopo sequenza emerge sempre più netta la figura del Presidente che cerca di mediare e accontentare tutti ma in realtà punta solo a rafforzare il suo potere.
UNA VITA VENDUTA (1976)
Con la regia di Aldo Florio e le musiche di Ennio Morricone andiamo nella guerra civile spagnola. Il film è tratto dal racconto l’Antimonio, dal nome della regione dove è ambientato, e in origine, doveva essere un romanzo. Rientra nella raccolta Gli Zii di Sicilia. Enrico Maria Salerno e Gerardo Amato sono i protagonisti nei panni rispettivamente di Luigi ventura e Michele Rizzuto. Durante la guerra civile in Spagna i soldati italiani Michele e Luigi si incontrano a Malaga: sono entrambi siciliani; il primo si è arruolato per sfuggire alla povertà e alla zolfatara, il secondo vuole andare in America e riunirsi alla sua famiglia. Gli accadimenti li cambiano nel profondo: Michele comprende gli orrori dello scontro fratricida mentre Luigi indossa il paraocchi e si fa collaborazionista.
CADAVERI ECCELLENTI (1976)
E’ stato presentato fuori concorso al 29mo Festival di Cannes questo film del 1976 che nasce dal racconto intitolato Il Contesto. Poi ha vinto il premio di miglior film e miglior regia ai David di Donatello del 1976. Protagonista è Lino Ventura (che non ha voluto essere doppiato) nei panni dell’ispettore Amerigo Rogas; nel cast anche Renato Salvatori, Max Von Sydow, Paolo Graziosi e Anna Proclemer. La regia è di Francesco Rosi che ci accompagna nella complessità degli anni Settanta, tra politica, terrorismo, omertà (eccola che torna) e idee di colpo di stato. In una indefinita regione del Sud Italia vengono uccisi alcuni magistrati. L’ispettore Rogas indaga negli ambienti mafiosi poi si focalizza su tre individui che i magistrati assassinati hanno ritenuto colpevoli ma poi sono risultati innocenti: il movente potrebbe essere la vendetta. Anche a Roma si uccide e si cercano i colpevoli negli ambienti di estrema sinistra. Ma l'ispettore inizia a sospettare che dietro a queste morti ci sia un piano ben preciso che coinvolge anche il suo capo, il capo della Polizia. E’ vicino alla verità e sa che c’è un killer pronto anche per lui. In un museo si incontra con segretario del Partito Comunista Italiano, vuole informarlo dei coinvolgimenti illustri in questo piano eversivo ma li attende la morte. Intervistato dal telegiornale il capo della polizia parla di omicidio/suicidio per mano di un esaurito Rogas. I dirigenti comunisti sanno che non è così ma tacciono per evitare guai peggiori, tra cui un possibile colpo di stato.
Alcuni film tratti da libri: da quelli storici ai più recenti, trasposizioni cinematografiche di opere letterarie da vedere, dirette da grandi registi o che hanno lasciato il segno.
Non sempre i film sono peggio dei romanzi da cui sono tratti, come spesso si sente dire. Esistono casi in cui l'estro creativo del regista e la sua autorialità riescono a dare nuova vita a un testo fin troppe volte abusato al cinema (si pensi ai classici di Jane Austen, o di Lev Tolstoj) lasciando un'impronta così profonda nell'immaginario collettivo da offuscare il romanzo da cui traggono origine. Eccone alcuni esempi:
Da Psyco a Il sospetto, Alfred Hitchcock ha mostrato più volte il suo talento naturale nell'infondere nuova vita ai romanzi da cui traeva ispirazione per i propri film. Un'abilità innata la sua di personalizzare - a volte migliorandolo addirittura - il testo di partenza, tanto da far dimenticare ai propri spettatori che quello che stanno guardando è in realtà un film tratto da un libro. Così accade con La finestra sul cortile, ispirato al racconto giallo scritto nel 1942 da Cornell Woolrich. Giocando su "doppi-schermi" e su continui sguardi rubati, il film di Alfred Hitchcock facilita l'immedesimazione spettatoriale molto più di quanto compiuto dall'autore nel suo racconto, enfatizzando così il senso di suspense e di terrore attraverso l'impiego di un semplice obiettivo fotografico.
Uscito nelle sale nel 1962, Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan è una trasposizione fedele nell'animo e negli intenti del romanzo di esordio di Harper Lee (1960). Vincitore di tre premi Oscar, il film ricalca la tematica anti-razzista in un periodo storico in cui la questione era sentita. Al centro dell'opera un magnetico Gregory Peck nei panni di Atticus Finch, avvocato progressista nel profondo sud degli Stati Uniti che difende e dimostra inutilmente l'innocenza di Tom Robinson (Brock Peters), giovane nero accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Sia il film di Robert Mulligan che il romanzo della Lee si presentano più attuali che mai, accostando con sapiente sensibilità il tema dell'intolleranza razziale con gli incubi dell'infanzia. Un racconto coraggioso capace di combattere l'usura degli anni, come dimostra l'enorme successo della sua trasposizione teatrale a Broadway curata da Aaron Sorkin.
IL GATTOPARDO (1963)
Per diletto, o per fini scolastici, il romanzo di Giuseppe Tomasi da Lampedusa è uno di quei testi da leggere almeno una volta nella vita. Pubblicato postumo da Feltrinelli nel 1958 e vincitore nel 1959 del Premio Strega, Il Gattopardo vanta un successo imperituro, favorito anche dall'uscita nel 1963 del suo adattamento cinematografico a opera di Luchino Visconti.
Per dar vita al suo capolavoro, il regista si ispirò anche alla visione di un documentario televisivo di Ugo Gregoretti, La Sicilia del Gattopardo (1960). Riportando la memoria storica nel contesto del presente, il regista traduce visivamente la raffinatezza di un ambiente aristocratico in decadenza posto all'interno di un discorso politico per vestirlo di attualità. Il risultato è un film senza tempo, maestoso eppure intriso di morte e decadenza; uno dei capolavori della cinematografia italiana e mondiale.
Il capolavoro assoluto di Stanley Kubrick tratto dal romanzo di fantascienza del 1948 La Sentinella di Arthur C. Clarke, il quale accettò di collaborare alla sceneggiatura del film. Dall'alba dell'uomo (quattro milioni di anni fa) al primo volo verso Giove, quello che Clarke destina a descrizioni narrative, Kubrick lo trasforma in un vortice di suggestioni lanciate in una giostra sinestesica. Giocato su un impianto visivo minimale, ma di enorme impatto emozionale, il regista carica i silenzi dei propri personaggi di stupore e inquietudine, generati soprattutto per la maniacale adesione alla vita degli astronauti nello spazio. 2001: Odissea nello spazio è un trattato dagli aspetti apocalittici tra l'uomo e la sempre più avanzata intelligenza artificiale, dove la paura e i sentimenti danzano come astronauti in assenza di gravità sulle note del Danubio blu. Impressionanti anche agli occhi dello spettatore odierno gli effetti speciali, grazie ai quali il film vince il suo unico Premio Oscar su quattro nomination.
Tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia, il film di Bernardo Bertolucci contiene in sé tutti quei tratti essenziali che hanno fatto dello stile del regista di Parma un approccio al mezzo cinematografico unico e riconoscibile. Corpo e impegno politico, eros e thanatos, omosessualità e rimorsi; un gioco dicotomico quello de Il Conformista inglobato in una crisi esistenziale espressa tra le vie di Parigi dall'allegoria delle caverne di Platone. Con rimandi alla psicanalisi di Freud, il film - complice anche la maestosa interpretazione di Jean-Louis Trintignant - non ha nulla da invidiare al suo testo di origine, stabilendo il primo grande capolavoro nella carriera di Bernardo Bertolucci.
Il film del 1972 di Francis Ford Coppola con Marlon Brando, Al Pacino e Diane Keaton si è talmente fossilizzato nella nostra cultura da farci dimenticare dell'esistenza del testo da cui trae le proprie origini: l'omonimo romanzo di Mario Puzo.
Acclamato in tutto il mondo, alla sua uscita negli Stati Uniti Il Padrino incassò 135 milioni di dollari, frantumando il record di Via col vento. Ne conseguì un fenomeno di massa capace di rendere talmente immortale il personaggio di Vito Corleone da farlo assurgere a sinonimo di malavita italiana. Allo stesso tempo, però, il film si è fatto dispensatore di citazioni indimenticabili che lo hanno reso un capolavoro che "non si potrà rifiutare".
Sebbene alla sua uscita non ottenne giudizi postivi da parte della critica, Blade Runner è a oggi il film di fantascienza per antonomasia. Uscito nel 1982, il film diretto da Ridley Scott con Harrison Ford è liberamente ispirato al romanzo di fantascienza del 1968 Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick. Ambientato in una Los Angeles del 2019, del film sono state distribuite sette versioni, ognuna differente in base alle scelte dei vari distributori. Solo nel 2007, in occasione del 25º anniversario dell'uscita della pellicola, è stata rilasciata la versione "Final Cut", l'unica su cui Scott ha avuto totale libertà artistica. La bellezza del film è tutta da ritrovarsi in quella narrazione dai tratti filosofico-esistenzialisti, capace di mettere in discussione l'imbattibilità di un eroe tutt'altro che perfetto. Nel 2018 Denis Villeneuve firma un sequel all'altezza del suo precedente .
QUEL CHE RESTA DEL GIORNO (1993)
Quel che resta del giorno è l'esempio lampante di come una storia semplice e a prima vista banale, come quella di un maggiordomo al servizio per trent'anni di una famiglia inglese implicata in un giro di affari con i nazisti, se nata da una penna finissima come quella di Kazuo Ishiguro può dar vita a un capolavoro della filmografia mondiale. Diretto da James Ivory, il film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson è una macchina del tempo capace di trasportarci in un ambiente elegante, sofisticato, seducente. Istantanea storica di una società inglese snob, distaccata e ingenua, Quel che resta del giorno è sostenuta da una struttura dialogica solida in cui l'onestà delle emozioni e il senso del dovere danzano a tempo sulle note di un passato pronto a svanire, ma impresso per sempre sulla pellicola dei ricordi.
Un altro film tratto da un romanzo di Stephen King. Frank Darabont (ri)scrive e dirige per lo schermo la storia del dirigente bancario Andy Dufresne, condannato ingiustamente all'ergastolo nella prigione di Shawshank per l'assassinio della moglie e del suo amante.
Una lotta per la sopravvivenza e di calore umano, in cui si impara ad assaporare la bellezza di un diritto naturale come la libertà solo dopo aver vissuto l'oppressione delle sbarre, la polvere delle celle, la violenza della prigionia. Le ali della libertà è un trattato commovente sull'essere umano e sull'importanza dell'amicizia assolutamente da non perdere.
Jane Austen è forse una delle autrici più cinematografiche del suo tempo. Acuta, divertente, sarcastica, la sua scrittura gode di un impatto visivo senza pari. Non sorprende, dunque, se quasi tutte le sue opere sono state trasposte sul grande e piccolo schermo. Tra queste una delle più riuscite è sicuramente Ragione e Sentimento. Tratto dal romanzo di Jane Austen del 1811, il film diretto da Ang Lee nel 1995 e sceneggiato da Emma Thompson coglie ogni singolo aspetto che ha reso unica la produzione della scrittrice inglese. Tra la campagna bagnata dalla pioggia, le sale di ballo a Londra e le convenzioni sociali, la pellicola trasporta lo spettatore direttamente in quegli anni, traducendo in immagini in movimento lo spirito del tempo. Vero fiore all'occhiello è il cast, capitanato da Emma Thompson e Kate Winslet nei panni delle due sorelle Elinor e Mariam.
Quello compiuto da Peter Jackson è uno dei progetti più ambiziosi nella storia del cinema. Una trilogia colossale quella de Il signore degli anelli, una sfida vinta su tutti i fronti, come dimostrato dai 17 premi Oscar portati a casa e l'attaccamento affettivo, quasi devoto, del pubblico nei suoi confronti.
Saga inaugurata con La compagnia dell'anello, il film tratto dal romanzo fantasy di J.R.R. Tolkien, ambientato nella terra di mezzo durante la terza era, ha consegnato alla storia del cinema personaggi come gli hobbit Frodo, Pipino, Sam e Merry, l'elfo Legolas, l'uomo Aragorn, il nano Gimli, Gollum e il mago Gandalf. Accurata trasposizione e maestosa operazione visiva, la trilogia mette in scena battaglie epiche e avventure di una vita. "I amar prestar aen, il mondo è cambiato", ma l'amore per questa trilogia è rimasto immutato.
I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN (2005)
L'amore represso, che dilania, distrugge per poi esplodere in tutta la sua violenta passionalità è quello narrato con struggente trasporto da Annie Proulx nel suo racconto del 1997 Gente del Wyoming e portato sullo schermo nel 2005 da And Lee con I segreti di Brokeback Mountain. Nomination agli Oscar per Jake Gyllenhaal e Heath Ledger e una statuetta alla miglior regia per Ang Lee, il film sulla passione tra i due cowboy Ennis Del Mar e Jack Twist sullo sfondo del Wyoming degli anni '60 è uno dei racconti d'amore tra i più commoventi mai portati sullo schermo. Svestiti della maschera di cowboy virili alla John Wayne, Ennis e Jack si fanno simboli di una lotta ai pregiudizi in nome di quel vero amore troppe volte celato agli occhi di una società dominata da ideali anacronistici e ingiusti.
Talmente grande e talmente angosciante, il film distopico di Alfonso Cuarón con protagonisti Clive Owen e Michael Caine poggia in realtà le proprie solide fondamenta narrative sull'omonimo romanzo di P.D. James. Facendo buon uso dei richiami utopistici e futuristici del romanzo da cui è tratto, in I figli degli uomini Cuarón trae dalle pagine di James soprattutto il mondo grigio, oppressivo, incolore, privo dei sogni colorati e le urla piene di vita dei bambini per dar vita a un universo spettrale, quasi post-atomico, memento cinematografico di un futuro sempre più possibile e che nel 2006 (e ancor prima nel 1993) sembrava improbabile e lontano, mentre ora troppo vicino.
Ardua l'impresa di coloro che decidono di trasporre sul grande schermo i romanzi di Ian McEwan. Dal 1975 (data del suo esordio letterario con Primo amore, ultimi riti) l'autore ha dato vita a un micro-universo fatto di piani temporali che si intrecciano in una matassa difficile da districare. Con Espiazione Joe Wright è, a oggi, l'unico ad aver saputo ricreare le atmosfere e le complesse psicologie dei personaggi che abitano tra le pagine dell'autore inglese. Opera sulla forza dell'immaginazione e sulla potenza creatrice, ma anche distruttrice, delle parole, Espiazione è forse il romanzo più complesso di McEwan, tradotto brillantemente da Joe Wright, complice una sceneggiatura alacre e coinvolgente firmata da Christopher Hampton e una colonna sonora da Oscar a opera del pisano Dario Marianelli.
IL PETROLIERE (2007)
Uno dei film più acclamati di Paul Thomas Anderson, Il petroliere, è ispirato al romanzo Petrolio! di Upton Sinclair. Pubblicato tra il 1926-27 il libro è una satira sociale sugli anni appena susseguenti allo scandalo del Teapot Dome. Anderson prende le prime 150 pagine di questo libro e ne trae un saggio sull'accecante avidità umana. Il suo film è una galleria di corpi unitisi alla terra e pronti a sporcarsi di quell'oro nero che cercano con fare ossessivo e per il quale sono disposti a tutto, anche a spezzarsi, rompersi e corrodersi. Accecati dal desiderio di ricchezza, o timorati di Dio, i personaggi di Anderson portano in scena uno dei migliori film della decade scorsa, sostenuto da una performance magistrale a opera di Daniel Day-Lewis.
Ispirata all'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, la sceneggiatura di Alex Garland per il film diretto da Mark Romanek segue fedelmente quanto narrato dalla sua fonte letteraria. La verosimiglianza e la distanza dalla realtà narrata rispetto a quella che conosciamo illudono il lettore che quello raccontato sia un futuro possibile; un futuro in cui il destino dei suoi protagonisti è già segnato dalla mutilazione dei loro cognomi. Per cognome Kathy, Ruth e Tommy hanno una solo lettera, tanto basta per dei ragazzi la cui nascita asservisce alla depravazione fisica di organi destinati a chi un cognome ce l'ha. I tre (magistralmente interpretati da Carey Mulligan, Keira Knightley e Andrew Garfield) sono cloni, semplice merce di scambio. Appropriandosi del significato intrinseco del romanzo di Ishiguro, con Non Lasciarmi Garland e Romanek mostrano quanto l'uomo, pur di sconfiggere la morte, arrivi a perdere la propria umanità mostrandosi nella sua indicibile mostruosità. Ed è così che il clone diventa più umano dell'umano stesso.
NOI SIAMO INFINITO (2012)
C'è un po' di John Hughes nella storia di Charlie Kelmeckis, quattordicenne taciturno dallo sguardo triste, gli occhi colmi di dolori e un sorriso che nasconde una volontà di aprirsi al mondo non sempre realizzabile. Con Noi siamo infinito Stephen Chbosky traduce il proprio romanzo cult del 1999 in una sincera lettera d'amore all'essere adolescente, tra ricordi repressi, il non sentirsi mai all'altezza e una colonna sonora sparata nelle casse per liberarsi di ansie e timori. Con sommessa delicatezza, Chbosky descrive le crisi di Charlie mantenendo intatti i vuoti di una memoria traumatizzata. Fragili e coraggiosi, i protagonisti sono portati sullo schermo da tre dei più carismatici attori della propria generazione (Emma Watson, Logan Lerman ed Ezra Miller) abili nell'incarnare idiosincrasie, debolezze e punti di forza dei loro personaggi rendendoli ancora più reali.
Tra i grandi registi capaci di manovrare con cura un gioiello prezioso come un'opera letteraria senza per questo snaturarlo ma anzi infondendo in esso una propria visione autoriale, vi è sicuramente David Fincher. Dopo il cult Fight Club e il remake di Millenium: Uomini che odiano le donne, nel 2014 il regista trasforma un ottimo thriller come L'amore bugiardo - Gone Girl in uno dei suoi film più iconici e riusciti, forte della performance di una gelida Rosamund Pike nei panni di Amy e di un ottimo Ben Affleck in quelli di Nick. Il gioco dell'apparenza, dei sospetti e delle convenzioni famigliari che ci strangolano, ci uccidono per poi farci resuscitare, ingabbiate in segni di inchiostro da Gillian Flynn, trovano in Fincher il loro nuovo, perfetto, cantastorie.
www.illibraio.it/news/narrativa/film-2021-tratti-da-libri-fumetti-1393796/
Alcuni film tratti da libri che hanno raccontato l'Olocausto o gli orrori della Seconda guerra mondiale
1) Il bambino con il pigiama a righe
La pellicola tratta dal romanzo di John Boyne Il bambino con il pigiama a righe è stata girata nel 2008 da Mark Herman; la storia racconta dell’amicizia del bambino tedesco Bruno e del suo coetaneo ebreo Shumel, separati dal filo spinato di un campo di concentramento.I ANCHE tv Il bambino con il pigiama a righe, il film dal romanzo di John
2) Il pianista
Nel 2002 Roman Polański ha diretto il film tratto dall’omonimo romanzo di Władysław Szpilman, Il pianista, vincendo una Palma d’oro a Cannes e 3 premi Oscar. La storia è il racconto autobiografico del pianista ebreo che ha vissuto in prima persona l’invasione della Polonia da parte della Germania, la creazione del ghetto di Varsavia e le conseguenti deportazioni nel lager nazisti, fino alla liberazione del Paese da parte dei russi.
l3) Diario di Anne Frank
Le pagine del Diario dell’adolescente polacca sono state portate al cinema nel 1959, a soli 14 anni dalla sua morte, per la regia di George Stevens: il film vinse 3 premi Oscar. Lo scorso novembre è stato inoltre distribuito nelle sale italiane anche #AnneFrank, vite parallele, un docufilm interpretato da Helen Mirren.
4) Schindler’s list
Forse il film più celebre di Steven Spielberg (e che lo consacrò presso il pubblico e la critica internazionale con ben 7 premi Oscar), la storia dell’imprenditore Oskar Schindler che decise di salvare i suoi dipendenti ebrei dalla morte nei campi di concentramento è tratta dal romanzo omonimo Schindler’s list di Thomas Keneally.
5) The Reader - A voce alta
Con questo film Kate Winslet vinse nel 2009 l’Oscar come Miglior attrice protagonista: era suo il volto della protagonista dell’ omonimo libro A voce alta. The Reader di Bernhard Schlink che racconta di Hanna Schmitz, una ex guardia delle SS accusata dopo la guerra di aver lasciato morire più di 300 donne ebree in una chiesa in cui si erano rifugiate per scampare ai bombardamenti.
6) La tregua
Il romanzo di Primo Levi ha ispirato il film diretto da Francesco Rosi con John Turturro e Massimo Ghini. La pellicola riprende coerentemente la trama del romanzo di Levi La tregua (vincitore del Premio Campiello del 1963) e che racconta del viaggio di ritorno in Italia dopo la liberazione dei russi da parte dello scrittore di Se questo è un uomo.
7) La scelta di Sophie
Inserito nel 2007 dall’American Film Institute tra i cento migliori film americani di tutti i tempi, la pellicola è tratta dal romanzo omonimo La scelta di Sophie di William Styron, vincitore nel 1980 del National Book Award. Interpretato da Meryl Streep (vincitrice dell’Oscar come miglior attrice protagonista), la pellicola racconta della storia di Sophie, polacca ebrea scampata ai campi di concentramento, del marito Nathan, scrittore ebreo, e del giovane americano Stingo.
8) La signora della zoo di Varsavia
Il film del 2017 diretto da Niki Caro e interpretato, tra gli altri, da Jessica Chastain, racconta del tentativo di Antonina e Jan Żabiński, direttore dello zoo di Varsavia, di difendere nel 1939 gli animali dello zoo dall’abbattimento voluto dai tedeschi per fornire vettovagliamenti per gli eserciti in Guerra. Il film è tratto dal romanzo di Diane Ackerman, Gli ebrei dello zoo di Varsavia.
9) Jona che visse nella balena
Anni d’infanzia. Un bambino nei lager è il libro autobiografico nel quale lo scrittore olandese Jona Oberski racconta la sua esperienza di deportazione con i genitori nel campo di concentramento di Westerbork, prima, e di Bergen-Belsen poi. Nel 1993 Roberto Faenza ne ha tratto il film Jona che visse nella balena.
10) Corri ragazzo, corri
Corri ragazzo, corri è un romanzo di Uri Orlev del 2001, premio Cento del 2013, che racconta del bambino di 8 anni Srulik che decide di scappare dal ghetto di Varsavia: da quel momento inizierà un periodo di vagabondaggi e fughe attraverso tutta la Polonia. Il film tratto dal romanzo è uscito al cinema nel 2013, per la regia di Pepe Danquart.Corri ragazzo, corri: trama e cast del film tratto dal romanzo di Uri Orlev
11) Storia di una ladra di libri
Nel 2005 è uscito in Italia il romanzo di Markus Zusak intitolato La bambina che salvava i libri; quando nel 2013 Brian Percival ha girato un film ispirandosi al suo romanzo, la storia della piccola Liesel che, data in adozione ad Hans e Rosa Hubermann decide di salvare e nascondere dagli ufficiali nazisti tutti i libri condannati al rogo, è diventata subito un cult in tutto il mondo.a di una ladra di libri: dal romanzo al film
12) L’amico ritrovato
L’amico ritrovato è un film del 1989 diretto da Jerry Schatzberg: è tratto dall’omonimo romanzo L’amico ritrovato di Fred Uhlman e racconta dell’amicizia di due adolescenti tedeschi, Hans e Konradin, che frequentano la stessa scuola ma sono divisi irrimediabilmente dalla vita. Il primo, infatti, è figlio di un medico ebreo, mentre il secondo è discendente di un’aristocratica famiglia ariana.
13) Un sacchetto di biglie
Il romanzo Un sacchetto di biglie di Josef Joffo, pubblicato nel 1973 e incentrato sulla vita dei due fratelli ebrei Maurice e Josef che vivono a Parigi durante l’occupazione nazista, è stato trasposto per due volte al cinema. Una prima nel 1975 per la regia di Jacques Doillon; una seconda con un film del 2017 diretto da Christian Duguay.
14) Jakob il bugiardo
Il romanzo Jakob il bugiardo di Jurek Becker, pubblicato nel 1969, racconta la storia di Jakob che in un ghetto ebreo nel corso della Seconda guerra mondiale fa finta di possedere una radio attraverso la quale inventa notizie circa un’imminente liberazione per rincuorare i suoi concittadini. Anche da questo romanzo sono stati tratti due film: uno nel 1975 e un secondo nel 1999 con protagonista Robin Williams.
15) Jojo Rabbit
Ultimo in ordine di uscita nei cinema (16 gennaio 2020) è il film liberamente ispirato al romanzo Come semi di autunno di Christine Leunens del 2004; è una versione tragicomica degli orrori del nazismo e racconta del piccolo Johannes Betzler, detto Jojo, che nel 1945 ha dieci anni e ha un amico immaginario particolare: Adolf Hitler.