MiA, 16 settembre 2024
«La Brihadâranyaka (significa: “grande deserto o foresta”) Upanishad (significa “sedersi vicino”) ce lo descrive (il dio creatore) come un morto cantore e come la personificazione della fame, cioè della volontà feroce di creare, della smania di uscire dal nulla e di «svolgere» l’universo, il che vuol dire: formare le immagini che costituiscono il mondo della nostra rappresentazione.
La via che un tal dio percorre dal nulla al mondo di Maya per creare e tessere il nostro mondo, esige un grande sforzo.
La filosofia ed i riti designano tale sforzo come sfregamento, cammino o sacrificio.
Soltanto per mezzo del sacrificio un dio può creare il mondo.
Questo sacrificio che agl’inizi della creazione è riservato esclusivamente agli dèi, s’impone più tardi anche agli uomini, e non solo agli uomini del mondo materializzato, ma anche a quelli che in forma di creature sonore precedettero l’umanità attuale.
Il sacrificio è il cammino dove s’incontrano gli dèi e gli uomini.
Per mezzo di tale sacrificio gli dèi si materializzano tessendo il mondo e, viceversa, gli uomini si spiritualizzano.
Ecco perché ogni cosa creata racchiude un dio, uno spirito o una forza; ed ogni uomo che si sottoponga al sacrificio ha la possibilità di disfare il velo tessuto dagli dei avvicinandosi al mondo divino.
Il sacrificio è il meccanismo o, più esattamente, l’organizzazione della forza che regola i rapporti fra cielo e terra. Nel mondo originariamente acustico il sacrificio rappresenta una forza sonora.
Gli dèi che tessono il velo ed i primi uomini (ancora incorporei) i quali disfano codesto velo, non eseguono alcun lavoro materiale, ma stanno cantando».
Marius Schneider
Il significato della musica
Milano
Rusconi
1970
p. 80 e 81.
Riflessione
Il canto spontaneo, autentico, sincero, non artefatto, ossia il nostro esser musica, la nostra autentica presenza acustica quotidiana, è il sacrificio che ri-crea e riequilibra la nostra dimensione corporea con quella spirituale, favorendo, molto probabilmente, la connessione terapeutica profonda con i nostri assistiti, riequilibrando vicendevolmente il corpo e lo spirito.
Giangiuseppe Bonardi
16 settembre 2024