Il ponte sullo Stretto di Messina viene considerato da tutti come un’infrastruttura essenziale, non solo per il futuro dell’Italia, ma anche come polo logistico per l’Unione Europea.
L’idea di collegare la Sicilia al continente europeo ha origini molto antiche e risale al tempo dei Romani che, secondo alcune fonti, durante la prima guerra punica, hanno realizzato un ponte di barche e botti per trasportare dalla Sicilia centoquaranta elefanti.
Dopo l’Unità d’Italia, il progetto fu riconsiderato dal governo, ma il terremoto del 1908 ricordò a tutti la pericolosità sismica della zona. Negli anni successivi, sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui anche quella di un tunnel sottomarino. Ogni tentativo di realizzazione però è costoso, abbastanza ambizioso e problematico da realizzare. Le difficoltà principali sono dovute alle particolari condizioni ambientali: fondali marini molto profondi, forti correnti, traffico marittimo intenso, zona molto sismica e venti fortissimi. Inoltre, la costruzione andrebbe contro le normative nazionali e internazionali vigenti.
In questi mesi, il Governo presieduto da Giorgia Meloni, supportato dal possibile finanziamento dell’Unione Europea, sta riproponendo l’idea della realizzazione del ponte e il più motivato, sembra essere Matteo Salvini, attuale Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le motivazioni a sostegno di questo progetto sono varie, ma le principali riguardano il settore terziario, in quanto il ponte agevolerebbe i commerci e permetterebbe il passaggio dei treni ad alta velocità per collegare Palermo e Catania a Roma. Nonostante questo sia un obiettivo importante per il futuro dell’isola, non si devono dimenticare i rischi e l’impatto che la costruzione dell’opera avrebbe sull’ambiente e sulla vita degli abitanti messinesi. Questo ponte, in una zona a forte rischio sismico, potrebbe crollare improvvisamente; inoltre, impatterebbe su zone marine protette e a rischio, alterando gli ecosistemi. L’enorme infrastruttura dovrebbe collegare Punta Pezzo (Villa San Giovanni) e Ganzirri, sfruttando la zona di minima separazione tra la Sicilia e la Calabria e la profondità media non eccessiva di settantadue metri. Pertanto, l’indiscussa bellezza del panorama marino che si estende tra le due sponde di Scilla e Punta Faro sarebbe compromessa da una struttura artificiale, la cui fattibilità tecnica non è stata ancora dimostrata. Questo progetto, costerebbe all’Italia dagli 8 ai 10 miliardi di euro, con una durata di realizzazione prevista di 10 anni. Recentemente, studi scientifici del fondale hanno anche chiarito che l’area è fortemente sismica perché vicina ad una faglia ad alta pericolosità. Pertanto, il progetto finora più accreditato che prevedeva la costruzione di un ponte a campata unica è stato accantonato, in quanto l’ultima relazione del gruppo di lavoro del governo Draghi ha indicato come migliore soluzione possibile un ponte a tre campate.
Dati tutti i problemi ambientali, economici e tecnici, tante rimangono purtroppo le perplessità sulla realizzazione di un’infrastruttura che sarebbe l’unica al mondo nel suo genere. (Gianluca Giliberto)
5 gennaio 2023