Alla mia età, ma anche tra i piú grandi, si fa una distinzione tra gli sport distinguendo quelli ‘da ragazzi’ da quelli ‘da ragazze’. Questa distinzione nasce principalmente dal rilevamento del genere più rappresentato numericamente tra i praticanti quel determinato sport: per esempio, il calcio è considerato più ‘da maschi’, la ginnastica artistica ‘da femmine’. La maggior parte degli sport da ragazzi sono molto movimentati. La scelta di uno sport di questa categoria è dettata dall’iperattività del genere maschile: scegliere uno sport così aiuta i ragazzi a sfogarsi e divertirsi allo stesso tempo. La categoria appena citata comprende prevalentemente sport individuali come atletica leggera e nuoto. Nonostante ciò tra le preferenze dei maschi troviamo anche gli sport di squadra dove è importante la collaborazione. I ragazzi tra loro sono ottimi compagni di squadra ma quando giocano con le ragazze cercano di mettere in mostra le loro abilità togliendo qualche opportunità di gioco alle ragazze: probabilmente cercano di far vincere la squadra avversaria, perché considerano le ragazze più deboli di loro. Però questa “discriminazione” non è frequente e quasi mai, nelle competizioni importanti, gareggiano squadre miste. Gli sport preferiti dalle ragazze costituiscono una categoria di attività più ricreative e meno ‘energiche’ come danza classica, ginnastica artistica e ritmica. Naturalmente ci sono anche ragazze che hanno voglia di sfogarsi con lo sport e quindi, come i ragazzi, praticano discipline più attive come basket, pallavolo e atletica leggera: io sono un esempio. Ritornando alla discriminazione di prima, pensandoci bene, molte ragazze non cercano l’inclusione nel gioco e quindi va bene vincere senza fare sforzi e lasciando il “lavoro” ai maschi. Però ci sono alcune ragazze, come me, che vogliono essere incluse e giocare ‘insieme’ ai ragazzi.
Se è vero che c’è una classificazione ‘per genere’ tra gli sport e altrettanto vero che ci sono molte eccezioni costituite da tutti quei ragazzi e ragazze che preferiscono fare una scelta libera, non guidata dai pregiudizi, perché pensano di fare lo sport che più può piacergli, senza badare a ciò che si dice. A tale proposito c’è un film, Billy Elliot, ispirato a una storia vera, che narra di un ragazzo costretto dal padre a frequentare la scuola di pugilato. Lui però, al contrario di tutti i ragazzi del luogo, preferisce la danza classica al pugilato. Quando il padre scopre il suo segreto si arrabbia e da allora quella di Billy diventerà una vera e propria avventura per convincere il genitore a non seguire i pregiudizi locali e a lasciarlo ballare insieme alla ragazze. La sua storia è la testimonianza che non esiste una vera distinzione tra gli sport e ognuno deve essere libero di praticare quello che preferisce. (Emma Nanni)
19 gennaio 2023