Domenica 20 novembre sono cominciati i Mondiali di calcio in Qatar, paese del Medio Oriente che per la prima volta ospita la competizione, che inizia con grandi polemiche. Già nel 2010 la Fifa fu criticata per la scelta del Qatar, perché mossa solo da interessi economici. Oggi le critiche riguardano anche altri temi, tra cui quello dei diritti umani. Infatti sembra che durante i lavori per la realizzazione degli stadi, sarebbero morti più di 15.000 lavoratori stranieri e le vittime accertate sarebbero circa 6.500, scomparse per le condizioni di lavoro estreme e il caldo eccessivo. Molte nazionali hanno preso una posizione su questi temi, ma la Fifa ha risposto chiedendo loro di non influenzare il dibattito sportivo con argomenti politici che non appartengono al calcio, salvo poi vietare la vendita di alcolici, consentita solo nelle fan zone riservate, a prezzi esagerati. Le curve norvegesi sono state le prime a mostrarsi molto sensibili: «Quante violazioni dei diritti umani ci vorranno prima che la comunità calcistica si unisca per chiedere una migliore protezione per i lavoratori migranti? Non possiamo fingere che il calcio e la politica siano estranei e non dobbiamo mai voltarci dall’altra parte quando alcuni usano il nostro bellissimo gioco per mettere in ombra le violazioni dei diritti umani.» (estratto del comunicato del Tromsø, squadra del massimo campionato norvegese); la squadra aveva addirittura preparato una maglia speciale, con un codice QR che rimandava ad una pagina web per gli abusi sui lavoratori nell’emirato arabo e la nazionale stessa, durante le partite di qualificazione era scesa in campo con una maglia con la scritta “Diritti umani dentro e fuori dal campo”. Il primo vero gesto di protesta dall’inizio della manifestazione è stato quello della nazionale iraniana: gli 11 giocatori in campo non hanno cantato l’inno prima della partita contro l’Inghilterra, in segno di solidarietà alle proteste contro gli abusi del governo islamico. La nazionale infatti è stata negli ultimi tempi coinvolta dagli attivisti iraniani che chiedono sostegno alla loro protesta, repressa con violenza dal governo. E in campo gli sfidanti inglesi li hanno appoggiati prima della partita con il taking the knee gesto di condanna delle discriminazioni razziali a livello internazionale. Il malcontento era chiaro già fuori dallo stadio, con i tifosi che sventolavano cartelli col nome di Masha Amini, la ragazza uccisa dalla polizia iraniana dopo l’arresto perché accusata di non aver indossato correttamente il velo, la cui morte ha scatenato una divisione nel paese, specie dopo le violenze delle forze dell’ordine che hanno provocato altre 400 morti. Le immagini di questa squadra nello stadio di Doha saranno sicuramente tra le più forti di questo mondiale: il calcio sfida la politica e lo fa senza timore delle conseguenze, con l’appoggio del pubblico che con i fischi si schiera contro un nemico che spaventa sempre meno. (Francesco Collicelli)
1 dicembre 2022