“Come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? Se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!”
Un ‘filosofo’, un oratore dal tagliente linguaggio, senza scordare il seguace di Dio, questo è stato don Lorenzo Milani. Egli fu ‘relegato’ a Barbiana per adempiere al suo incarico di parroco per una piccola comunità rurale, una sorta di ‘punizione’ secondo i suoi superiori, per il suo essere ‘troppo’ schietto e vicino agli ultimi, ma quell’esperienza gli permise di insegnare alle classi più disagiate del paesello e dimostrare le sue idee sull’importanza dello studio. Egli credeva che l’unico strumento in grado di eliminare le differenze fra i suoi studenti e quelli di città fosse l’istruzione, delle lettere, della matematica… soprattutto della storia e della filosofia.
Il suo era un approccio diretto cogli studenti, i quali interagivano attivamente con lui. Affrontavano diversi argomenti in classe, come il significato delle guerre. Di tutte quelle anime salite al cielo per difendere la “Patria”.
Ha riflettuto sull’esistenza di guerra giusta e ingiusta, per la Chiesa e per la legge terrena.
Milani ha anche scritto alcune lettere, soprattutto ai militanti e tutti coloro i quali esaltavano la guerra in tutte le sue forme, non ultimi, ai cappellani militari che per obbedienza ‘benedicevano’ la violenza.
Molte sono raccolte nel libro “L’obbedienza non è più una virtù” uscito nel 1965 e riedito da Stampa Alternativa nel 1994.
“Ma a scuola una copia dei codici l’abbiamo […] abbiamo trovato che il soldato non deve obbedire quando l’atto comandato è manifestamente delittuoso”.
Ha scritto che se mai qualcuno di incredibilmente importante dovesse ordinare qualcosa di male ai suoi alunni, loro saprebbero come legarlo e mandarlo in una casa di cura.
Ma non tutti hanno fatto così. Durante le conquiste delle colonie in Africa, eravamo armati da questo senso di superiorità: credevamo che dei ‘semplici’ indigeni non potessero farci niente, perché non avanzati industrialmente… Peccato che non abbiamo considerato il fatto che loro fossero immensamente migliori di noi.
Mussolini inviò al generale Badoglio due telegrammi, uno dopo l’altro, i quali recitavano che era permesso usare gas tossico in quantità e tipi illimitati. Si potevano bruciare le case e le famiglie di coloro che non avevano fatto niente, che erano impotenti davanti alle indescrivibili malvagità che gli apparivano sotto gli occhi.
Badoglio sapeva che erano terribili crimini di guerra attaccare persone disarmate senza un chiaro motivo, distruggere le loro vite per sottomettere i pochi rimasti, ma non si oppose.
Bastava il loro essere impotenti per farci prendere facilmente delle colonie (non che ci servissero) senza che avessero fatto del male a nessuno.
Arriva dunque al concetto di ‘guerra giusta’ e di ‘guerra per la Patria’, il quale - afferma don Milani - non contempera il fatto che possa portare solo distruzione, caos, disperazione, morte, depressione, feriti, urla, gemiti, dolore e (per i pochi a cui interessa) la perdita di soldi.
Abbiamo fatto ‘bene’ a difendere i moti insurrezionali nella Francia della Rivoluzione, è stato però ingiusto aiutare Napoleone nella sua missione alla conquista della Russia.
La maggior parte delle guerre indette dall’Italia erano di offesa e conquista, benché la costituzione reciti esplicitamente che “L’ Italia ripudia la guerra come arma di offesa”. Don Milani ha riflettuto molto sulla parola ‘ripudia’ e diverse sue lettere sull’argomento sono state pubblicate su giornali illustri.
Ha rimproverato i cappellani militari per giudicare ‘giusta’ la guerra che andavano a benedire. Chiedeva loro se erano contenti di andare in pensione e in pace con la coscienza piena di morti che con la Patria non avevano nulla a che fare. Molti esaltavano la seconda guerra mondiale come strumento per portare gloria alla Patria. “Che c’entrava la Patria con tutto questo […] dato che l’ultima guerra è stata un confronto di ideologie e non di Patrie?”
V’è stata, però una guerra ‘giusta’, secondo Milani, negli ultimi cent’anni dell’Italia: la guerra partigiana.
Loro venivano considerati i ‘pazzi’ che osavano opporsi contro il regime, ma si sono rivelati i veri eroi della storia. Hanno liberato l’Italia dal piede dello straniero, considerato questo, coloro che si ribellavano in Congo cosa erano? Tentavano di difendere il loro Paese.
Vennero, inoltre, accusati i cappellani di dividere l’Italia in stranieri e Italiani, di voler formare la ‘Nazione Razza Bianca’.
Don Lorenzo Milani non si identificava in questa idea di Nazione.
Dopo una tormentata malattia, muore il 26 giugno 1967, senza essere riuscito a parlare per 2 giorni.
I suoi insegnamenti, le sue lettere, il suo ironico linguaggio e il suo amore per la pace, rimarranno per sempre sulla carta scritta e impresse nella nostra vista. (Alessandro Bruni)
3 giugno 2023