Stampa tratta dal giornale Milano e l'esposizione, disegno di Giuseppe Cosenza
Anno di Pubblicazione: 1881
Editore: Stabilimento tipografico letterario fratelli Treves, Milano
Il 5 maggio 1881, a mezzogiorno in punto, re Umberto I e la regina Margherita, accompagnati dall'erede Principe di Napoli e dal Duca d'Aosta, scendevano dalla carrozza tra ali di folla festante e accolti dalle note trionfali della Marcia reale. Quel giorno si inaugurava a Milano l'Esposizione nazionale italiana.
La coppia reale avrà certamente sostato per una pausa di ristoro all'elegante Caffè-ristorante Panighi, nell'antico Salone dei Giardini pubblici. I portici situati nei pressi del Caffè ospitavano l'esposizione delle Arti liberali. Se i reali si fossero avventurati fino alla sala degli strumenti chirurgici, sarebbero probabilmente incappati nell'appartato gabinetto dedicato alle conservazioni cadaveriche. Qui erano esposti i preparati anatomici di Efisio Marini, il pietrificatore.
Dopo la laurea in medicina, ottenuta a Cagliari nel 1859, e quella in scienze naturali, ottenuta a Pisa nel 1861, Marini divenne assistente al Museo di storia naturale della Regia Università di Cagliari, diretto da Patrizio Gennari. Qui si dedicò alla paleontologia e allo studio dei processi naturali di fossilizzazione. È del 1861 la pubblicazione Idee di paleontologia generale, dove descrive i fossili rinvenuti nelle escursioni alla Sella del Diavolo e nei dintorni di Elmas.
Dallo studio della paleontologia derivò la sperimentazione di metodiche in grado di arrestare i processi di decomposizione e degradazione della materia organica, attraverso la fossilizzazione artificiale dei reperti o pietrificazione.
A partire dal 1862 la notorietà del preparatore cagliaritano iniziò a varcare i confini nazionali: le sue opere furono esposte alla Grande esposizione di Londra e presentate al biologo e paleontologo Richard Owen.
Negli anni successivi fu più volte a Parigi, dove nel 1867 presentò all'imperatore Napoleone III i suoi lavori, compreso un bizzarro tavolino formato da materia encefalica umana, fegato, polmoni, vertebre, sangue e bile, contornato da quattro orecchie e, al centro, un piede di fanciulla. L'imperatore avrebbe insignito Marini della Legion d'onore per i suoi meriti scientifici, e Marini, per ringraziarlo, gli fece dono del tavolino. La descrizione del singolare reperto fu bubblicata su The Lancet nel 1878, in una nota dal titolo A human table. Oggi il tavolino è conservato al Musée d'Histoire de la Médicine dell'Università Paris-Descartes, mentre una copia sorella, che possiamo ammirare al Museo dell'Istituto di anatomia dell'Università di Napoli, venne presentata al pubblico in occasione dell'Esposizione nazionale di Milano e raffigurata dal disegnatore Giuseppe Cosenza nella stampa qui riprodotta.
Nel frattempo, a Cagliari, Marini ricevette dall'amministrazione comunale l'incarico della conservazione delle spoglie dello storico Pietro Martini. Non fu un rapporto facile quello di Marini con la propria città: nell'immaginario collettivo si era consolidato un clima di forte ostilità, alimentato da inquietudini e superstizioni. Forse anche a causa di queste, e della mancata stabilizzazione accademica, chiese e ottenne il trasferimento a Napoli nel 1868. Qui, due anni dopo, i suoi preparati furono sottoposti all'esame di una commissione scientifica nominata dal Ministero dell'Istruzione e presieduta dall'allora Rettore Salvatore Tommasi. Il giudizio fu lusinghiero.
Nella modesta casa partenopea Marini allestì un laboratorio, dove continuò a praticare l'attività di imbalsamatore fino alla morte, sopraggiunta il 10 settembre 1900. Grazie a una donazione della figlia Rosa, molti dei suoi singolari reperti sono oggi custoditi al Museo anatomico di Napoli.
Tavolino realizzato con parti anatomiche. Tratto da: Pietrificazioni di Efisio Marini (disegno di G. Cosenza)