Sulla origine delle specie per elezione naturale ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza. Traduzione italiana col consenso dell'autore sulla sesta edizione inglese per cura di Giovanni Canestrini
Autore: Charles Darwin
Traduzione: Giovanni Canestrini
Anno di Pubblicazione: 1875
Editore: Unione tipografico editrice torinese, Torino
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La prima edizione dell'Origin of species fu stampata a Londra nel 1859, per i tipi di Murrey, in 1250 copie, che furono vendute in un solo giorno. L'opera, concepita come sintesi di un progetto ben più vasto, proponeva un'innovativa soluzione al problema dell'evoluzione, portando a compimento l'ultraventennale rielaborazione delle intuizioni giovanili di Charles Darwin sulla selezione naturale.
L'impianto della teoria, fondato su meccanismi selettivi legati a fenomeni contingenti, mutava radicalmente la prospettiva sulla realtà naturale, mettendo in discussione non solamente la fissità delle specie, ma anche e soprattutto le dinamiche causali dei processi evolutivi e di speciazione. Il tema, dalle profonde implicazioni filosofiche e teologiche, fu in grado di scatenare un confronto senza precedenti nella storia della scienza. Lo scontro sarebbe stato fatalmente impostato su pregiudizi ideologici e dogmatismi, da cui Darwin prese prudentemente le distanze. Mantenne grande riserbo sulle proprie convinzioni religiose e non partecipò in alcun modo al dibattito su questioni teologiche. Prevedendo le possibili reazioni, attese prudentemente dodici anni dall'uscita dell'Origin prima di discutere il tema dell'evoluzione dell'uomo nel Descent of man.
L'evoluzione per selezione naturale forniva una spiegazione della comparsa delle novità adattative e dell'origine delle specie che non prevedeva interventi di natura divina o processi finalistici. La visione teistica del mondo naturale, frutto di un meravigioso disegno dove regnano bellezza e armonia, idealizzata da William Paley nella Teologia naturale, doveva contrapporsi a una più dolorosa realtà, governata dal disordine, dal caso e dalla cruenta competizione tra individui e tra specie. Come scrisse Darwin in una lettera indirizzata ad Asa Gray il 22 maggio del 1860: «Io non riesco a convincermi che un Dio benefico e onnipotente possa aver deliberatamente creato gli Ichneumonidae con la chiara intenzione di farli nutrire dei corpi vivi dei bruchi». Gli icneumonidi sono una vasta famiglia di imenotteri che depongono le uova sul corpo degli individui parassitati. Quando le uova si schiudono, le larve divorano lentamente il corpo dell'ospite, il cui sistema nervoso viene paralizzato.
Darwin era consapevole dell'ambiguità del termine selection, che prestava il fianco alla prospettiva di una scelta cosciente o di un disegno. Nella terza edizione dell'Origin discusse il problema, ribadendo l'assenza di una forza attiva e direzionale nei meccanismi di selezione. Nei suoi lavori utilizzò largamente l'espressione spenceriana sopravvivenza del più adatto, a sua volta connessa con la lotta per l'esistenza, derivata da Lyell e prima ancora adottata da Thomas Robert Malthus. Prese però le distanze dalla concezione di Spencer dell'evoluzione come tendenza al progresso.
È singolare che Darwin, padre della teoria dell'evoluzione, non amasse particolarmente il termine evolution, che poteva sottendere alla tendenza verso un progressivo miglioramento. Nella prima edizione dell'Origin fu utilizzato in una sola occasione, come ultima parola del libro, e in forma di verbo (evolved). Darwin preferì utilizzare termini quali trasmutazione, mutamento, discendenza con modificazioni. Il termine evolution sarebbe stato largamente utilizzato da Darwin solo a partire dalla pubblicazione del Descent of man.
Nel 1864, per i tipi di Zanichelli, venne pubblicata a Modena la prima traduzione dell'Origin in Italiano, dal titolo Sull'origine delle specie per elezione naturale. Ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza. La traduzione era basata sulla terza edizione inglese del volume e curata da Giovanni Canestrini e Leonardo Salimbeni. Canestrini ne curò il rigore scientifico, mentre Salimbeni si concentrò maggiormente sulla traduzione. I due curatori si rifecero all'edizione francese, di cui sono note le fuorvianti interpretazioni, ma, malgrado i vari errori di traduzione, riuscirono a compiere proficuamente l'impresa.
Nel titolo e nell'opera non compare il termine selezione che all'epoca non era presente nel dizionario italiano. Era invece in uso la parola elezione: scelta compiuta per un libero atto di volontà. Nel 1872 la voce selezione venne introdotta per la prima volta nel quarto volume del Dizionario della lingua italiana, con la denigratoria definizione dei curatori Bernardo Bellini e Niccolò Tommaseo: «Selezione: s.f. selectio, aureo. Voce con cui gli scienziati della bestialità e del pantano, per negare la libertà umana, la affermano consentendola a tutte le cose. Dicono che l’uomo e ogni cosa si vennero creando per selezione da sé; ma non spiegano come codesta affinità elettiva si concili con la necessità che essi vorrebbero universale tiranna».
Il termine elezione fu conservato anche nella seconda seconda edizione italiana dell'Origin of species (1875), qui in esposizione. La seconda edizione, basata sulla sesta edizione originale, fu sempre curata da Canestrini ma edita dall'Unione tipografico editrice torinese. La Zanichelli, negli anni successivi alla pubblicazione della prima edizione italiana dell'Origine delle specie, aveva dato alle stampe le opere di Giovanni Giuseppe Bianconi, zoologo schierato su posizioni avverse alla derivazione umana da antenati scimmieschi e che ammetteva una creazione speciale indipendente per la nostra specie. Canestrini, non condividendo la scelta editoriale, decise di cambiare casa editrice.
Albero filogenetico. Tratto da: Darwin C. R. 1875. Sulla origine delle specie per elezione naturale ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza. Traduzione italiana col consenso dell'autore sulla sesta edizione inglese per cura di Giovanni Canestrini. Unione tipografico editrice torinese, Torino. P. 104.