Autore: Paolo Mantegazza
Anno di Pubblicazione: 1869
Editore: G. Brigola, Milano
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Potrebbe stupirsi il lettore che si imbatta, nelle prime pagine dei Profili e paesaggi di Sardegna, in un commento di Paolo Mantegazza su quella che oggi rappresenta una delle più amate mete turistiche d'Europa: «Io ho viaggiato gran parte del nostro pianeta e ho portato il piede in regioni quasi ignote a calcagno europeo: eppure ho trovato in questa italianissima nostra isola molte cose nuove, e belle e originali; e più d'una volta coi miei cari compagni di viaggio ho dovuto esclamare in coro: Oh perchè mai gli Italiani ignorano queste bellezze della loro patria? Oh perchè mai non vi portano i loro occhi per ammirare, le loro braccia per lavorare, il loro oro per raddoppiarlo?».
Mantegazza, deputato alla camera del Regno d'Italia, partecipò nel 1869 alla commissione d'inchiesta presieduta da Agostino Depretis sulle condizioni economiche e sociali dell'isola. Durante il viaggio a seguito della commissione parlamentare, e accompagnato, tra gli altri, da Quintino Sella, raccolse gli appunti che avrebbero dato vita a Profili e paesaggi di Sardegna. Il noto scienziato positivista era diventato deputato nel 1865, eletto tra le fila dei liberali. Nel parlamento di Firenze capitale preferiva però sedersi tra i banchi della Destra storica, di cui avallava il progetto di porre fine alla questione con lo Stato pontificio. A partire dal 1876 si sarebbe politicamente convertito alla Sinistra storica.
L'opera Profili e paesaggi di Sardegna conta cinque capitoli, più una curiosa e conviviale nota conclusiva sul «porchetto dei Sardi».
Nel primo capitolo, sulla geografia di Sardegna, vengono descritte le città di Cagliari e Sassari, «gemme rivali»: la prima «ha più pittoresca posizione e s'adagia in un panorama più grandioso», «è più severa, più accigliata e più sporca»; la seconda «è più lieta e si circonda di più amena cornice di colli e di oliveti», «è più vivace, più rumorosa, più pulita».
Il secondo capitolo descrive aspetti naturalistici, etnografici ed enogastronomici. Su questi ultimi, non può che far sorridere un discutibile commento sull'attitudine al bere: «I Sardi son quasi astemii, tanto son temperanti nel bere; ma sono invece ghiottoni».
Il terzo capitolo è dedicato ai proverbi; il quarto alla poesia; il quinto alle malattie endemiche, alla demografia e a «chi debba salvare la Sardegna». Qui la "paternalistica" ricetta del Mantegazza politico è ben chiara: «povero quel paese, che dopo aver conquistata la propria libertà, affida tutte le proprie speranze al governo […]. La Sardegna può bastare a sé stessa, purché il voglia; deve salvare sé stessa purché a sé stessa il comandi […]; agli italiani delle altre provincie tocca poi il circondare quell'isola bella e infelice del loro caldo affetto; al Parlamento, al Governo tocca aprire più larga vena che faccia la sorella lontana membro vivo e caldo dell'organismo italiano». Ma prima occorre combattere una grave "malattia": l'«inerzia, antica consuetudine dei Sardi».
I risultati dell'inchiesta parlamentare non furono mai pubblicati, ma, com'è facile intuire, il libro di Mantegazza innescò una vivace polemica, che vide protagonisti politici e intellettuali del calibro di Ottone Bacaredda, Efisio Mesina e Gavino Fara.
Busto marmoreo di Paolo Mantegazza.
Giovanni Battista Tassara, ritratto di Paolo Mantegazza (1873-1874), Licenza metadati: CC-BY 4.0 Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata [https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100133989]