Luigi Mussini, Leonardo da Cutro e Ruy Lopez giocano a scacchi alla corte di Spagna, 1560
Cutro è una magnifica città in provincia di Crotone che oggi non supera i diecimila abitanti. Raddoppia questo numero nella stagione estiva grazie al turismo favorito dal vicino mare cristallino, il quale dista circa 10 minuti di auto dalla cittadina cutrese. La tradizione culinaria è fatta di prodotti unici come il pane, i formaggi e i salumi.
È stato sfortunatamente reso famoso dal “Naufragio di Cutro”, avvenuto però a Steccato di Cutro. Ci soffermeremo, però, su questo evento più avanti.
Gli abitanti sono anime gentili le quali si chiamano spesso fra loro “Cristiani”, dato il fatto che lì prevale il cattolicesimo. Essi chiamano Cutro “Paese”, benché sia stata riconosciuta come città dal 12 agosto 1586 a seguito della prima partita a scacchi documentata della storia, trattata fra un paio di paragrafi.
Questo articolo verrà seguito da altri per trattare rispettivamente di: Cibo e dialetto, i calanchi e aree naturali, tradizioni religiose (e non), personalità di spicco, il naufragio, Cutro oggi e dove andare.
CENNI STORICI
Storia antica
Venne fondata dai Greci su un tempietto e venne chiamata Kyterion.
Intorno al XVI secolo, l’Italia meridionale era riunita nel Regno di Napoli sotto il dominio spagnolo, infatti molte parole Cutresi (e del sud-Italia in generale) corrispondono a molti fonemi della Penisola Iberica:
Es.
Italiano – Ho
Spagnolo – Tengo
Cutrese – Tiagnu
Nel 1551 Cutro venne venduto da Filippo II alla famiglia Carafa, discendenti della casata che a quel tempo occupava il Regno di Napoli.
Storia moderna
L'8 marzo del 1832, all'una e un quarto del mattino, la città venne mutilata dal disastroso Terremoto di Cutro del 10° della scala Mercalli. Buona parte delle case e dei fabbricati del paese fu rasa al suolo e centinaia di persone morirono sotto le macerie e anche i calanchi nelle vicinanze ne risentirono.
Fino alla metà del Novecento, Cutro era il più popoloso centro della provincia di Crotone, ma in seguito subì una notevole emigrazione verso il sud America, in Paesi quali Argentine a Brasile, e successivamente dopo la seconda guerra mondiale, prima in Germania e in seguito verso l'Italia settentrionale: in particolare in Emilia-Romagna e in Lombardia dove attualmente risiedono circa 20.000 persone d'origine cutrese. La più folta comunità di Cutresi si trova a Reggio Emilia, dove, ormai presente da più generazioni, dopo le difficoltà iniziali si è integrata nel tessuto sociale ed economico e svolge soprattutto attività imprenditoriale nel campo dell'edilizia.
Metà Novecento
In questi anni Cutro ha vissuto un periodo di forte emigrazione. Ho intervistato mia zia Cesarina Fiumanò per raccontarci il tempo dal punto di vista dei bambini.
Ciao! Sei sempre stata a Cutro?
Sì, anche se diciamo che ci sono stati dei periodi in cui sono stata fuori per motivi di lavoro.
Ma ci sei nata, giusto?
Sì, ci sono nata.
Come te lo ricordi da piccola?
Ah, guarda: meglio di adesso. Si stava meglio. Si giocava fuori, non c’erano pericoli fuori, nessuno che disturbava. Ero in un gruppo chiamato “le compagnelle di casa”, “le vicine di casa”, ci riunivamo tutte insieme tutte le mattine in cui non si andava a scuola (sennò di pomeriggio, dopo che facevamo i compiti). Quando non si andava a scuola stavamo sempre fuori e i nostri genitori, i nostri fratelli stavano tranquilli perché non c’era nessuno che ci disturbava. Poi, era popolato Cutro. Le case erano tutte abitate, non come adesso che sono vuote. La gente comunque emigrava, soprattutto in America, ricordo mio nonno che ci andò e ci portò questo baule. Stavamo bene, eravamo tutti amici, avevamo pure amici maschietti e ci divertivamo.
Infatti ho letto che alla fine del ‘900 molti Cutresi emigrarono al nord (guarda sopra).
Eh, sì. Il lavoro incominciò a venire meno… Ma non so’ esattamente quando iniziò l’emigrazione, già verso gli anni 50 o 60. Infatti, ci sono molti Cutresi che sono andati in America, in Canada, in Germania.
Che giochi facevate? Dove vi riunivate?
Ci incontravamo con delle amiche di scuola, delle compagne, a turno. Facevamo i compiti una volta a casa mia, una volta a casa di un’altra compagna. Questo succedeva durante le scuole elementari, però anche durante le scuole medie, sì. Io e zia Anna abbiamo avuto soprattutto una compagna, Teresa Turrà, con cui giocavamo e facevamo i compiti assieme.
Ricordi com’erano questa casa e questa strada?
…Alberi. Questa zona veniva chiamata “Boscarello” proprio perché qui c’erano tanti alberi. E andare al “Rione UNRRA-Casas” per noi era come andare fuori città.
Ci sei mai stata?
No.
C’è anche il “Rione INA Casa”, inizio paese venendo da Catanzaro, con palazzine... per la gente che aveva più bisogno di case.
Ai tempi in cui eravamo ragazzi, che andavamo alle scuole elementari, erano sorti questi due villaggi. Il Rione UNRRA Casas era invece in direzione Crotone.
Ma che vuol dire UNRRA Casas? Penso che sia un acronimo (1).
In questo villaggio di case si davano le case a gente che ne aveva bisogno, infatti lì, ai miei tempi c’era un’assistente sociale, Quinta Petrucci, che è stata per diverso tempo ad assistere le famiglie povere.
Vorresti aggiungere qualcosa?
Sul paese? Giocavamo fuori con la corda per saltare, a campana. Poi un altro gioco bello era che c’erano cinque pietruzze, si iniziava lanciandone una e riprendendola, poi se ne lanciavano due e così via. Era un gioco di abilità. Non hai mai fatto questo gioco, vero? Era un nostro gioco, come le bambole di stracci che ci creavamo, o i maschietti si creavano i fucili di legno. Non passavamo il tempo chiusi in casa, avevamo una grande rete sociale. Si stava bene rimpiango quei tempi.
Grazie!
Ma figurati, prego. E’ stato un piacere!
(1) L'United Nations Relief and Rehabilitation Administration (UNRRA) era un'organizzazione internazionale con sede a Washington, istituita il 9 novembre 1943 per assistere economicamente e civilmente i Paesi usciti gravemente danneggiati dalla seconda guerra mondiale. L'Italia ne venne ammessa nel 1946 a seguito degli Accordi di Roma. In particolare, nel 1947 in Italia fu istituita l'UNRRA-CASAS (Comitato Amministrativo Soccorso Ai Senzatetto), per la ricostruzione di case a favore dei senzatetto.
LA GRANDE PARTITA A SCACCHI
Leonardo da Cutro, il cui vero nome era Giò Leonardo Di Bona, chiamato Il Puttino per via della sua bassa statura, era un campione nel gioco degli scacchi.
A Roma, nel 1560, sfidò il celebre scacchista spagnolo Ruy López de Segura, vescovo di Segura e perse. Leonardo ebbe la sua rivincita, il 12 agosto 1575, quando Filippo II di Spagna, il finanziatore dell’Invencible Armada, invitò alla sua corte i migliori scacchisti del regno, per un torneo. Oltre a López e a Leonardo da Cutro, parteciparono il siracusano Paolo Boi e lo spagnolo Alfonso Cerón. Il torneo fu vinto da Leonardo che ottenne di cambiare il premio di mille ducati con venti anni di esenzione dalle tasse e con il titolo di città per Cutro nel 1586. Questo fu il primo torneo di scacchi documentato della storia.
La sfida fu immortalata in una tela del pittore toscano Luigi Mussini ("Sfida scacchistica alla Corte di Spagna"), conservata presso il Monte dei Paschi di Siena. Ogni casa di Cutro che si rispetti ha una copia di questo dipinto esposta.
Nella piazza centrale v’è una scacchiera gigante a ricordare l’avvenimento. Ogni anno una partita a scacchi viventi ha luogo lì, ne parlerò più avanti.
CONCLUSIONE
Non sarà il massimo dello stile e non offrirà servizi a tutti, ma ognuno può permettersi il pane, avere un tetto sopra la testa e girare per le aree verdi. Luogo mio di origine, adoro tornare a Cutro ogni anno diverse volte all’anno per godermi la sua tranquillità e le sue tradizioni. Spero che tornerete per i prossimi articoli.
Prossima volta: Cibo e dialetto. (Alessandro Bruni)
21 aprile 2023